Salvini e la promessa (mancata) di abolire la Legge Fornero
Dallo slogan del 2018 al “spernacchiatemi” del 2022, fino alle quote provvisorie
La promessa. Da almeno due campagne elettorali (2018 e 2022) Matteo Salvini ha fatto dell’abolizione della Legge Fornero uno dei propri cavalli di battaglia. Nel 2022, in piena corsa verso il voto, arrivò il rilancio spettacolare: se una volta al governo non avesse cancellato la Fornero, autorizzava i suoi a “spernacchiarlo”. Una sfida pubblica, trasformata in meme e cartelli, che puntava a cementare l’immagine del leader “manteniamo le promesse”.
Cosa è stato fatto davvero. La Fornero (varata nel 2011) non è stata abolita. Negli anni si sono susseguiti meccanismi-ponte:
Quota 100 (2019–2021, governo M5S–Lega): uscita con 62 anni d’età e 38 di contributi.
Quota 102 (2022, governo Draghi): 64+38 per un solo anno.
Quota 103 (dal 2023, governo Meloni): 62+41 con penalizzazioni/limiti; poi ulteriormente irrigidita.
Ipotesi come “Quota 41 per tutti” (uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età) sono rimaste annunci per vincoli di spesa e sostenibilità.
In sostanza, i governi hanno ritoccato i requisiti di anticipo per platee delimitate e per periodi limitati, ma l’architettura Fornero (età legale, adeguamenti alla speranza di vita, principio contributivo) è rimasta in piedi.
Perché non è stata abolita. Due i fattori chiave:
Costo: un superamento integrale richiederebbe decine di miliardi strutturali l’anno.
Vincoli europei e demografia: invecchiamento della popolazione e regole di bilancio spingono a contenere la spesa previdenziale.
La chiosa di Scanzi e il “conto” politico
Sul tema è intervenuto più volte anche Andrea Scanzi, con il suo stile caustico. La frase circolata in rete riassume l’umore di chi giudica quella promessa come uno slogan senza esito:
«Oh, ragazzi, ce lo chiede proprio lui personalmente.
Quindi spennacchiamolo. È un dovere morale.»
Il senso è chiaro: se alza l’asticella, poi il leader deve risponderne; altrimenti è legittimo che l’opinione pubblica gli presenti il conto politico.
Cosa resta, oggi, della “battaglia anti-Fornero”
Resta un’aspettativa delusa tra chi confidava in un azzeramento, e una realtà fatta di quote temporanee, finestre d’uscita più strette e penalità sugli assegni anticipati. Nel frattempo, l’attenzione si è spostata su temi come lavoro discontinuo, carriere povere e tutele per i lavori gravosi, ossia nodi che una semplice “abolizione” non risolverebbe da sola.
LA NUOVA MANOVRA:
Pensioni: nella nuova manovra scatta l’aumento dell’età di uscita.
La legge di bilancio targata Meloni conferma l’adeguamento alla speranza di vita e fa salire l’età pensionabile dal 1° gennaio 2027, con uno scatto iniziale e ulteriori incrementi nel 2028. In parallelo spariscono Quota 103 e Opzione Donna, mentre viene prorogata l’Ape sociale. Pensioni Oggi+3Il Fatto Quotidiano+3la Repubblica+3
Chiosa da integrare nella conclusione:
Alla luce di questi interventi, il contrasto con gli slogan anti-Fornero è ancora più evidente: il Governo di cui Salvini fa parte non ha abolito la riforma del 2011; al contrario, ha lasciato operare (e programmato) gli aumenti dell’età di vecchiaia previsti dagli adeguamenti demografici, irrigidendo la flessibilità in uscita
Pensione di vecchiaia:
fino al 31/12/2026: 67 anni;
dal 1/01/2027: 67 anni e 1 mese;
dal 1/01/2028: 67 anni e 3 mesi
(con alcune esenzioni per lavori usuranti/gravosi).
Leggi anche

ULTIM’ORA – Deve intervenire Giuseppe Conte con parole forti – Accusa a Giorgia Meloni – Video
Una raffica di accuse, su più dossier, in poche ore. Intervistato al Tg3 (con dichiarazioni rilanciate dalle agenzie e con
La promessa di “abolire la Fornero” è stata il motore narrativo di anni di campagna, ma non si è tradotta in riforma strutturale: al suo posto, aggiustamenti-tampone e finestre selettive. In politica gli slogan hanno gambe corte: se trasformi la tua credibilità in un “spernacchiatemi se non ci riesco”, poi devi mostrare i risultati. Oggi il bilancio è semplice: la Fornero c’è ancora; chi governa dovrà scegliere se continuare con quote annuali e micro-correttivi o affrontare davvero il tema con una riforma sostenibile, che coniughi equità intergenerazionale, conti pubblici e lavori usuranti. Fino ad allora, le “spernacchiate” resteranno più che uno sfogo: saranno il promemoria di una promessa non mantenuta.



















