Nello studio di Di Martedì, il programma di Giovanni Floris in onda su La7, Alessandro Di Battista torna al centro del dibattito politico con un intervento duro, tagliente e destinato a far rumore.
Nel suo discorso, l’ex deputato affronta tre nodi cruciali: la crisi economica italiana, l’influenza delle agenzie di rating internazionali, e soprattutto la linea geopolitica del governo guidato da Giorgia Meloni negli ultimi tre anni, definita “subordinata e fallimentare”.
Il suo intervento tocca nervi scoperti, mentre l’Europa vive stagnazione economica, l’Italia fatica a crescere e il conflitto in Ucraina ridisegna equilibri internazionali ed energetici.
“Le agenzie di rating non valutano il benessere di un Paese”
Di Battista inizia puntando il dito contro le agenzie di rating, spesso utilizzate come bussola politica per giudicare l’affidabilità economica della nazione.
La sua accusa è netta:
“Le agenzie di rating operano in nome e per conto dei loro investitori. A loro interessano più i bond che i cittadini italiani.”
Il ragionamento è semplice ma politico:
le valutazioni di Moody’s, Standard & Poor’s o Fitch non misurano la qualità della vita, né l’andamento reale dei salari, della sanità o della produzione industriale;
la loro unica metrica è la capacità di uno Stato di ripagare capitale e interessi ai detentori dei titoli di debito.
Per di Battista, dunque, costruire una narrativa politica basata sulle valutazioni dei mercati rischia di distorcere completamente la percezione della realtà economica.
Italia: stagnazione reale, ottimismo di facciata
Secondo l’ex deputato, la crisi italiana è più grave di quanto raccontato dal governo e da parte dei media mainstream.
“La situazione economica del nostro Paese, nonostante quello che possa dire o non dire un’agenzia di rating, è sconvolgente.”
Disoccupazione stabile, salari fermi da vent’anni, inflazione alta e calo dei consumi sono, secondo lui, la fotografia di un’economia che non cresce e non migliora.
Alla stagnazione interna si somma la debolezza del mercato europeo, anch’esso colpito da rallentamento produttivo e tensioni legate alla transizione energetica e alla guerra.
Il nodo politico: Meloni e il “cambio di pelle mancato”
La parte più politica del discorso arriva quando Di Battista cita direttamente la Presidente del Consiglio.
“Lo dimentichiamo perché la Meloni è furba: si abbassa, si nasconde, evita di ricordare quello che ha sempre detto.”
Secondo Di Battista, Giorgia Meloni avrebbe rinnegato la sua storica retorica sovranista per adottare una linea completamente allineata ai leader occidentali:
Joe Biden,
Ursula von der Leyen,
Emmanuel Macron,
e i principali governi europei.
Una trasformazione, sostiene, non dettata da convinzione politica ma da necessità geopolitica e pressione internazionale.
Ucraina: “La Meloni ha scommesso sulla vittoria. E ha perso”
Il punto più controverso è la guerra.
“Meloni ha obbedito per tre anni agli ordini dei leader dell’Occidente, credendo che l’Ucraina avrebbe vinto. Ma quella strategia è fallita. La guerra l’ha persa la NATO. E l’ha persa anche lei.”
Di Battista parla di una leadership internazionale che avrebbe sottovalutato la capacità militare russa e sovrastimato quella ucraina e del blocco NATO.
Il palco non resta indifferente: qualcuno sorride, altri scuotono la testa — segno che il tema resta divisivo.
Energia, gas e nuovi equilibri: il conto politico ed economico
L’ex parlamentare lega direttamente la guerra all’economia:
“Il fatto che ridiate dimostra che siete in difficoltà: perché questo ha tutto a che fare con l’economia.”
La tesi è chiara
la crisi energetica esplosa con il conflitto ha colpito l’Europa più della Russia, aumentando i costi di produzione e frenando la crescita del continente.
Un dato che oggi pesa su:
inflazione,
costo del gas,
competitività delle imprese,
investimenti stranieri.
E pesa soprattutto su un Paese già fragile come l’Italia.
Europa in difficoltà: anche la Germania si ferma
La conclusione di Di Battista allarga lo sguardo:
“Se in tutta Europa c’è stagnazione — perfino in quello che era il motore economico dell’Europa — significa che siamo legati a un modello che non funziona più.”
La Germania, storicamente locomotiva industriale europea, oggi soffre recessione tecnica.
Secondo Di Battista, questo dato non è solo economico ma politico: se la potenza leader arranca, l’intera architettura europea rischia di crollare.
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Per ore, nella notte irachena, il rumore della guerra è rimasto sullo sfondo, come una minaccia costante ma ancora distante.
VIDEO:
Il suo intervento si chiude con un avvertimento implicito:
le prossime elezioni — europee o nazionali — saranno un referendum sul modello politico adottato dopo l’invasione russa e sulle scelte economiche fatte nel nome della stabilità atlantica.
La domanda che resta sospesa nello studio è la stessa che aleggia sul dibattito pubblico:
Gli italiani premieranno la fedeltà geopolitica della Meloni o chiederanno un cambio radicale di rotta economica e internazionale?
Di Battista, dal canto suo, ha deciso la risposta: e l’ha annunciata colpendo dove la narrazione governativa è più fragile .



















