Roma, 25 luglio 2025 – È bufera politica sul ministro della Difesa Guido Crosetto, nel mirino del Movimento 5 Stelle per un presunto nuovo piano di cooperazione militare tra Italia e Israele. A far esplodere la polemica è una nota congiunta firmata dai capigruppo M5S nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato, Arnaldo Lomuti e Bruno Marton, che denunciano un incontro – già avvenuto o imminente – tra lo Stato maggiore della Difesa italiano (SMD) e i vertici delle Forze di difesa israeliane (IDF), in piena guerra a Gaza.
Il documento Aiad che fa discutere
La scintilla è stata l’email inviata dall’Aiad, l’associazione italiana delle aziende del settore difesa, e pubblicata da il Manifesto. Nella comunicazione si farebbe esplicito riferimento a un incontro tra SMD e IDF entro fine luglio per discutere un rinnovato piano di cooperazione militare. Secondo quanto riportato, la Direzione nazionale armamenti – su richiesta diretta dello Stato maggiore – avrebbe chiesto alle aziende italiane un aggiornamento sui rapporti commerciali in corso con Israele, in particolare riguardo a gare già attive o di imminente partecipazione.
L’accusa dei 5 Stelle: “Crosetto smentito dai fatti”
Per il M5S, queste rivelazioni smentiscono clamorosamente le rassicurazioni del ministro Crosetto, che nei mesi scorsi aveva annunciato lo stop alle nuove licenze per l’export di armamenti verso Israele. “Ci troviamo di fronte a una palese contraddizione – affermano Lomuti e Marton –: mentre il governo rifiuta di sospendere il memorandum del 2003 sulla cooperazione militare, sta in realtà rilanciando i rapporti con le forze armate israeliane. Rapporti che, con ogni evidenza, includono anche la fornitura di materiali bellici”.
Secondo i parlamentari, lo “stop” promesso dal governo è stato di fatto aggirato dalle aziende italiane attraverso triangolazioni con società intermediarie non controllate, e comunque non ha mai riguardato l’export di materiali a duplice uso – chimici, elettronici e informatici – impiegati nella fabbricazione di esplosivi e sistemi militari. “Ora – avvertono i 5 Stelle – pare che il governo intenda ritirare anche lo stop formale alle licenze dirette”.
Interrogazione in arrivo al ministro
Il M5S annuncia il deposito immediato di un’interrogazione parlamentare per chiedere conto al ministro della Difesa dei contenuti dell’incontro tra SMD e IDF. “Vogliamo sapere – spiegano i due capigruppo – se l’incontro è avvenuto, chi vi ha partecipato, quali argomenti sono stati trattati e soprattutto in che modo questo nuovo piano di collaborazione militare si concilia con le promesse del governo sul congelamento delle forniture belliche a Israele”.
Il contesto: la guerra a Gaza e la posizione italiana
La denuncia arriva mentre la comunità internazionale continua a condannare le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza, definite dal M5S “una guerra genocida contro il popolo palestinese”. In questo contesto, la posizione dell’Italia si fa sempre più delicata. Nonostante gli appelli delle Nazioni Unite e di diverse ONG per l’imposizione di un embargo sulle armi a Israele, il governo Meloni ha finora evitato ogni passo concreto in tal senso, limitandosi a dichiarazioni formali.
Pressioni su Palazzo Chigi
Con questa iniziativa, il M5S alza il livello dello scontro politico, chiedendo al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro Crosetto un chiarimento pubblico e trasparente. “È inaccettabile – concludono Lomuti e Marton – che in un momento in cui la comunità internazionale invoca giustizia e responsabilità, l’Italia scelga di rafforzare i legami militari con un governo responsabile di gravi crimini contro i civili palestinesi”.
Il Movimento chiede che Crosetto venga a riferire con urgenza in Aula. E mentre le opposizioni preparano nuove iniziative parlamentari, il caso rischia di diventare un vero terremoto politico per la maggioranza.
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Il caso sollevato dal Movimento 5 Stelle rappresenta molto più di una semplice polemica sulle forniture militari: tocca il nodo cruciale della coerenza tra le dichiarazioni pubbliche del governo e le sue azioni concrete, in un contesto internazionale sempre più teso. Se confermato, il piano di cooperazione con Israele rappresenterebbe non solo uno strappo politico, ma anche un segnale pericoloso sul piano etico e diplomatico, proprio mentre il conflitto a Gaza continua a mietere vittime civili.
Il pressing del M5S su Crosetto e su Palazzo Chigi potrebbe aprire un fronte delicatissimo per la maggioranza, costringendola a spiegare con chiarezza la reale postura dell’Italia nei confronti di Tel Aviv. In gioco non c’è soltanto la politica estera o l’equilibrio tra governo e industria bellica, ma la credibilità stessa di un esecutivo che, davanti a un dramma umanitario, rischia ora di essere accusato di complicità silenziosa. E il Parlamento potrebbe presto diventare il palcoscenico di un confronto decisivo.



















