25 aprile, Riccardo Ricciardi umilia mezzo Parlamento e il Governo, le parole forti – VIDEO

Roma – Un intervento acceso, commosso e vibrante quello tenuto da Riccardo Ricciardi, deputato del Movimento 5 Stelle, alla Camera dei Deputati in vista delle celebrazioni per il 25 aprile, Festa della Liberazione. Un discorso che ha colpito e, per certi versi, messo in imbarazzo l’Aula, denunciando senza mezzi termini la retorica che invita a ricordare la Resistenza in modo “sobrio”.

“Vorrei parlare con chi ha scritto che si debba festeggiare il 25 aprile in maniera sobria”, ha esordito Ricciardi, “perché vorrei capire cosa aveva in mente. Pensa forse che quando sarò a Sant’Anna di Stazzema, davanti alla tomba della famiglia Tucci, dovrei ricordare in silenzio, con moderazione?”

Il parlamentare ha evocato la strage nazifascista del 1944 e la storia della famiglia dell’ufficiale di Marina Antonio Tucci, rifugiatosi a Stazzema con la moglie e otto figli nella speranza di trovarvi salvezza. Al ritorno, trovò solo i loro corpi trucidati. “Secondo voi non è già sobria, profondamente sobria, la memoria di un uomo che ha perso tutto in un giorno solo?”, ha incalzato Ricciardi.

Ha poi portato nel dibattito la propria esperienza personale, ricordando il 10 aprile, giorno della liberazione della sua terra, Massa, e la morte del partigiano Naldo Pegollo, colpito dall’ultimo colpo di cannone sparato da La Spezia mentre correva a festeggiare la fine dell’occupazione.

“Per noi è il giorno della rinascita, per lui fu il giorno della morte. Pensate davvero che quando lo ricordiamo non sia con dolore, con la dignità che si deve a chi ha sofferto e lottato?”.

Ma è sul terreno più politico che Ricciardi ha alzato il tono dello scontro, denunciando la deriva relativista che tende a equiparare tutti i totalitarismi senza prendere una posizione netta:

“Il 25 aprile è divisivo, sì. È divisivo per chi non ha il coraggio di dire: io sono antifascista. È divisivo per chi si rifugia dietro formule ambigue e non ha l’onestà di prendere posizione”.

Il deputato pentastellato ha poi rivolto un pensiero agli ultimi partigiani ancora in vita, ricordando che spetta alle nuove generazioni raccogliere il loro testimone e custodire la memoria della Resistenza.

Il passaggio più potente del discorso è arrivato sul finale, quando Ricciardi ha citato le parole di Piero Calamandrei in risposta al generale nazista Kesselring, che chiedeva un monumento in Italia:

“Lo avrai, camerata Kesselring, il tuo monumento… ma con su scritto: Ora e sempre Resistenza”.

Con gli occhi lucidi e la voce rotta dall’emozione, Ricciardi ha chiuso con un augurio che è sembrato anche una sfida:

“Auguro buon 25 aprile a tutti. Anche a chi, purtroppo, lo vive ancora come una sconfitta. Urlare ‘Ora e sempre Resistenza’ è una medicina. E credetemi, si vive meglio”.

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Conclusione

Il discorso di Ricciardi non è stato solo un intervento parlamentare: è stato un atto di memoria collettiva e un richiamo politico potente. In un’epoca in cui si tenta spesso di annacquare i significati profondi delle ricorrenze civili, le sue parole hanno restituito al 25 aprile la forza che merita: quella di una festa dolorosa ma necessaria, che parla di libertà conquistata, di coraggio civile e di responsabilità storica. E che, ancora oggi, ci interroga su quale parte della storia vogliamo stare.
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