Addio al famoso giornalista italiano – Ecco chi ci ha lasciati poco fa – La tragica notizia

È morto proprio nel giorno del suo 90esimo compleanno. Dalla lunga collaborazione con La Nuova Sardegna alla passione per l’Olbia Calcio, dalla scuola alle tradizioni cittadine: una vita trascorsa a custodire e raccontare la memoria della sua comunità

Il giornalismo sardo è in lutto per la scomparsa di Giovanni Canu, storico cronista di Olbia e per decenni collaboratore de La Nuova Sardegna. Una figura profondamente legata alla città, che aveva raccontato attraverso il giornale seguendone trasformazioni, sport, tradizioni, scuola e vita quotidiana.

Canu è morto proprio il 19 agosto 2026, giorno in cui compiva 90 anni. Una coincidenza che rende ancora più particolare e doloroso il momento dell’addio per la famiglia e per quanti lo avevano conosciuto nel corso di una vita lunghissima e ricca di esperienze.

Con lui scompare non soltanto un giornalista, ma uno dei testimoni di una Olbia molto diversa da quella contemporanea: una città che Canu aveva visto crescere e cambiare radicalmente e della quale aveva conservato per decenni storie, personaggi e tradizioni.

Nato nel 1936, quando Olbia si chiamava ancora Terranova

Giovanni Canu era nato il 19 agosto 1936 in via Olbia, in un’epoca in cui la città portava ancora il nome di Terranova.

La sua storia personale attraversa così quasi un secolo di cambiamenti sociali e culturali. Il suo rapporto con Olbia sarebbe diventato indissolubile, ma durante l’infanzia la vita lo aveva portato anche molto lontano dalla Sardegna.

Da bambino si trasferì infatti con la famiglia ad Asmara, in Eritrea, allora colonia italiana. Un’esperienza conclusasi quando aveva dodici anni, con il ritorno nell’Isola.

Dopo gli studi superiori intraprese il percorso universitario e successivamente si dedicò anche all’insegnamento.

Professore e cronista: il giornalismo iniziato nel 1956

Canu insegnò lettere per diversi anni alla scuola media Ettore Pais. Ma parallelamente cresceva quella passione per il racconto della realtà locale che sarebbe diventata una delle costanti della sua esistenza.

La collaborazione con La Nuova Sardegna iniziò addirittura nel 1956, quando Canu aveva appena vent’anni.

Da allora il suo nome sarebbe diventato familiare a generazioni di lettori olbiesi.

Il giornalismo locale, soprattutto negli anni in cui Canu iniziò a esercitarlo, significava vivere quotidianamente la comunità: conoscere le persone, frequentare le strade e le associazioni, seguire le manifestazioni, lo sport, le scuole, le feste religiose.

Canu divenne così una sorta di archivio vivente della città.

Una vita professionale ben oltre il giornalismo

Il giornale non rappresentò però l’unica attività professionale della sua vita.

Giovanni Canu lavorò a lungo anche nella rivendita di ricambi automobilistici De Luca di via Mameli. E continuò a collaborare con l’attività fino a circa due anni prima della morte.

Un particolare che restituisce l’immagine di un uomo rimasto attivo fino a un’età molto avanzata.

La sua vita professionale si sviluppò quindi tra mondi differenti: l’insegnamento, il commercio e soprattutto il giornalismo. Esperienze diverse, unite dal contatto continuo con le persone e con la comunità olbiese.

Il grande amore per il calcio e la maglia dell’Olbia

Tra le passioni che accompagnarono Giovanni Canu per tutta la vita ce n’era una particolarmente forte: il calcio.

Prima ancora di raccontarlo da cronista, Canu lo aveva vissuto personalmente sul campo.

Da giovane aveva infatti indossato la maglia bianca dell’Olbia Calcio. Una passione che successivamente trasferì sulle pagine del giornale, raccontando per anni le stagioni, le vittorie, le sconfitte e le vicende dell’Olbia e del Tavolara.

Per molti lettori, i suoi articoli sportivi rappresentarono un appuntamento con il racconto di un calcio profondamente legato al territorio, distante dalle dimensioni industriali del grande professionismo e ancora costruito attorno al rapporto diretto tra squadra, tifosi e città.

Non solo sport: San Simplicio, scuola e tradizioni di Olbia

Limitare il lavoro di Canu alla cronaca sportiva, però, significherebbe raccontarne soltanto una parte.

Il giornalista seguiva infatti molti degli avvenimenti che scandivano la vita cittadina.

Tra questi c’erano le celebrazioni dedicate a San Simplicio, uno degli appuntamenti identitari più importanti per Olbia, il mondo della scuola e le antiche tradizioni locali.

Attraverso decenni di articoli, Canu contribuì quindi a creare una vera memoria giornalistica della comunità.

Le cronache locali assumono un valore particolare proprio con il trascorrere degli anni: fatti che nel momento in cui vengono raccontati possono sembrare ordinari diventano, a distanza di decenni, documenti fondamentali per ricostruire l’identità e l’evoluzione di una città.

Ed è anche in questo senso che il lavoro di Giovanni Canu acquista oggi un significato ancora maggiore.

Una Olbia completamente trasformata sotto i suoi occhi

Il cronista nato nel 1936 aveva conosciuto una Olbia profondamente diversa da quella attuale.

Nel corso della sua vita aveva assistito alla trasformazione economica e urbanistica della città, alla crescita demografica, allo sviluppo della Gallura e al progressivo consolidamento del territorio come uno dei principali poli turistici della Sardegna.

Il giornalista aveva attraversato tutto questo mantenendo un legame particolare con la dimensione più autenticamente locale.

Non soltanto i grandi avvenimenti, quindi, ma le persone, le associazioni, le squadre sportive, le celebrazioni religiose e il mondo scolastico.

È proprio questo patrimonio di memoria a rendere particolarmente sentita la sua scomparsa.

L’ultimo saluto e la famiglia

Giovanni Canu lascia la moglie Marisa Uglietta, i figli Alessandra, Mara e Gianluca e numerosi nipoti.

I funerali sono stati celebrati nella chiesa di San Paolo, dove familiari, amici e cittadini hanno potuto rivolgergli l’ultimo saluto.

Se ne va così un uomo che aveva trascorso gran parte della propria esistenza osservando e raccontando Olbia.

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Addio a una memoria storica della città

La morte di Giovanni Canu rappresenta la perdita di una figura appartenente a una generazione di cronisti per i quali il giornalismo locale era prima di tutto presenza sul territorio.

Una vita iniziata nella Olbia degli anni Trenta, passata attraverso l’esperienza dell’infanzia ad Asmara e proseguita tra insegnamento, lavoro, calcio e giornalismo.

E soprattutto una collaborazione con La Nuova Sardegna cominciata nel lontanissimo 1956, settant’anni prima della sua scomparsa.

Giovanni Canu aveva visto Olbia trasformarsi davanti ai propri occhi e, articolo dopo articolo, ne aveva conservato una parte della memoria.

Nel giorno esatto del suo novantesimo compleanno si è conclusa la sua vita. Ma rimangono le cronache, i ricordi e le storie di una città che per decenni aveva contribuito a raccontare.

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