L’attacco frontale alla politica italiana: “Comanda la finanza, non i governi”
In una delle sue uscite televisive più dure degli ultimi anni, Alessandro Di Battista ha scosso il salotto di In Onda su La7 con un intervento dai toni infuocati. L’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle ha denunciato apertamente quella che definisce una “sottomissione della politica agli interessi finanziari globali”, accusando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni di “ipocrisia” e “silenzio complice” davanti alla tragedia in corso nella Striscia di Gaza.
“Oggi la finanza comanda più della politica su tutto: dalla politica estera alla guerra,” ha dichiarato Di Battista, “basti vedere l‘arricchimento delle grandi fabbriche americane di armi, che godono nel vedere il genocidio di Gaza.”
Nel mirino del suo attacco c’è anche l’incontro avvenuto nei mesi scorsi tra Meloni e l’amministratore delegato di BlackRock, uno dei più potenti fondi d’investimento del mondo:
“La nostra ‘donna, madre, cristiana’ ha incontrato BlackRock per parlare di sviluppo. Ma che sviluppo è quello in cui naufragano i cittadini e navigano solo i miliardari?”
Gaza e la politica estera: “Meloni muta davanti ai 60 mila morti”
Il passaggio più duro e drammatico dell’intervento è stato senza dubbio quello relativo a Gaza. Di Battista ha accusato Meloni di non aver proferito parola per mesi sulla guerra in Palestina, definendola “complice di fatto” delle politiche israeliane.
“La storia non l’assolverà mai. Ha parlato solo quando Israele ha bombardato una chiesa, restando zitta davanti a 60 mila morti. Questo è il livello dell’ipocrisia al governo.”
Una presa di posizione forte, che ha scatenato un acceso dibattito in studio e sui social.
Il “modello Milano” sotto accusa: “Sostituzione sociale in atto”
Oltre al piano internazionale, Di Battista ha lanciato un attacco durissimo anche al “modello Milano”, definito “il fallimento più eclatante della politica urbanistica in Italia”.
“Milano si è svuotata di milanesi. È in atto una sostituzione sociale. La classe media non riesce più a vivere in città: viene cacciata da affitti e prezzi insostenibili.”
Secondo l’ex deputato, questa dinamica non è frutto del caso, ma il risultato di una strategia precisa, costruita negli anni da amministrazioni di destra e sinistra, tutte complici di un sistema affaristico:
“È un piano. Sala è stato city manager della Moratti, poi sindaco scelto da Renzi, confermato da Letta e oggi difeso dalla Schlein. È il partito trasversale dell’affarismo.”
Oneri di urbanizzazione ridicoli: “Milano al servizio della rendita”
Di Battista ha puntato il dito contro le politiche fiscali del Comune, che secondo lui favoriscono enormemente le speculazioni edilizie:
“A Monaco di Baviera si chiedono oneri tra il 20% e il 30%. A Milano l’8%. Questo vuol dire che i costruttori si arricchiscono, mentre mancano soldi per gli asili, per le piscine, per i servizi pubblici.”
Ha anche fatto notare come la città lombarda, insieme ad Amsterdam e Monaco, sia tra quelle dove si è costruito di più in Europa negli ultimi anni. Ma a differenza delle altre due, sostiene, “Milano ha svenduto il suo territorio”.
Nordio e Salvini: “Ministro ridicolo, Ponte sullo Stretto una buffonata”
Nel corso della trasmissione, Di Battista non ha risparmiato neanche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, accusato di interferenze indebite nella vicenda giudiziaria che coinvolge Matteo Salvini:
“È ridicolo che un ministro della Giustizia interferisca coi giudici. Così Salvini si fa la vittima, mentre Meloni può evitare di parlare del fallimento di un ministro che pensa solo al Ponte sullo Stretto.”
Il progetto di collegamento tra Sicilia e Calabria viene liquidato con sarcasmo:
“L’ennesima buffonata salviniana. Un’opera inutile, usata per distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali.”
In chiusura, Di Battista ha offerto una riflessione amara sullo stato della democrazia italiana:
“Oggi votano sempre meno persone, e la politica conta sempre meno. Siamo in un sistema dove tutto è deciso altrove, e ai cittadini restano solo le briciole. Questo è accettabile? Questa è democrazia? Secondo me, no.”
L’intervento di Alessandro Di Battista a In Onda ha avuto il merito – nel suo tono polemico e senza filtri – di squarciare il velo su una serie di contraddizioni profonde della politica italiana. Dalla sottomissione agli interessi finanziari globali alla gestione del conflitto in Medio Oriente, dalla speculazione urbanistica a Milano fino alle manovre di palazzo su giustizia e grandi opere, Di Battista ha articolato un atto d’accusa che va ben oltre la critica ai singoli leader. Il bersaglio è un intero sistema percepito come vuoto di visione, impermeabile al dissenso e privo di risposte concrete per i cittadini.
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Le sue parole, seppure divisive, mettono a nudo una frattura che attraversa il Paese: quella tra chi governa – spesso in simbiosi con potentati economici e apparati di potere – e chi non si sente più rappresentato. In tempi di astensionismo crescente e di sfiducia nelle istituzioni, la sua denuncia risuona come un invito a ripensare radicalmente il ruolo della politica: non come gestione dell’esistente, ma come lotta per la giustizia sociale e la sovranità popolare.
Che lo si condivida o meno, Di Battista pone una domanda che oggi resta aperta e centrale: a chi appartiene davvero la democrazia italiana?



















