Ancora un grattacapo per la Premier Giorgia Meloni, ora FabooRampelli sotto i riflettori per…

Fermi tutti!

Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e fedelissimo di Giorgia Meloni, è riuscito a superare persino i già altissimi standard di ardite interpretazioni geopolitiche a cui Fratelli d’Italia ci ha abituati. In una recente dichiarazione riportata da Open, Rampelli ha affermato:

«Putin vuole ricomporre nel nostro continente l’orrore comunista abbattuto con il muro di Berlino il 9 novembre 1989 dal desiderio di libertà dei popoli che per mezzo secolo furono brutalizzati, sottomessi, deportati, affamati, uccisi dall’Urss».

Tradotto: secondo Rampelli, il presidente russo non sarebbe soltanto un autocrate nazionalista, ma addirittura un nostalgico bolscevico sotto mentite spoglie, pronto a rianimare l’Unione Sovietica.

La “prova” della felpa di Lavrov

Per corroborare la sua teoria, Rampelli porta due elementi a dir poco singolari. Il primo è l’abbigliamento di Sergej Lavrov: il ministro degli Esteri russo si è presentato al vertice di Anchorage con Donald Trump indossando una felpa con la scritta CCCP in caratteri cubitali. Il secondo, un episodio del marzo 2022, quando i soldati russi issarono la bandiera rossa con falce e martello a Cherson, nei primi giorni dell’invasione dell’Ucraina.

Secondo Rampelli, questi gesti sarebbero sufficienti a dimostrare che l’obiettivo di Putin non è soltanto vincere la guerra in Ucraina, ma addirittura riconquistare l’Europa per riportarla sotto il giogo del comunismo. Una ricostruzione che rasenta la paranoia e che sembra dimenticare almeno trent’anni di storia politica russa.

La realtà (dimenticata) da Fratelli d’Italia

Eppure, basterebbe un rapido sguardo agli ultimi due decenni per notare quanto la Russia di Putin si sia sempre proposta come baluardo del nazionalismo, della tradizione e persino del conservatorismo religioso, ben lontano da qualsiasi nostalgico marxismo-leninismo. Anzi, lo stesso Cremlino ha spesso fatto della lotta contro l’“ideologia comunista” e contro le derive occidentali del progressismo un marchio di fabbrica.

Il problema è che questo non si concilia con la narrazione utile a certi ambienti della destra italiana, che preferiscono dipingere Putin come un pericoloso “rosso”, piuttosto che ammettere le ambiguità del passato politico del loro stesso partito. Non va dimenticato, infatti, che Giorgia Meloni – oggi paladina di Kiev e dell’atlantismo – per anni ha elogiato il presidente russo come esempio di leader sovranista e difensore dell’identità nazionale.

Meloni e Putin: una storia d’amore mai raccontata

È difficile non ricordare come la stessa Meloni, da leader dell’opposizione, festeggiasse puntualmente ogni “elezione” di Putin, difendesse Mosca dalle sanzioni e lo indicasse come riferimento per il fronte sovranista mondiale. “Due Mattarella per mezzo Putin”, diceva uno slogan di qualche anno fa, a testimoniare quanto la destra italiana avesse bisogno di un modello forte cui ispirarsi.

Oggi, invece, per esigenze di governo e di fedeltà alla Nato, la premier ha cambiato spartito, allineandosi agli Stati Uniti e sostenendo senza esitazioni la resistenza ucraina. Ma il passato resta, e i tentativi maldestri di Rampelli di trasformare Putin in un comunista non fanno altro che mettere in imbarazzo lo stesso partito.

Il teorema del rovesciamento

La retorica di Rampelli si inserisce in un meccanismo ben collaudato: attribuire ai nemici politici, interni o esterni, caratteristiche che non hanno, pur di renderli più facilmente attaccabili. Nel nuovo Vangelo geopolitico di Fratelli d’Italia, Putin diventa improvvisamente un comunista, così da presentare l’Italia meloniana come baluardo dell’anticomunismo europeo.

Peccato che la realtà racconti altro: Putin non è né un nostalgico sovietico né un campione del liberalismo occidentale. È semplicemente un autocrate nazionalista che usa simboli e retoriche a proprio piacimento per rafforzare il potere interno e destabilizzare l’Occidente.

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Le parole di Fabio Rampelli sono l’ennesima prova di come, nel centrodestra italiano, la propaganda spesso abbia la meglio sulla coerenza e sull’analisi geopolitica. Il vicepresidente della Camera, uno degli esponenti più influenti di Fratelli d’Italia, arriva a evocare un ritorno del comunismo sovietico guidato da Putin, dimenticando vent’anni di politica internazionale e le stesse dichiarazioni passate della sua leader Giorgia Meloni.

Se non fosse tragico, sarebbe ridicolo.

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