Secondo i nuovi dati presentati da Enea, la decisione del governo Meloni di smontare il Superbonus 110% non sta solo ridisegnando il panorama dell’edilizia e delle politiche energetiche: sta generando una perdita economica e strategica quantificabile. Il dato più rilevante contenuto nel rapporto è netto: nel 2024 l’Italia ha perso circa 1 miliardo di euro di risparmi energetici che sarebbero stati ottenuti con la prosecuzione della misura.
Un risultato che ribalta la narrativa secondo cui il Superbonus rappresentava un costo insostenibile per le casse pubbliche. I numeri dimostrano l’opposto: quella misura era stata in grado di produrre benefici energetici, occupazionali e ambientali tangibili, contribuendo in modo significativo agli obiettivi europei fissati al 2030.
Enea: “La misura portava benefici concreti. Ora riduzione drastica dei risultati”
Il rapporto 2025 dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo economico non lascia margini interpretativi. Nel documento si legge che:
nel 2024 i progetti superstiti legati al Superbonus hanno generato un risparmio pari a 0,127 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio),
rispetto al 2023 la riduzione è stata drastica,
gli obiettivi previsti dal piano nazionale energie e clima rischiano di essere compromessi.
A rallentare le prestazioni dell’intero sistema è stata, secondo gli analisti, la modifica normativa del governo Meloni, che ha progressivamente eliminato cessione del credito e sconto in fattura, meccanismi considerati centrali per l’accessibilità economica degli interventi.
“Obiettivi al 2030 a rischio”: la denuncia degli esperti
Enea conferma che prima delle modifiche, il Superbonus stava contribuendo al miglioramento della prestazione energetica del patrimonio edilizio italiano con una velocità senza precedenti. Conclusioni chiare:
Senza interventi straordinari simili, l’Italia non riuscirà a centrare i target europei di riduzione delle emissioni per il 2030.
Una frenata particolarmente problematica in un Paese dove oltre il 60% delle abitazioni è stato costruito prima del 1980 e risulta altamente energivoro.
L’effetto combinato tra riduzione dei lavori, aumento dei costi per famiglie e imprese e scomparsa delle agevolazioni ha prodotto un blocco quasi totale del settore delle ristrutturazioni energetiche.
Il ministro Pichetto Fratin aveva promesso continuità. I dati raccontano altro
Appena settimane fa, durante una conferenza stampa al ministero, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin aveva dichiarato che l’efficienza energetica sarebbe rimasta una “priorità fondamentale”.
Il rapporto Enea racconta però una realtà diversa:
“Le modifiche normative hanno ridotto notevolmente l’apporto dei risparmi.”
Il paragone tra pre e post cambio normativo è eloquente:
il contributo nazionale derivante da Ecobonus, Bonus Casa e altri incentivi cresce appena di 0,150 Mtep,
meno di un decimo di quanto registrato quando il Superbonus era pienamente operativo.
I numeri nascosti: investimenti fermi e cantieri bloccati
Un altro dato pesante emerge dal monitoraggio delle richieste:
solo il 56,2% dei lavori avviati risulta concluso,
oltre 500 mila cittadini hanno dichiarato di aver interrotto o rinviato interventi per impossibilità finanziaria.
Si tratta di famiglie, condomìni, proprietari con redditi medi o bassi: proprio quella fascia di popolazione che la misura aveva permesso di coinvolgere, riducendo consumi, bollette e emissioni.
Conseguenze economiche: un danno che supera il risparmio fiscale
Secondo gli analisti, la perdita del miliardo di risparmi energetici non è un dato astratto: equivale a:
meno bollette ridotte,
meno produzione fotovoltaica (stimata a oltre 825.715 MWh/anno),
minore sicurezza energetica nazionale,
più emissioni climalteranti.
Il rapporto calcola anche la ricaduta sotterranea: la fine della misura ha congelato oltre 250 miliardi di investimenti potenziali nel settore edilizio e nelle tecnologie verdi.
Una decisione politica con effetti strutturali
La scelta del governo Meloni di chiudere il Superbonus non è più una questione ideologica: ora è misurabile.
I dati di Enea mostrano che la decisione ha compromesso una delle poche politiche pubbliche in grado di coniugare clima, occupazione, sviluppo tecnologico e risparmio economico per le famiglie.
E mentre altri Paesi europei accelerano sulle ristrutturazioni green, l’Italia frena.
La conclusione del rapporto è una frase secca, ma pesante come una sentenza:
“La riduzione della misura rischia di compromettere la capacità nazionale di raggiungere gli obiettivi energetici fissati al 2030.”
Un miliardo perso non è solo una cifra: è una strategia nazionale svanita.
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In questo quadro, diventa difficile continuare a parlare del Superbonus solo come di una “bomba sui conti pubblici” senza tenere insieme l’altra metà dell’equazione: quella dei risparmi energetici mancati, degli investimenti congelati, dei cantieri fermi e di un’intera filiera che aveva iniziato a innovare e ora si ritrova frenata. I dati Enea non sono l’opinione di una parte politica: sono la fotografia di una scelta che ha ridotto l’efficacia delle politiche per il clima proprio mentre l’Europa chiede agli Stati di accelerare, non di rallentare.
La domanda, a questo punto, non è più se il Superbonus fosse perfettibile – lo era, e andava corretto – ma perché si sia scelto di smantellarlo senza una vera alternativa all’altezza delle sfide energetiche del Paese. Perché in gioco non c’è soltanto il bilancio annuale dello Stato, ma la capacità dell’Italia di difendere famiglie e imprese dal caro energia, di modernizzare il proprio patrimonio edilizio e di rispettare gli impegni climatici presi in sede europea. Un miliardo perso non è solo una cifra: è una strategia nazionale svanita.




















