Alessandro Di Battista, ospite su La7, non ha usato mezzi termini contro il governo Meloni e in particolare contro l’asse della destra di governo, accusando Giorgia Meloni di avere tradito le promesse elettorali e di essersi schierata apertamente con il grande capitale internazionale. L’ex deputato del Movimento 5 Stelle ha sottolineato come le ultime mosse in materia di pensioni, lavoro e stato sociale segnino un solco netto tra le parole della campagna elettorale e i fatti concreti al governo.
La questione pensioni: “Un disastro annunciato”
Di Battista ha citato i dati del Sole 24 Ore, secondo cui dal 2026 potrebbe sparire la cosiddetta “Quota 103”, ossia la possibilità di andare in pensione a 62 anni con 41 di contributi. Una misura che, pur con penalizzazioni, aveva rappresentato un piccolo spiraglio per molti lavoratori.
“Ora – ha detto Di Battista – lo scenario è questo: pensioni sempre più lontane, statali al lavoro fino ai 70 anni, minime aumentate di appena 1,80 euro al mese dal 2027. Un’elemosina. Questo è il modello Meloni”.
Da sovranista a liberista: la metamorfosi di Meloni
L’ex volto del M5S ha ricordato come Giorgia Meloni, negli anni dell’opposizione, si scagliasse contro l’austerità, i mercati e lo spread, presentandosi come paladina dello stato sociale.
“Era la stessa Meloni che – ha ricordato – uscì dall’aula con me quando si votò il Jobs Act di Renzi. La stessa che attaccava lo spread e il potere dei mercati finanziari. Oggi parla come Draghi, anzi, nemmeno come Draghi: sembra la Thatcher o Reagan. Una destra iperliberista e conformista, attenta alle banche e non ai lavoratori”.
Il vero bacino elettorale tradito
Di Battista ha accusato Meloni di aver costruito un personaggio politico a misura delle élite finanziarie globali:
“Oggi preferisce BlackRock, Vanguard Group e le grandi corporation americane ai lavoratori, agli operai, agli agricoltori che l’hanno votata sperando in una difesa dei loro diritti. Li ha traditi come già aveva fatto la cosiddetta sinistra”.
La stoccata finale a Salvini
Non poteva mancare l’affondo a Matteo Salvini, definito ormai prigioniero delle sue stesse promesse mancate, a partire dal Ponte sullo Stretto fino al flop sulle battaglie sociali. “La Lega – ha sottolineato Di Battista – ha perso ogni connotato di partito popolare per inseguire le stesse logiche della Meloni. Ma così facendo, entrambi si sono allontanati dai cittadini che dicevano di voler rappresentare”.
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L’intervento di Alessandro Di Battista a La7 si inserisce come un j’accuse frontale contro la destra di governo, accusata di aver abbandonato ogni radice sociale per piegarsi agli interessi della finanza internazionale. Le sue parole evidenziano una contraddizione che rischia di pesare sul futuro politico di Giorgia Meloni: da un lato l’immagine costruita negli anni di opposizione, vicina ai lavoratori e critica verso i poteri forti, dall’altro le scelte di governo che la avvicinano ai modelli liberisti più radicali. Se questa frattura con il suo elettorato dovesse allargarsi, per la premier e per la Lega di Salvini il rischio è di vedere incrinata proprio quella base popolare che li aveva portati al successo del 2022.



















