Un vecchio tweet riemerge nel Primo Maggio: Salvini voleva un salario minimo legale. Oggi lo osteggia. Il Movimento 5 Stelle lo accusa: “I lavoratori non sono propaganda”
Nel giorno dedicato alla celebrazione del lavoro e dei diritti di chi lo esercita, torna virale un tweet di Matteo Salvini risalente all’11 gennaio 2018. Un post chiaro, inequivocabile:
“Introdurremo per legge un minimo di stipendio sotto il quale non si può andare. Due/tre euro l’ora non è lavoro, è schiavismo!”
Parole forti, che oggi suonano clamorosamente in contraddizione con la linea tenuta dal vicepremier e leader della Lega negli ultimi anni, durante i quali ha sistematicamente ostacolato ogni proposta parlamentare per introdurre un salario minimo legale in Italia.
Dalla denuncia dello “sfruttamento” al silenzio sul salario minimo
Nel 2018 Salvini sembrava perfettamente consapevole del problema: pagare due o tre euro l’ora non è lavoro, è sfruttamento, dichiarava, chiedendo una soglia salariale sotto cui non si potesse scendere. Una posizione condivisa da milioni di italiani, specialmente da chi lavora in settori dove il sottosalario è la norma: logistica, ristorazione, agricoltura, servizi.
Eppure, oggi, al governo con Giorgia Meloni, Salvini non solo non ha mai portato avanti quella proposta, ma ha più volte attaccato chi cerca di introdurla, liquidando la battaglia per il salario minimo come ideologica o “assistenzialista”.
Il M5S: “Il lavoro non è propaganda, è dignità”
A denunciare la contraddizione è la senatrice del Movimento 5 Stelle Anna Bilotti, che nel suo intervento per il Primo Maggio ha ribadito l’urgenza della misura:
> “Il lavoro deve essere un diritto, non un privilegio. In Italia troppi sono ancora intrappolati in contratti da fame. Il salario minimo serve a combattere il lavoro povero e a restituire dignità a milioni di persone”.
Bilotti ha puntato anche l’attenzione sul dramma della sicurezza: “In questo Paese si continua a morire di lavoro. E chi difende un sistema basato su precarietà e sfruttamento si rende complice di questa realtà”.
Contraddizione o convenienza?
Il tweet del 2018 è un documento che pesa. Dimostra che, almeno in passato, anche Salvini riconosceva che una paga di pochi euro l’ora è inaccettabile. Cos’è cambiato da allora? Le condizioni dei lavoratori no, anzi sono peggiorate. A cambiare, forse, è stato solo il posizionamento politico.
Una cosa è certa: mentre nel 2018 Salvini prometteva, oggi blocca ogni tentativo di approvare una legge che tuteli chi lavora. E chi lo fa non per slogan, ma per vivere.

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Conclusione
Nel 2025 il tema del salario minimo è più attuale che mai. In un Paese dove i lavoratori poveri sono ormai milioni, le contraddizioni tra ciò che si dice e ciò che si fa non possono più passare inosservate. I tweet non bastano: servono coerenza, rispetto e azioni concrete.



















