Addio ad Emma Bonino, se ne va un pezzo di storia della Politica – Ecco cosa è accaduto

Emma Bonino è morta a 78 anni. Si spegne una delle figure più riconoscibili e longeve della politica italiana, protagonista per oltre mezzo secolo delle battaglie radicali, dei diritti civili, dell’impegno europeista e delle campagne internazionali per i diritti umani.

La notizia arriva dopo giorni di grande apprensione per le sue condizioni di salute. Domenica 7 settembre Bonino era stata trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito di Roma per una grave crisi respiratoria. Il 10 settembre era uscita dalla terapia intensiva ed era stata trasferita in una struttura privata dopo un consulto tra il medico curante e gli specialisti dell’ospedale. Le fonti mediche avevano però sottolineato che la situazione clinica restava delicata.

Con la sua scomparsa se ne va una donna che ha attraversato da protagonista stagioni profondamente diverse della Repubblica. Deputata, senatrice, vicepresidente del Senato, parlamentare europea, commissaria europea e ministra degli Esteri, Bonino ha costruito una carriera politica che è andata ben oltre i confini dei Radicali. Ma sono soprattutto le sue battaglie, spesso iniziate quando erano ancora minoritarie e impopolari, a rappresentarne l’eredità più profonda.

Una vita politica cominciata dalle battaglie radicali

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Emma Bonino si laureò in Lingue e letterature straniere alla Bocconi di Milano. L’incontro con il mondo radicale avrebbe cambiato per sempre la sua vita.

Negli anni Settanta entrò nel Partito Radicale e nel 1975 fondò il Cisa, il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto. Erano anni nei quali parlare pubblicamente di interruzione volontaria di gravidanza significava affrontare uno scontro sociale, culturale e giudiziario durissimo. Bonino scelse la disobbedienza civile e quella battaglia le costò anche il carcere.

Nel 1976, a soli 28 anni, entrò per la prima volta alla Camera dei deputati. Da quel momento la politica italiana avrebbe imparato a conoscere quella figura minuta ma determinata, capace di portare nelle istituzioni temi che spesso la politica tradizionale preferiva evitare.

L’aborto, il divorzio e i diritti civili

La storia di Emma Bonino è inseparabile dalla stagione delle grandi battaglie civili italiane.

Aborto, divorzio, libertà individuali, obiezione di coscienza, antiproibizionismo, diritti dei detenuti, pena di morte e fine vita: il radicalismo di Bonino ha attraversato decenni di trasformazioni della società italiana.

Non tutte le sue posizioni hanno raccolto consenso e molte hanno prodotto scontri durissimi. Ma proprio questa disponibilità a sostenere cause controverse, senza modificarle sulla base della convenienza elettorale del momento, è diventata uno dei tratti più riconoscibili della sua figura pubblica.

Ancora nel maggio 2026, ricordando Marco Pannella, Bonino osservava come diverse battaglie radicali sui diritti fossero ancora incomplete, citando il fine vita, le carceri e l’antiproibizionismo.

Il rapporto irripetibile con Marco Pannella

Accanto al nome di Emma Bonino ce n’è inevitabilmente un altro: Marco Pannella.

Insieme hanno scritto una parte importante della storia radicale italiana, pur attraversando anche momenti di profonda distanza personale e politica.

Bonino aveva ricordato recentemente quel rapporto con parole molto intense, definendo Pannella una persona che aveva segnato la sua vita “come nessun altro”. Negli ultimi anni della vita del leader radicale i rapporti tra i due si erano incrinati, una rottura che Bonino aveva raccontato come dolorosa e mai completamente compresa.

Al di là delle divergenze finali, il loro sodalizio resta una delle esperienze politiche più singolari della Prima e della Seconda Repubblica: campagne referendarie, scioperi della fame, disobbedienza civile e una concezione della politica nella quale il diritto individuale veniva posto al centro dell’azione pubblica.

Dall’Italia all’Europa

Bonino comprese molto presto che il suo spazio politico non poteva fermarsi ai confini italiani.

Fu eletta al Parlamento europeo già nel 1979 e negli anni successivi costruì una dimensione internazionale che sarebbe diventata centrale nella sua carriera.

Tra il 1994 e il 1999 ricoprì l’incarico di commissaria europea, occupandosi anche di aiuti umanitari e delle grandi crisi internazionali di quegli anni. Fu particolarmente impegnata nelle emergenze africane successive al genocidio in Ruanda e nei conflitti nei Balcani.

Per Bonino l’Europa non era soltanto un’alleanza economica. Per tutta la vita sostenne un processo di integrazione politica più profondo, fino alla prospettiva federalista degli Stati Uniti d’Europa.

Ancora negli ultimi anni continuava a chiedere una politica estera europea realmente comune, sostenendo che senza una maggiore integrazione l’Unione sarebbe rimasta troppo debole davanti alle grandi crisi internazionali.

L’impegno internazionale e i diritti umani

La politica estera rappresentò uno dei grandi fili conduttori della sua attività.

Bonino si occupò di Africa, Medio Oriente, Balcani, diritti delle donne, fame nel mondo e giustizia internazionale. Studiò anche l’arabo al Cairo, cercando di approfondire direttamente culture e realtà con cui la politica europea doveva confrontarsi.

Quella dimensione internazionale contribuì a renderla una delle personalità politiche italiane maggiormente conosciute fuori dal Paese.

La sua concezione dei diritti aveva infatti una dimensione universale: la libertà individuale, nella visione radicale di Bonino, non poteva cambiare valore a seconda del passaporto, della religione o del luogo di nascita.

Da commissaria europea a ministra della Repubblica

Alla lunga militanza radicale si affiancarono incarichi istituzionali di primo piano.

Dopo l’esperienza alla Commissione europea, Bonino entrò nel secondo governo Prodi come ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee, incarico ricoperto dal 2006 al 2008.

Eletta successivamente al Senato, ne divenne anche vicepresidente.

Nel 2013 arrivò uno degli incarichi più prestigiosi della sua carriera: il presidente del Consiglio Enrico Letta la nominò ministra degli Affari Esteri.

Era il riconoscimento istituzionale di una vocazione internazionale coltivata per decenni.

Quella candidatura popolare al Quirinale

Il nome di Emma Bonino è stato più volte associato anche alla Presidenza della Repubblica.

Particolarmente significativa fu la mobilitazione del 1999, quando nacque una vera e propria candidatura popolare per portarla al Quirinale. Alla fine venne eletto Carlo Azeglio Ciampi, ma da quel momento il nome di Bonino sarebbe riemerso più volte in occasione delle successive elezioni presidenziali.

Non arrivò mai al Colle, ma il fatto che il suo nome sia stato ripetutamente proposto testimonia una considerazione che nel corso degli anni era riuscita ad andare oltre il peso elettorale delle formazioni politiche nelle quali militava.

La Lista Bonino e quel sorprendente 8,5%

Uno dei momenti elettoralmente più significativi arrivò nel 1999.

Alle elezioni europee la Lista Bonino ottenne circa l’8,5% dei voti, un risultato straordinario per una formazione radicale e fortemente legata al nome della sua leader.

Fu probabilmente il momento nel quale la popolarità personale di Bonino trovò la sua espressione elettorale più evidente.

La sua storia politica, però, non sarebbe mai stata quella di una leader tradizionale alla ricerca esclusiva del consenso. Molte delle sue battaglie venivano portate avanti anche quando apparivano destinate a essere minoritarie.

La nascita di +Europa e l’ultima stagione politica

Negli ultimi anni Bonino è stata anche tra le protagoniste della nascita di +Europa, formazione politica che ha cercato di raccogliere l’eredità liberale, radicale ed europeista in una nuova fase della politica italiana.

Nemmeno l’età e la malattia l’avevano allontanata completamente dal dibattito pubblico.

Continuava a intervenire sull’Europa, sulle libertà civili, sulla politica internazionale e sulle riforme, mantenendo quella nettezza di giudizio che aveva caratterizzato tutta la sua carriera.

La lunga battaglia contro il tumore

Accanto alle battaglie politiche ce n’è stata, negli ultimi undici anni, una profondamente personale.

Nel 2015 Emma Bonino annunciò di avere un microcitoma polmonare, una forma aggressiva di tumore. Affrontò un lungo percorso terapeutico senza abbandonare l’attività pubblica.

Dopo otto anni di terapie, nel 2023 aveva annunciato la conclusione positiva dei trattamenti.

Anche la malattia venne affrontata pubblicamente con il linguaggio che le era proprio. Per Bonino, l’impegno politico non era qualcosa da cui ritirarsi semplicemente perché la vita diventava più difficile.

Negli ultimi anni si erano tuttavia susseguiti diversi problemi di salute, in particolare di carattere respiratorio.

Gli ultimi giorni e il ricovero a Roma

Domenica 7 settembre 2026 le sue condizioni si erano nuovamente aggravate.

Bonino era stata trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito di Roma a causa di una crisi respiratoria. Le sue condizioni erano state definite gravi, anche se inizialmente era stata indicata come vigile.

Il 10 settembre era arrivata una notizia che aveva fatto sperare: l’uscita dalla terapia intensiva e il trasferimento in una struttura privata, deciso dopo un consulto tra il medico curante Claudio Santini e gli specialisti del Santo Spirito.

Il bollettino, tuttavia, continuava a parlare di una situazione clinica delicata e i familiari avevano chiesto massimo riserbo.

Ora la notizia della morte chiude una storia personale e politica durata quasi ottant’anni.

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Una donna capace di dividere senza diventare irrilevante

Emma Bonino non è mai stata una figura neutrale.

Ha diviso, provocato, contestato e costretto avversari e alleati a confrontarsi con argomenti che spesso avrebbero preferito rinviare.

Molte delle sue posizioni sono state duramente combattute. Altre, inizialmente considerate radicali, sono entrate con il passare degli anni nel dibattito politico ordinario o sono diventate conquiste consolidate della società italiana.

Ed è forse proprio qui che si trova una parte importante della sua eredità: nella capacità di trasformare battaglie minoritarie in questioni nazionali.

Addio Emma, oltre mezzo secolo di battaglie

Dalla giovane militante radicale degli anni Settanta alla ministra degli Esteri, dalla disobbedienza civile alle istituzioni europee, dalle campagne per aborto e divorzio alle battaglie contro la pena di morte e per i diritti umani, Emma Bonino ha attraversato più di cinquant’anni di storia italiana senza rinunciare alla propria identità politica.

Si poteva essere d’accordo o in totale disaccordo con lei. Ed è accaduto spesso, anche duramente. Ma ignorarla era molto più difficile.

La sua storia resta legata a quella di Marco Pannella, del radicalismo italiano, dell’europeismo e di una stagione nella quale una piccola forza politica riuscì, attraverso referendum, campagne nonviolente e disobbedienza civile, a incidere su alcuni dei grandi cambiamenti della società italiana.

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