Il nuovo quadro delle intenzioni di voto fotografato da EMG (dato riportato il 13 febbraio 2026) restituisce un’Italia politicamente spaccata in due: centrodestra al 45% e centrosinistra al 44,4%. Una distanza minima, che vale meno di un punto e che diventa ancora più significativa se letta insieme al dato di tendenza: entrambi gli schieramenti arretrano rispetto a due settimane fa, rispettivamente di -1,6 e -1,5, segno di un movimento generale che non premia né l’una né l’altra area e che potrebbe spostarsi verso liste minori o verso l’area dell’astensione/indecisione.
Accanto alla fotografia dei partiti, infatti, c’è un altro elemento che pesa: l’affluenza stimata al 58%, in crescita di +3 punti rispetto alla rilevazione precedente, ma ancora lontana dal 64% del 2022. Un dato che segnala una possibile riattivazione del clima politico, ma anche la persistenza di una fascia ampia che resta fredda o distante.
Il blocco di centrodestra: primo, ma in lieve calo
Il centrodestra mantiene la testa con 45,0%, però il segno è negativo: -1,6. Dentro la coalizione il peso specifico resta concentrato soprattutto su Fratelli d’Italia:
Fratelli d’Italia: 27,0%
Forza Italia: 9,0%
Lega: 7,6%
Noi Moderati: 1,4%
La somma racconta una dinamica abbastanza netta: FdI resta il perno ma non più al 30%, mentre gli altri alleati occupano spazi più ridotti ma determinanti per tenere in sicurezza il totale di coalizione. Il calo complessivo può essere letto come un segnale di fisiologica erosione dopo una lunga fase di centralità di governo, ma anche come un indicatore: quando la competizione torna serrata, ogni decimale “perso” pesa più del solito, perché il centrosinistra è incollato.
Centrosinistra: la rincorsa continua, ma anche qui c’è un arretramento
Il centrosinistra si attesta al 44,4%, con un -1,5 in due settimane. Un dato che non ribalta la classifica, ma conferma una tendenza: la partita è ormai sul filo e la distanza dal centrodestra è ridotta al minimo.
Nel dettaglio:
PD: 22,2%
Movimento 5 Stelle: 12,1%
Alleanza Verdi–Sinistra: 6,1%
Italia Viva: 2,4%
+Europa: 1,6%
Qui il punto politico è doppio. Da un lato, il PD resta la prima forza dell’area, con un dato sopra il 22%. Dall’altro, il M5S si conferma un pilastro decisivo: la tenuta sopra il 12% significa che la “somma” dell’opposizione non può essere letta solo in chiave Pd-centrica. E poi c’è AVS, che a 6,1% consolida una fascia non marginale e potenzialmente determinante nei rapporti di forza interni alla coalizione.
L’area di centro: piccolo incremento, ma ruolo potenzialmente decisivo
Nel grafico EMG compare un “Totale centro” al 4,8%, con segno +0,3. È un dato numericamente contenuto, ma politicamente interessante perché, in uno scenario così ravvicinato, anche pochi punti possono diventare un fattore di equilibrio.
Azione: 3,0%
Partito Liberal Democratico: 1,8%
Totale centro: 4,8% (+0,3)
Il centro, in altre parole, non sfonda ma si muove. E quando i due poli principali arretrano quasi in parallelo, la prima ipotesi naturale è che una parte di consenso stia migrando verso aree laterali o resti sospesa.
Le altre liste: area frammentata, ma con segnali da monitorare
Fuori dai due blocchi principali e dall’area di centro, il quadro mostra altre presenze:
Futuro Nazionale: 2,9% (indicazione “n.v.” nel confronto)
Democrazia Sovrana e Popolare: 1,6% (-0,1)
Altra lista: 1,3%
Questi numeri da soli non riscrivono il quadro generale, ma sono un segnale di frammentazione: una parte dell’elettorato continua a cercare “contenitori” alternativi o identitari, e in una fase di incertezza anche quote ridotte possono diventare rilevanti, soprattutto se l’affluenza resta più bassa rispetto agli standard storici.
Il dato che cambia la lettura: affluenza stimata al 58%, ma il Paese resta sotto il 2022
L’affluenza stimata al 58% è forse il dato più politico dell’intera rilevazione: sale di 3 punti rispetto alla wave precedente, ma è ancora sei punti sotto il 64% del 2022.
Tradotto: c’è un tentativo di “risveglio” della partecipazione, ma non siamo in un clima di mobilitazione piena. E questo ha un effetto immediato: in un Paese dove l’elettorato non è completamente attivato, la campagna conta tantissimo. Perché chi riesce a portare fuori dal non-voto anche una quota piccola può spostare i rapporti di forza.
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Il sondaggio EMG del 13 febbraio consegna una realtà semplice e inquieta insieme: centrodestra davanti, ma di pochissimo; centrosinistra quasi alla pari; entrambi in calo; e un Paese che sembra muoversi più per piccoli slittamenti che per grandi onde.
Con un margine inferiore a un punto, la vera partita non è soltanto “chi cresce”, ma chi riesce a non perdere e, soprattutto, chi riesce a mobilitare. Perché con un’affluenza stimata al 58%, c’è ancora un pezzo enorme di Italia che può decidere di contare… oppure restare fuori dal gioco. E in un equilibrio così sottile, quella scelta vale più di qualunque slogan.



















