Altro che vicinanza a Ranucci, il web non perdona, ecco cosa scriveva la Premier – INEDITO

Dopo l’attentato che ha colpito Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, la premier Giorgia Meloni ha espresso “piena solidarietà al giornalista e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio subito”, ribadendo che “la libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie”.

Parole istituzionalmente corrette, pronunciate in un momento drammatico per la libertà di stampa italiana. Tuttavia, a ricordare quanto in passato il tono della leader di Fratelli d’Italia fosse ben diverso sono riemersi in rete vecchi post e tweet pubblicati proprio da Meloni negli anni in cui Report le aveva dedicato inchieste e approfondimenti.

Quando Meloni definiva Report “un circolo terrapiattista”

Nel 2019, all’indomani di una puntata di Report che riguardava i legami internazionali della destra sovranista, Meloni reagì con toni durissimi:

“#Report mi dedica un bambinesco servizio degno di un circolo terrapiattista: GOMBLOTTO sovranista, hacker cosacchi, bot e robot. Zero fatti, solo fango. Raccolgo i dati e faccio una conferenza per deridere questi ‘giornalisti di inchiesta’. Ci sarà da ridere.”
(Tweet del 28 ottobre 2019)

Pochi giorni dopo, la stessa Meloni annunciò una conferenza stampa contro la trasmissione:

“Tenetevi pronti! Domani pomeriggio conferenza stampa nella quale smonteremo il castello di menzogne diffuso da Report su di me. Ci sarà da divertirsi, comprate i pop-corn.”
(Tweet del 3 novembre 2019)

“Caro Ranucci, se denuncio e Report perde, chi paga?”

Il botta e risposta con la trasmissione proseguì per mesi, fino a un messaggio diretto a Sigfrido Ranucci:

“Caro Ranucci, se denuncio e Report perde, i danni li pagate tu e Report o li paga mamma Rai coi soldi dei contribuenti? Raccontalo agli italiani.”
(Tweet dell’11 novembre 2019)

All’epoca, Meloni non era ancora premier, ma già leader di Fratelli d’Italia e tra i principali riferimenti del fronte sovranista. Quelle parole vennero lette da molti come un tentativo di intimidazione politica verso una trasmissione che da anni rappresenta uno dei simboli del giornalismo d’inchiesta in Rai.

Oggi la svolta istituzionale

A distanza di sei anni, dopo l’attentato che ha distrutto l’auto di Ranucci e quella della figlia, Meloni ha diffuso un messaggio dal tono opposto:

“La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere.”

Un linguaggio sobrio, istituzionale, ma che secondo molti osservatori contrasta con i precedenti attacchi frontali al programma e ai suoi autori. Sui social, le bacheche si sono riempite di ricondivisioni dei vecchi tweet, accompagnate da commenti ironici o critici: “Ora è troppo facile fingere solidarietà”, ha scritto Andrea Scanzi, “dopo anni di querele e campagne di delegittimazione”.

Le critiche: “Solidarietà a parole, ma i fatti dicono altro”

Anche diverse associazioni di categoria hanno sottolineato la necessità di passare dalle dichiarazioni ai fatti.
Negli ultimi anni, infatti, Report e Ranucci hanno ricevuto decine di querele da parte di esponenti del governo e della maggioranza, tra cui i ministri Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Daniela Santanchè, il presidente del Senato Ignazio La Russa e lo stesso partito Fratelli d’Italia, che ha presentato una richiesta di risarcimento da 50mila euro contro la redazione Rai.

Come ha ricordato il leader M5S Giuseppe Conte, “in uno Stato democratico chi rappresenta le istituzioni dovrebbe proteggere il giornalismo d’inchiesta, non intimidirlo con le querele”.

Il nodo della coerenza

Il contrasto tra le parole di oggi e quelle del passato solleva una questione politica e morale più ampia: quella della coerenza.
Per anni, Report è stato considerato da gran parte della destra un programma “nemico”, accusato di “faziosità” e “attacchi politici”. Oggi, dopo un attentato che poteva trasformarsi in tragedia, la solidarietà istituzionale è d’obbligo. Ma molti si chiedono se basterà a cancellare anni di ostilità verso chi fa informazione scomoda.

“La libertà di stampa non si difende solo con i tweet,” ha scritto un giornalista Rai su X.
“Si difende evitando querele temerarie, smettendo di delegittimare e proteggendo davvero chi indaga il potere.”

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In conclusione

Le parole di solidarietà della premier sono necessarie, ma non bastano a far dimenticare un passato di attacchi contro Report e il suo conduttore.
L’Italia, oggi più che mai, ha bisogno di una classe dirigente che tuteli davvero la libertà di informazione, non solo quando la cronaca impone di farlo.

Perché, come ha detto Ranucci stesso a Otto e Mezzo, “attentare a un giornalista significa attentare allo Stato di diritto”.
E il primo dovere di chi governa è quello di difenderlo, sempre — anche da sé stesso.

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