Il futuro di Enrico Mentana alla guida del TgLa7 appare sempre più incerto. Dopo sedici anni alla direzione del telegiornale, il giornalista si avvicina alla scadenza del contratto fissata al 31 dicembre 2026, ma al momento non risulta raggiunta alcuna intesa per proseguire il rapporto con l’emittente di Urbano Cairo.
Non esiste ancora un annuncio ufficiale di addio e nessuna delle parti ha chiuso definitivamente la porta a un rinnovo. Le dichiarazioni rilasciate nelle ultime settimane, tuttavia, fanno emergere una distanza che sembra andare oltre una normale trattativa contrattuale. Al centro ci sono il futuro professionale di Mentana, il rapporto con l’editore e soprattutto le valutazioni espresse dal direttore sulla linea editoriale complessiva di La7.
Il contratto scade alla fine del 2026
La scadenza era già nota. Nel luglio 2024 Mentana aveva annunciato di aver accettato la proposta di restare alla guida del TgLa7 fino alla fine del 2026, rivendicando il lavoro svolto in piena autonomia nel corso degli anni. Quell’accordo sta ora entrando nella sua fase conclusiva.
Durante la presentazione dei nuovi palinsesti, Urbano Cairo ha confermato che il contratto terminerà il 31 dicembre. L’editore ha ricordato la stima professionale e il rapporto personale costruito con Mentana, spiegando che un eventuale confronto sul rinnovo avverrà più vicino alla scadenza.
Cairo si è detto «sempre felice di averlo» nella squadra di La7, ma ha anche precisato che sarà necessario verificare se il giornalista sarà interessato a continuare oppure preferirà dedicarsi ad altri progetti. Parole cordiali, ma che non contengono ancora l’annuncio di una vera trattativa
La risposta di Mentana: “Dopo dicembre deciderò”
La posizione del direttore del TgLa7 è apparsa più netta. Mentana ha affermato che rispetterà gli impegni assunti fino al termine del contratto e che soltanto successivamente prenderà una decisione sul proprio futuro.
«Onorerò il contratto fino alla fine di dicembre. Dopo che ho finito, deciderò», ha spiegato il giornalista. Mentana avrebbe inoltre fatto capire di non aver ricevuto, almeno fino a quel momento, una richiesta esplicita da parte di Cairo per restare alla guida del telegiornale.
La prudenza resta d’obbligo, ma il tono utilizzato lascia intendere che la prosecuzione del rapporto non possa essere considerata automatica. Dopo tanti anni alla guida della testata, potrebbe quindi aprirsi una fase completamente nuova tanto per Mentana quanto per l’informazione della rete.
Le dichiarazioni sulla “televisione anti-Meloni”
Il passaggio più delicato è arrivato durante il Festival della televisione di Dogliani. In quell’occasione Mentana ha descritto La7 come una rete dotata di un’identità politica e culturale molto marcata, arrivando a definirla una sorta di “nuova RaiTre” e una televisione percepita come “anti-Meloni”.
Il direttore ha riconosciuto i risultati ottenuti da Cairo, dal direttore di rete Andrea Salerno e dai conduttori, sottolineando la crescita degli ascolti. Allo stesso tempo, ha osservato che numerosi programmi serali presenterebbero impostazioni, ospiti e orientamenti simili.
Secondo Mentana, un elettore di centrodestra difficilmente potrebbe guardare l’attuale programmazione sentendosi pienamente rappresentato. Il rischio, nella sua analisi, è che il giornalismo finisca per adattarsi alla polarizzazione dei social network, trasformando il confronto politico in una contrapposizione tra tifoserie.
La difesa di Urbano Cairo
Cairo non ha condiviso questa lettura. L’editore ha respinto l’etichetta di rete schierata contro il governo Meloni, sostenendo che La7 non abbia mai fatto sconti agli esecutivi di qualunque colore politico.
Secondo il patron dell’emittente, la rete ha sempre mantenuto un atteggiamento critico verso il potere, anche quando Mentana arrivò nel 2010 e nel palinsesto erano presenti figure come Michele Santoro e Gad Lerner. Cairo ha inoltre ribadito la volontà di invitare tutti i protagonisti della politica italiana, osservando che l’eventuale assenza di alcuni esponenti non dipende necessariamente dalle scelte della rete.
Con una battuta, l’editore ha aggiunto che nell’attuale palinsesto non gli sembra vi siano «pericolosi bolscevichi», citando conduttori come Corrado Augias, Aldo Cazzullo, Giovanni Floris e Massimo Gramellini.
Una divergenza sulla linea editoriale
Il confronto non sembra riguardare direttamente l’autonomia del TgLa7. Mentana ha più volte riconosciuto che Cairo non gli ha mai imposto cosa dire o come impostare il telegiornale, rivendicando la libertà di giudicare le notizie senza seguire appartenenze politiche.
La divergenza riguarda piuttosto l’identità complessiva dell’emittente. Mentana distingue la linea del proprio telegiornale da quella degli altri programmi di approfondimento, mentre Cairo difende l’intera offerta della rete come pluralista, critica e aperta a tutte le posizioni.
Non si tratta dunque necessariamente di uno scontro personale, ma di due valutazioni diverse sul modo in cui La7 viene percepita dal pubblico e sul ruolo che una rete d’informazione dovrebbe svolgere in un sistema politico sempre più polarizzato.
L’assenza alla presentazione e i segnali di distanza
Ad alimentare le indiscrezioni è stata anche l’assenza di Mentana alla cena organizzata a Milano in occasione della presentazione dei palinsesti della rete. Il dettaglio è stato interpretato da alcuni osservatori come un ulteriore segnale di raffreddamento dei rapporti.
Non risultano, però, comunicazioni ufficiali che colleghino l’assenza alla scadenza contrattuale o alle divergenze con Cairo. È quindi un elemento da leggere con cautela, senza trasformarlo nella prova di una rottura già decisa.
Sedici anni alla guida del TgLa7
Mentana arrivò alla direzione del TgLa7 nel luglio 2010, mentre la prima edizione del telegiornale sotto la sua guida andò in onda il 30 agosto dello stesso anno. Da allora è diventato uno dei volti centrali della rete, contribuendo a rafforzarne il profilo informativo.
Accanto alle normali edizioni del telegiornale, il giornalista ha legato il proprio nome alle lunghe maratone dedicate alle elezioni, alle crisi politiche e ai principali avvenimenti internazionali. Appuntamenti che hanno consolidato il rapporto con il pubblico e reso Mentana uno dei principali simboli editoriali di La7.
Una sua eventuale uscita non rappresenterebbe quindi un semplice cambio alla direzione del telegiornale, ma la conclusione di una stagione durata oltre un decennio e mezzo.
Le indiscrezioni sul possibile futuro
Sul futuro professionale del giornalista circolano diverse ipotesi. Alcune ricostruzioni lo accostano al mondo della carta stampata e, in particolare, all’orbita di Repubblica. Al momento, tuttavia, non esistono conferme ufficiali né indicazioni precise su un nuovo incarico.
Lo stesso Mentana non ha annunciato alcuna destinazione, limitandosi a spiegare che prenderà una decisione dopo aver portato a termine il proprio impegno con La7. Ogni scenario resta quindi aperto: un rinnovo, un nuovo progetto editoriale o una diversa esperienza nel mondo dell’informazione.
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Il rapporto tra Enrico Mentana e La7 è arrivato a un passaggio decisivo. Il contratto scadrà il 31 dicembre 2026 e, nonostante gli attestati di stima di Urbano Cairo, il rinnovo appare tutt’altro che scontato. Le dichiarazioni sulla presunta identità “anti-Meloni” della rete hanno evidenziato una differenza di vedute che potrebbe pesare nelle prossime valutazioni.
Per ora non c’è un addio ufficiale, ma soltanto una certezza: Mentana resterà alla guida del TgLa7 fino alla conclusione dell’accordo. Dopo quella data si comprenderà se il confronto con Cairo condurrà a un nuovo contratto oppure alla fine di una delle esperienze più longeve e riconoscibili dell’informazione televisiva italiana.



















