Bari saluta Ettore Bucciero, avvocato e protagonista della destra cittadina per oltre mezzo secolo, ex senatore del MSI–Alleanza Nazionale in Parlamento dal 1994 al 2006. Aveva 87 anni ed è morto nella sua città, dopo una malattia che — secondo le ricostruzioni — lo accompagnava da tempo.
Attorno alla sua figura, nelle ore successive alla notizia, si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio: dalla politica locale al mondo dell’avvocatura, fino alle realtà culturali e associative legate alla storia della destra pugliese.
Come è morto e quando: il decesso a Bari dopo una lunga malattia
Le principali testate locali concordano su alcuni elementi: Bucciero era malato da tempo ed è morto a Bari. Non vengono indicati (almeno negli articoli consultati) ulteriori dettagli clinici o una causa specifica, oltre al riferimento alla malattia.

Dal liceo al Foro: gli studi e la carriera da avvocato
Prima della politica nazionale, c’è il percorso “barese” classico: liceo Orazio Flacco, laurea in giurisprudenza a Bari (1968) e poi la professione forense. Una scheda/curriculum pubblicata online riporta, tra l’altro, l’iscrizione all’Ordine degli avvocati di Bari (anni ’70), incarichi nell’Ordine (consigliere e poi segretario del Consiglio dell’Ordine) e l’iscrizione all’albo dei cassazionisti (1990).
Nello stesso documento si citano ambiti di attività legale (tra cui commerciale, fallimentare, bancario e diritto di famiglia) e un profilo professionale che, in città, gli ha garantito un riconoscimento trasversale anche oltre gli schieramenti.
La politica “prima del Senato”: militanza giovanile e amministrazione locale
Bucciero viene descritto come un attivista “fin dalla gioventù” nell’area della destra, con ruoli legati alla storia del MSI e alle sue organizzazioni giovanili. La Gazzetta del Mezzogiorno ricorda anche la sua esperienza da dirigente del FUAN e un’immagine ricorrente nei racconti di quegli anni (l’“occupazione” dell’Ateneo barese).
Sul versante amministrativo, varie fonti riportano che fu consigliere della Provincia di Bari tra 1970 e 1975, prima del salto nazionale.
Tre elezioni al Senato: 1994, 1996, 2001
La sua stagione parlamentare coincide con gli anni in cui il MSI si trasforma e si consolida come Alleanza Nazionale. Bucciero viene eletto senatore nel 1994 e poi confermato nel 1996 e nel 2001, sempre nel collegio barese.
Repubblica lo definisce “leader della destra barese” negli anni Novanta, un periodo in cui — nelle ricostruzioni giornalistiche — il MSI-An in città raggiunge risultati elettorali particolarmente alti.
Cosa ha fatto in Parlamento: Giustizia, Lavoro, Antimafia e soprattutto Infanzia
Le schede ufficiali del Senato aiutano a ricostruire con precisione il suo lavoro nelle commissioni:
Commissione Giustizia (2ª) in più legislature;
Giunta per gli affari delle Comunità europee (poi UE) per tutto l’arco 1994–2001;
Nella XIV legislatura, presenza nella Commissione Lavoro (11ª), di cui fu anche vicepresidente a inizio mandato;
E, dal 2004 al 2006, membro della Commissione parlamentare Antimafia.
Il ruolo più “identitario” della sua ultima fase parlamentare è però quello alla Commissione speciale in materia d’infanzia e minori: nella XIV legislatura Bucciero ne risulta presidente fino al termine del mandato.
Commento: è un punto che pesa nella lettura complessiva della sua figura pubblica. In un’epoca in cui la politica tendeva a polarizzarsi su sicurezza e scontro ideologico, quel ruolo sui minori viene ricordato come una traiettoria più “istituzionale”, capace di uscire dal recinto identitario e parlare a un’idea di tutela e responsabilità.
L’ultimo periodo: il proscioglimento nel caso Sisto e la memoria pubblica
Negli ultimi anni il suo nome era tornato sulle cronache per un procedimento per diffamazione poi chiuso: il Corriere del Mezzogiorno ricorda che Bucciero è stato prosciolto (reato estinto) in una vicenda legata al viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, con una ricostruzione che include una nota chiarificatrice e un versamento a fini benefici.
Commento: anche questa pagina, al netto delle polemiche del momento, oggi viene letta dai suoi estimatori come un tratto coerente con l’immagine che molti gli attribuiscono: un uomo di istituzioni, legato al rispetto formale delle regole e alla reputazione del Foro.
Le parole di cordoglio: Melini, Fondazione Tatarella e istituzioni locali
A dare la notizia pubblicamente, secondo più fonti, è stata Irma Melini (già consigliera comunale a Bari), con un post molto personale. Nel suo messaggio parla di Bucciero come di una “guida politica” e di una figura vissuta come “il mio Senatore”, con l’idea di un vuoto che lascia “più soli”.
C’è poi il ricordo della Fondazione Tatarella, che lo saluta definendolo “galantuomo della politica”, sottolineando un legame umano e politico con l’area tatarelliana.
Sul piano istituzionale, TRMtv riporta le parole del sindaco metropolitano Vito Leccese, che ha parlato di coerenza e rigore morale e ha definito la scelta della camera ardente nel Palazzo della Provincia “un gesto che va oltre il protocollo”, esprimendo vicinanza alla famiglia.
Camera ardente e funerali: dove e quando salutare Bucciero
Per l’ultimo saluto pubblico è stata organizzata una camera ardente nella sala consiliare della Città metropolitana di Bari, aperta — secondo gli orari diffusi — nel pomeriggio e la mattina successiva.
Per i funerali, le informazioni circolate indicano la celebrazione nella chiesa di San Ferdinando a Bari (zona via Sparano), il 17 dicembre alle ore 11.
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Con Ettore Bucciero se ne va un pezzo riconoscibile della politica barese: il profilo dell’avvocato-prestato alle istituzioni, cresciuto nella militanza e poi “normalizzato” nei ruoli parlamentari, tra Giustizia, Lavoro, Antimafia e — soprattutto — un impegno che lo ha portato a presiedere la Commissione sui minori. Le parole di chi lo ha salutato in queste ore raccontano più di una biografia: raccontano una stagione in cui la politica, pur dura e divisiva, manteneva ancora un codice di appartenenza e di stile personale. E oggi, nel cordoglio trasversale, Bari sembra salutare non solo un ex senatore, ma anche un modo di stare nello spazio pubblico che — piaccia o no — appartiene sempre più alla memoria.




















