Alessandro Di Battista torna ad attaccare a muso duro il Partito democratico. In un lungo intervento pubblicato sulla sua newsletter Scomode Verità, l’ex deputato del M5S definisce il PD “il partito peggiore di questo Paese perché è il più ipocrita” e accusa i dem di aver presentato un disegno di legge che, sotto la bandiera della lotta all’antisemitismo, finirebbe per colpire chi denuncia i crimini di Israele e il massacro del popolo palestinese.
Il DDL del PD e l’elenco dei firmatari
Al centro della polemica c’è il DDL “per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo”, presentato in Senato e firmato da dieci parlamentari del Partito democratico. Primo firmatario è Graziano Delrio, seguito da Simona Flavia Malpezzi, Alessandro Alfieri, Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Tatjana Rojc, Filippo Sensi, Walter Verini, Sandra Zampa e Beatrice Lorenzin.
Per Di Battista, già questo dato smentisce la linea ufficiale del Nazareno che tenta di derubricare tutto a “iniziativa personale” di Delrio: undici nomi in calce alla proposta di legge raccontano, secondo lui, un partito che condivide quella impostazione ma non ha il coraggio di rivendicarla pubblicamente.
Gaza e Palestina: le assenze che Di Battista denuncia
Uno dei punti su cui Di Battista insiste di più è ciò che non compare nel testo del DDL. Nel disegno di legge, sottolinea, non c’è mai un riferimento a Gaza, alla Palestina, ai bambini palestinesi uccisi dai bombardamenti. Nessuna menzione alla tragedia in corso nei Territori occupati.
Per l’ex parlamentare, questa omissione è rivelatrice: mentre si rafforzano gli strumenti giuridici contro l’antisemitismo, non c’è alcun accenno al massacro in corso a danno del popolo palestinese. Un silenzio che, nella sua lettura, si intreccia direttamente con la struttura della legge stessa.
L’articolo 1 e il nodo della definizione IHRA
Il cuore del DDL, evidenzia Di Battista, è l’articolo 1, che stabilisce che ai fini della legge “si applica la definizione operativa di antisemitismo approvata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA)”.
Quella definizione, ricorda, comprende tra gli esempi di antisemitismo anche alcune critiche politiche allo Stato di Israele. È qui che, secondo Di Battista, si apre un varco pericoloso: chi denuncia gli eccidi a Gaza, chi parla di “genocidio del popolo palestinese”, chi racconta dei bambini palestinesi fatti a pezzi, rischia di essere etichettato come antisemita.
L’ex deputato lega questa impostazione a esperienze personali: afferma di essere stato già accusato di antisemitismo per le sue denunce contro le operazioni militari israeliane dall’8 ottobre 2023 in poi. Con la definizione IHRA recepita in una legge nazionale, teme che questo meccanismo venga formalizzato e radicalizzato.
L’articolo 2: controllo dei contenuti online e ruolo dell’AGCOM
L’articolo 2 del DDL disciplina la parte operativa relativa ai contenuti online. Qui Di Battista vede un ulteriore salto di qualità: la legge punta alla rimozione accelerata dei contenuti considerati antisemiti secondo i criteri IHRA, attribuendo maggiori poteri di vigilanza all’AGCOM e istituendo procedure privilegiate per le segnalazioni provenienti dalle comunità ebraiche.
Nel testo si prevede che gli utenti possano segnalare in forma associata i contenuti ritenuti antisemiti direttamente all’Autorità, attraverso associazioni inserite in un apposito registro compilato in collaborazione con gli organismi rappresentativi delle comunità ebraiche. L’AGCOM dovrebbe poi definire “procedure semplificate di collaborazione” con le piattaforme digitali.
Per Di Battista questo dispositivo rischia di trasformarsi in un sistema di censura politica: post, articoli, commenti che criticano Israele o parlano di genocidio potrebbero essere rapidamente rimossi, mentre chi li pubblica verrebbe marchiato come antisemita. L’effetto, nella sua lettura, sarebbe un drastico restringimento dello spazio pubblico di discussione sul conflitto israelo-palestinese.
L’università sotto osservazione: l’articolo 4
Non meno rilevante, nel ragionamento di Di Battista, è l’articolo 4 del disegno di legge. Qui si prevede che in ogni università, presso l’organismo di vigilanza, venga individuato un soggetto incaricato di verificare e monitorare le azioni per contrastare l’antisemitismo, in linea con il codice etico dell’ateneo.
In pratica – sintetizza l’ex parlamentare – verrebbe creato in ciascuna università un organo deputato a stabilire se una critica allo Stato di Israele debba essere assimilata ad antisemitismo e dunque perseguita. Il rischio che segnala è quello di una stretta sulla libertà accademica: seminari, convegni, ricerche, prese di posizione di docenti e studenti potrebbero finire nel mirino se giudicate eccessivamente critiche verso Tel Aviv.
L’“ambiguità strutturale” del PD
A partire da questi articoli, Di Battista arriva al giudizio politico più duro: definisce il DDL “un capolavoro” del Partito democratico, ma in senso negativo. Non solo per il contenuto, ma per l’atteggiamento del partito.
Da un lato il PD, sostiene, finge di criticare la guerra e di denunciare ciò che accade ai palestinesi – senza mai chiamarlo apertamente genocidio. Dall’altro, al proprio interno, tiene e tutela chi firma un disegno di legge che, a suo avviso, rafforza la protezione politica e mediatica di Israele e limita le voci critiche.
Di Battista cita nomi e ruoli: ricorda la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che ha incontrato ex generali israeliani nel pieno dell’offensiva su Gaza, e l’ex ministro Piero Fassino, collegato alla Knesset mentre descrive Israele come “società aperta, libera e democratica”. È questo intreccio tra dichiarazioni pubbliche e scelte legislative che, secondo lui, smaschera il vero volto del PD.
Tra ipocrisia e fedeltà ai “poteri che contano”
Il filo conduttore dell’intervento è l’accusa di ipocrisia. Di Battista sostiene che il Partito democratico abbia “due facce”: una destinata ai comunicati stampa, alle prese di posizione ufficiali, ai messaggi rivolti all’elettorato di sinistra sensibile alla causa palestinese; l’altra dedicata a rassicurare “i poteri che contano”, a cominciare da quello che l’ex deputato definisce “potere sionista”.
In questa chiave interpreta il DDL contro l’antisemitismo: non come un atto sincero di lotta all’odio antiebraico, ma come uno strumento politico funzionale a blindare lo Stato di Israele dalle critiche più dure e a mettere in difficoltà chi parla di genocidio, occupazione e violazioni dei diritti umani.
Il malessere dell’elettorato e le reazioni dei lettori
Nella discussione che si sviluppa sulla piattaforma Substack, diversi lettori di Scomode Verità esprimono un malessere profondo verso il sistema politico italiano nel suo complesso. C’è chi sottolinea come più del 50% degli aventi diritto ormai non vada a votare, segno di una sfiducia radicale nei confronti dei partiti. Altri evocano figure storiche della sinistra italiana, come Sandro Pertini, per marcare la distanza tra l’oggi e un passato percepito come più coerente e coraggioso.
Questi interventi amplificano il messaggio di Di Battista: il PD viene descritto come un partito incapace di rappresentare chi chiede una posizione netta contro il massacro dei palestinesi e, al tempo stesso, troppo legato ai vincoli geopolitici e ai rapporti di forza internazionali per rompere davvero con la linea filo-israeliana dominante in Europa.
Leggi anche

La denuncia del M5S in aula – Parte la bagarre contro il CDX – L’hanno fatta grossa – Video
In Aula, davanti alle telecamere e con il Paese collegato, basta un dettaglio per accendere la miccia: una spillina. Piccola,
Conclusione: il “vero volto” del PD secondo Di Battista
L’articolo di Alessandro Di Battista si chiude con un invito a “svelare il vero volto del PD” e a non farsi ingannare, a suo dire, dalla retorica dei diritti e della pace che il partito esibisce nelle dichiarazioni ufficiali. Il DDL contro l’antisemitismo diventa, nella sua analisi, la prova concreta di una doppiezza strutturale: dietro la maschera dell’antirazzismo, si celerebbe un meccanismo legislativo capace di colpire chi denuncia il genocidio in Palestina.
Si può condividere o meno la lettura di Di Battista, ma il suo attacco è tra i più duri rivolti al PD negli ultimi mesi: non solo una critica politica, ma l’accusa di essere il partito “più ipocrita” del Paese, pronto – questa è la sua tesi – a sacrificare la libertà di espressione e la solidarietà verso il popolo palestinese pur di mantenere buoni rapporti con i poteri internazionali che contano.



















