Addio al famoso personaggio Politico che ha fatto la storia – Ecco chi ci lascia

È morto a Roma Massimiliano Cencelli, storico dirigente della Democrazia Cristiana il cui nome è diventato parte integrante del lessico politico italiano grazie al celebre “Manuale Cencelli”. Aveva 90 anni.

Nato a Roma nel 1936, Cencelli aveva attraversato da protagonista una lunga stagione della politica italiana, legando indissolubilmente il proprio nome a un metodo di distribuzione degli incarichi di governo e di partito diventato negli anni quasi una categoria politica. Un’espressione sopravvissuta alla Prima Repubblica e ancora oggi utilizzata per descrivere la spartizione di ruoli e responsabilità in proporzione al peso delle diverse forze e correnti.

La sua scomparsa chiude una pagina importante della storia della Democrazia Cristiana e, più in generale, di quella complessa architettura politica che per decenni ha caratterizzato l’Italia repubblicana.

Dalla Democrazia Cristiana alla vita amministrativa

Cencelli si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1954, quando aveva appena 18 anni.

Negli anni successivi entrò nella macchina organizzativa del partito, diventandone funzionario e conoscendone dall’interno i meccanismi, le correnti, i rapporti di forza e la complessa gestione degli equilibri.

Fu collaboratore di Nicola Mancino, destinato in seguito a ricoprire incarichi istituzionali di primissimo piano, fino alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura.

La carriera di Cencelli non rimase però confinata alla dimensione interna della Dc.

Nel 2001 fu candidato nella lista della Margherita per il Consiglio comunale di Roma e ricoprì anche l’incarico di sindaco del comune di Caldarola, in provincia di Macerata.

Nel corso della sua vita ricevette inoltre l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il “Manuale Cencelli”, un’espressione entrata nella storia

Ma è soprattutto un’espressione ad aver consegnato il suo nome alla storia politica italiana: il “Manuale Cencelli”.

Il termine venne utilizzato per descrivere un sistema di distribuzione degli incarichi politici e istituzionali basato sul peso delle diverse componenti.

Ministri, sottosegretari, presidenti di commissione e altri ruoli venivano idealmente associati a un determinato “peso” e ripartiti tra partiti alleati o correnti interne in proporzione alla loro forza.

Una sorta di algoritmo politico ante litteram.

Non esisteva però un vero manuale pubblicato e formalizzato.

Il “manuale” era piuttosto un metodo, una logica, una tecnica di equilibrio.

Ed è proprio questo il paradosso che ha reso l’espressione ancora più celebre: tutti ne parlavano, tutti lo citavano, ma quel manuale, in senso stretto, non esisteva.

La politica delle correnti

Per capire il significato del “Manuale Cencelli” bisogna tornare all’Italia della Prima Repubblica.

La Democrazia Cristiana era un partito enorme, attraversato da correnti e sensibilità profondamente diverse.

Ogni area chiedeva rappresentanza.

Ogni equilibrio doveva essere calibrato.

Ogni governo doveva tenere insieme non soltanto i partiti della maggioranza, ma anche le componenti interne di ciascuna forza.

Cencelli trasformò questa necessità politica in un metodo.

A ogni incarico corrispondeva un certo valore.

A ogni corrente spettava una quota.

L’obiettivo era evitare che una parte ottenesse troppo e un’altra troppo poco.

Un sistema spesso ironizzato, ma che aveva una funzione precisa: evitare rotture e mantenere gli equilibri.

La formula sopravvissuta alla Dc

La Democrazia Cristiana non esiste più da decenni, ma l’espressione “Manuale Cencelli” è sopravvissuta.

Ancora oggi viene utilizzata ogni volta che si forma un governo, una giunta o una struttura di vertice e inizia la trattativa per distribuire incarichi tra partiti, territori e correnti.

Quando si discute di quanti ministeri spettino a una determinata forza politica, di quanti sottosegretari debbano andare a un alleato o di come distribuire presidenze e vicepresidenze, il riferimento al “Cencelli” ritorna quasi automaticamente.

È la prova di quanto quella formula sia riuscita a superare la stagione nella quale nacque.

Rotondi: «Non è mai uscito dalla cronaca»

Tra i primi a ricordarlo c’è stato Gianfranco Rotondi.

«Più dei leader del partito, Massimiliano Cencelli è sempre rimasto nella cronaca, non ne è mai uscito e mai ne uscirà», ha osservato.

Rotondi ha ricordato proprio il paradosso del celebre manuale, definendolo il suo «capolavoro».

Un manuale «tanto celebrato quanto paradossalmente mai pubblicato».

Secondo Rotondi, Cencelli aveva associato a ogni incarico di potere un vero e proprio “punteggio”, consentendo così di distribuire le cariche tra partiti alleati e correnti interne.

«La lottizzazione esiste ancora»

Rotondi ha anche sottolineato come quel metodo, sotto forme differenti, continui di fatto a esistere.

«Di fatto è ancora in uso, nel senso che la lottizzazione esiste ancora. Massimiliano la rese scientifica», ha affermato.

Una frase che riporta il dibattito direttamente all’attualità.

La politica ha cambiato partiti, simboli e sistemi elettorali.

Ma il problema della distribuzione del potere tra componenti differenti non è mai scomparso.

Cencelli lo aveva semplicemente trasformato in una formula riconoscibile.

Il ricordo umano: «Onesto e leale»

Rotondi ha voluto però ricordare anche l’uomo.

«Fu onesto e leale, come tutti i funzionari della Dc», ha detto.

Un riferimento a quella generazione di funzionari politici che vivevano il partito non soltanto come luogo elettorale, ma come struttura permanente.

Un modello di organizzazione politica molto diverso da quello attuale.

La Dc era infatti una macchina capillare, presente sui territori, nelle istituzioni e nella società.

Cencelli apparteneva pienamente a quella cultura.

Il ruolo della Dc e la stagione di Fanfani

Nel ricordo di Rotondi compare anche Amintore Fanfani.

Secondo l’ex parlamentare, quella struttura di funzionari era stata fortemente voluta e selezionata da Fanfani, che aveva immaginato la trasformazione della Democrazia Cristiana da partito-movimento della stagione degasperiana in una vera macchina politica nazionale.

Una struttura capace di organizzare consenso, formazione, classe dirigente e presenza istituzionale.

Cencelli fu uno degli uomini cresciuti all’interno di quel modello.

Osvaldo Napoli: «Con lui il potere scoprì l’importanza dei limiti»

Un’altra riflessione significativa è arrivata da Osvaldo Napoli, della direzione nazionale di Azione.

Secondo Napoli, Cencelli è stato spesso descritto in maniera ingenerosa come il simbolo della spartizione del potere.

Ma il suo metodo conteneva anche una logica diversa: quella del limite.

«Cencelli, con il suo celebre manuale, ricordò alla Dc che l’essenza del potere in democrazia è data dai suoi limiti e dal loro rispetto», ha osservato.

Una lettura che prova a rovesciare l’immagine tradizionale del “Cencelli” come semplice strumento di lottizzazione.

Una lunga vita dentro la politica italiana

Massimiliano Cencelli aveva attraversato quasi un secolo di storia nazionale.

Nato nel 1936, aveva visto l’Italia del dopoguerra, la costruzione della Repubblica, gli anni del boom economico, il lungo dominio della Dc, gli anni di piombo, Tangentopoli, la fine della Prima Repubblica, l’arrivo di Berlusconi e la nascita del bipolarismo.

Eppure il suo nome era rimasto sempre legato a quella formula nata nel cuore della politica democristiana.

Una formula che, nel bene e nel male, continuava a essere utilizzata anche nell’Italia completamente diversa di oggi.

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Con la morte di Massimiliano Cencelli scompare quindi non soltanto un ex dirigente politico.

Scompare uno degli ultimi simboli di un modo di organizzare il potere che ha caratterizzato per decenni la vita della Repubblica.

Un’epoca fatta di congressi, correnti, sezioni di partito, equilibri parlamentari e lunghissime trattative.

Una politica spesso criticata, ma capace anche di costruire compromessi molto complessi.

Cencelli aveva trovato il modo di tradurre quei compromessi in numeri.

Un manuale mai scritto che continua a vivere

Il dato forse più curioso resta quello ricordato da Rotondi.

Il manuale più famoso della storia politica italiana non è mai stato realmente un manuale.

Non c’è un volume ufficiale da consultare.

Non esiste un testo definitivo.

Eppure l’espressione è entrata stabilmente nel vocabolario nazionale.

Una formula nata nei corridoi della Democrazia Cristiana è sopravvissuta alla stessa Dc, alla Prima Repubblica e a tutti i sistemi politici successivi.

Ed è probabilmente questa la più straordinaria eredità lasciata da Massimiliano Cencelli.

A 90 anni se ne va l’uomo, ma il suo “manuale” — mai scritto eppure citato da generazioni — continuerà ancora a raccontare un pezzo della politica italiana.

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