Ancora Problemi per Matteo Salvini – Ecco cosa ha scoperto il Ministro dei trasporti

Il Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro dello scontro politico ed economico. Mentre il governo continua a indicare l’opera come una delle infrastrutture strategiche per il Paese, emergono interrogativi sulla sostenibilità tecnica ed economica del progetto. E contemporaneamente fanno discutere i conti della società incaricata di portarlo avanti, Stretto di Messina Spa, con l’aumento dei costi del personale e il trattamento economico dei suoi vertici.

A riaccendere il dibattito sono due questioni strettamente intrecciate: da una parte le prescrizioni e gli approfondimenti tecnici che dovranno accompagnare il progetto; dall’altra una struttura societaria che, ancora prima dell’apertura dei cantieri dell’opera principale, sta già sostenendo costi crescenti.

Il punto più delicato è quello evidenziato dall’articolo pubblicato il 14 agosto dal Fatto Quotidiano: secondo la ricostruzione, i dubbi tecnici sollevati dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dall’Autorità di regolazione dei trasporti e dalla Commissione Via dovranno essere affrontati nel progetto esecutivo, mentre i lavori risultano affidati e i costi stanno già aumentando.

I dubbi sulla realizzabilità del Ponte

La questione tecnica è tutt’altro che secondaria.

Secondo quanto riportato nell’intervento pubblicato dal Fatto, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici avrebbe certificato l’insufficienza di alcuni aspetti del progetto del Ponte, prescrivendo ulteriori approfondimenti.

La tesi esposta è particolarmente netta: allo stato attuale e in assenza degli approfondimenti richiesti, non sarebbe possibile affermare con certezza che l’opera possa essere realizzata esattamente nelle condizioni oggi prospettate.

Non significa automaticamente che il Ponte sia irrealizzabile. Significa però che una serie di questioni tecniche dovrà trovare risposta nelle successive fasi progettuali.

Ed è proprio questa distinzione a diventare politicamente importante.

Perché mentre la comunicazione pubblica sul Ponte procede presentando l’infrastruttura come un progetto ormai avviato verso la realizzazione, sul piano tecnico restano prescrizioni e verifiche da completare.

Gli approfondimenti rinviati al progetto esecutivo

Il nodo riguarda proprio il passaggio al progetto esecutivo.

Secondo la ricostruzione, diverse questioni indicate dagli organismi competenti dovranno essere approfondite nella fase successiva, quando però l’affidamento dei lavori è già stato impostato.

È un meccanismo che alimenta le critiche degli oppositori dell’opera: secondo questa posizione, sarebbe stato preferibile sciogliere preventivamente tutti i principali interrogativi tecnici prima di procedere ulteriormente.

I sostenitori del Ponte possono invece osservare che prescrizioni, integrazioni e approfondimenti costituiscono passaggi normali nel percorso di una grande infrastruttura e non equivalgono alla bocciatura dell’opera.

La vera partita sarà quindi sulla capacità del progetto esecutivo di rispondere puntualmente alle questioni sollevate.

L’altro grande problema: quanto costerà davvero?

Accanto alla fattibilità tecnica esiste poi un secondo interrogativo: il costo finale.

È probabilmente uno dei temi destinati a pesare maggiormente nei prossimi anni.

Una grande infrastruttura realizzata nell’arco di molti anni è inevitabilmente esposta all’aumento dei prezzi delle materie prime, del costo del lavoro e delle forniture, oltre che alle eventuali modifiche progettuali rese necessarie dalle prescrizioni tecniche.

Ed è qui che la questione diventa anche finanziaria.

Se gli approfondimenti richiesti comportassero modifiche significative, il costo complessivo potrebbe crescere rispetto alle previsioni iniziali. E ogni incremento dovrebbe naturalmente trovare una copertura.

Nel frattempo crescono i costi di Stretto di Messina Spa

Mentre sul progetto rimangono questioni da approfondire, Il Fatto Quotidiano concentra l’attenzione anche sui conti di Stretto di Messina Spa.

Secondo i dati riportati dal quotidiano, nel bilancio pubblicato nei mesi scorsi il costo complessivo del personale avrebbe raggiunto 11,8 milioni di euro a fine dicembre 2025, rispetto ai 9,1 milioni dell’anno precedente.

Si tratterebbe quindi di un incremento significativo in appena dodici mesi.

A pesare sarebbero sia l’aumento dell’organico sia il costo delle figure dirigenziali.

Il personale sale e aumentano anche i dirigenti

Il quotidiano riferisce inoltre che le spese relative ai super dirigenti nel 2024 erano pari a circa 9 milioni di euro, corrisposti a 45 persone.

Nel 2025, secondo i dati citati, si sarebbero aggiunti altri quattro dirigenti, portando il relativo costo a circa 6,1 milioni, con una media – precisa lo stesso articolo – che non sarebbe però uniforme, perché le retribuzioni variano sensibilmente a seconda dei ruoli.

Sono cifre che inevitabilmente alimentano il dibattito sull’organizzazione della società.

Il problema politico posto dai critici è semplice: quanto è giustificato l’incremento dei costi della struttura mentre l’opera deve ancora superare passaggi tecnici fondamentali?

Il caso dell’amministratore delegato Pietro Ciucci

Al centro dell’attenzione finisce inevitabilmente anche l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci.

Il Fatto Quotidiano dedica particolare attenzione al suo trattamento economico e al rapporto tra l’incarico societario e la pensione.

La questione nasce dalla normativa che disciplina gli incarichi attribuiti a pensionati nella pubblica amministrazione e nelle società controllate dallo Stato.

Secondo la ricostruzione del quotidiano, per Ciucci sarebbe stata introdotta una specifica possibilità di cumulo, collegata alla natura e alla durata dell’incarico alla guida della società.

L’incarico fino al 2028

Ciucci, secondo quanto riportato, potrebbe continuare a ricoprire l’incarico fino al 2028, cumulando il compenso con il trattamento pensionistico.

Il punto deriva da una deroga introdotta dal governo per incarichi attribuiti a pensionati di riconosciuta esperienza nell’ambito di opere considerate di rilevante interesse nazionale.

Il Ponte sullo Stretto rientra evidentemente in questa categoria.

La ratio sostenuta dal governo è quella di poter ricorrere a figure con una lunga esperienza nella gestione di grandi opere e strutture pubbliche.

Per i critici, invece, la vicenda rappresenta l’ennesimo elemento controverso nella gestione del progetto.

Quanto guadagna Ciucci

Secondo i dati riportati dal Fatto, l’amministratore delegato riceverebbe dalla società circa 358 mila euro lordi annui, ai quali si aggiungerebbe la pensione.

Il quotidiano riferisce inoltre di una cifra di circa 296 mila euro annui relativa al trattamento pensionistico.

Sono numeri rilevanti, soprattutto perché si inseriscono in un quadro nel quale la spesa complessiva della società è destinata a essere osservata con sempre maggiore attenzione.

Il tema, va precisato, non riguarda la legittimità in sé dei compensi, ma la scelta politica e normativa che consente il cumulo e l’opportunità di tale trattamento nell’ambito di una società pubblica impegnata in un’opera finanziariamente molto impegnativa.

La questione dei consulenti

Ma i vertici non rappresentano l’unica voce sotto osservazione.

L’articolo richiama anche l’attenzione sugli incarichi e sulle consulenze necessarie alla società per accompagnare il complesso iter del Ponte.

Un’infrastruttura di queste dimensioni richiede inevitabilmente competenze altamente specializzate: ingegneristiche, ambientali, economiche, amministrative e legali.

Il problema diventa verificare che ogni incarico sia effettivamente necessario, trasparente e proporzionato alle esigenze dell’opera.

Ed è proprio sulla gestione di queste risorse che nei prossimi mesi potrebbe concentrarsi una parte significativa del confronto politico.

Un’opera ancora prima dei cantieri e già al centro delle polemiche

Il paradosso che emerge è evidente.

Il Ponte è ancora nella delicata fase che precede la realizzazione materiale delle parti principali dell’infrastruttura, eppure intorno all’opera si sta già sviluppando una battaglia su costi, prescrizioni tecniche, compensi, personale e sostenibilità finanziaria.

La questione non riguarda più soltanto la storica contrapposizione tra favorevoli e contrari al collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.

La domanda diventa molto più concreta: il progetto che verrà effettivamente costruito sarà tecnicamente uguale a quello oggi previsto? E soprattutto, quanto costerà alla fine?

Le prescrizioni tecniche saranno il vero banco di prova

Le risposte arriveranno soprattutto con il progetto esecutivo.

È in quella fase che dovranno essere affrontate le osservazioni formulate dagli organismi tecnici e ambientali e dovrà essere dimostrata concretamente la capacità del progetto di rispettare tutti i requisiti richiesti.

Soltanto allora sarà possibile valutare quanto gli approfondimenti incidano sulle caratteristiche dell’opera e sui suoi costi.

Presentare oggi le prescrizioni come una bocciatura definitiva sarebbe improprio; allo stesso modo, ignorarne l’esistenza e considerare ogni questione tecnica definitivamente risolta sarebbe altrettanto fuorviante.

La sfida per il governo Meloni e Salvini

Politicamente il dossier riguarda direttamente il governo e soprattutto Matteo Salvini, che del Ponte ha fatto uno dei simboli della propria azione al ministero delle Infrastrutture.

Proprio per questo qualsiasi aumento consistente dei costi o problema nella fase esecutiva avrebbe conseguenze politiche rilevanti.

Il governo ha puntato molto sulla narrazione del Ponte come infrastruttura capace di rilanciare il Mezzogiorno, collegare più efficacemente Sicilia e continente e generare investimenti e occupazione.

Gli oppositori contestano invece priorità, costi e sostenibilità dell’intervento, chiedendo che le risorse vengano destinate innanzitutto al potenziamento delle infrastrutture ferroviarie, stradali e idriche di Sicilia e Calabria.

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Il conto finale resta la grande incognita

Ed è proprio il denaro a rappresentare uno dei punti cruciali.

Se i costi aumentassero significativamente durante la progettazione esecutiva e successivamente durante la costruzione, sarebbe necessario individuare ulteriori risorse pubbliche.

E più aumenta il costo complessivo, più diventa decisivo dimostrare che i benefici economici e infrastrutturali dell’opera siano proporzionati all’investimento.

La questione, dunque, non è soltanto decidere se costruire il Ponte.

È stabilire quale Ponte sarà effettivamente possibile costruire, con quali caratteristiche, in quanto tempo e soprattutto con quale costo finale per lo Stato.

Il Ponte entra nella fase più delicata

Il quadro che emerge è quindi molto diverso dall’idea di un’opera per la quale ogni problema sarebbe ormai definitivamente risolto.

Ci sono procedure avviate e decisioni politiche già assunte, ma esistono anche prescrizioni tecniche da affrontare e interrogativi economici destinati ad accompagnare tutto il percorso.

Nel frattempo Stretto di Messina Spa continua a crescere, aumenta il personale, sostiene i costi della propria struttura e prepara la macchina necessaria alla realizzazione dell’infrastruttura.

È precisamente qui che si giocherà la credibilità dell’intero progetto.

Perché, al di là delle contrapposizioni politiche, il giudizio finale sul Ponte dipenderà dai fatti: dalla capacità di superare le criticità tecniche, rispettare le prescrizioni, controllare i costi e dimostrare che l’enorme investimento pubblico necessario sia sostenibile.

E mentre il governo accelera, la domanda resta aperta: quanto costerà davvero il Ponte sullo Stretto quando – e se – arriverà il momento di completarlo?

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