Andrea Scanzi dà una lezione in diretta TV a Meloni e Nordio su caso Almasri – VIDEO

Roma, 6 novembre 2025 –
Serata infuocata a Otto e Mezzo, il talk di Lilli Gruber su La7. Ospite in studio, Andrea Scanzi ha demolito, con una lunga analisi tagliente, la gestione da parte del governo Meloni del caso Almasri, il generale libico accusato di crimini di guerra, torture e omicidi, rimpatriato dall’Italia con un volo di Stato e poi arrestato in Libia per gli stessi reati.
Per Scanzi, la vicenda rappresenta “una delle figuracce massime raggiunte da questo esecutivo, che pure di figuracce ne ha inanellate molte”.

“Una vergogna nazionale. Lo Stato italiano ha restituito un aguzzino”

Il giornalista del Fatto Quotidiano non ha usato mezzi termini nel ricostruire la dinamica dell’episodio:

“Con qualsiasi motivazione ci sia stata dietro, il dato di fatto è che lo Stato italiano ha restituito un aguzzino al suo Paese. Lo abbiamo rimandato a casa, con tanto di volo di Stato, come se fosse un ospite d’onore. Poi ci raccontano che era tutto previsto, che era parte di un piano. Ma non sembrava proprio, a giudicare dal modo in cui lo hanno accolto in pompa magna.”

Scanzi ha definito il comportamento del governo “eticamente indegno”, ricordando che Almasri è accusato di torture e violazioni dei diritti umani.

“È inaccettabile che un Paese democratico, membro dell’Unione Europea, consegni un criminale di guerra con una stretta di mano, invece di garantire giustizia alle sue vittime. È un segnale devastante per la nostra credibilità internazionale.”

“Un governo di incapaci: non sanno neanche leggere le carte in inglese”

L’editorialista ha poi evidenziato la confusione e la contraddittorietà delle versioni fornite dal governo, in particolare dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che nelle settimane scorse aveva giustificato il mancato invio di Almasri alla Corte penale internazionale sostenendo che “le carte erano in inglese”.

“Abbiamo un ministro della Giustizia che nel 2025 si difende dicendo che non conosce l’inglese. Ma dove vogliamo andare? È una barzelletta. E la cosa più grave è che lo dice come se fosse normale.”

 

Per Scanzi, questa giustificazione mostra “una totale incapacità politica e amministrativa”, aggravata dal tentativo del governo di riscrivere la realtà a posteriori.

“Sono passati da dire che era un atto umanitario a una questione di competenze, poi che era tutto previsto. Hanno cambiato versione almeno dieci volte. È un disastro di comunicazione, ma soprattutto di trasparenza.”

“Ipocrisia e incoerenza: garantisti solo quando conviene”

Nel suo intervento, Scanzi ha poi messo a nudo quella che definisce “la doppia morale del governo Meloni”:

“Quando si tratta dei loro ministri o collaboratori, diventano improvvisamente paladini del garantismo. Quando si tratta di altri, come Ilaria Salis, allora chiedono la mano dura. È la solita incoerenza di chi difende solo se stesso.”

Il riferimento è al recente scontro tra Roma e Bruxelles per il caso Ilaria Salis, detenuta in Ungheria, dove il governo italiano aveva contestato l’immunità concessa dall’Europarlamento.

“Quando la giustizia colpisce loro, gridano al complotto. Quando colpisce gli altri, gridano all’impunità. È un modo di governare basato sul vittimismo e sulla reinvenzione della realtà.”

“Meloni vive di vittimismo e propaganda”

Scanzi ha poi citato il filosofo Massimo Cacciari, ospite in una precedente puntata, ricordando come avesse denunciato l’abuso del vittimismo nella narrativa della premier:

“Cacciari ha detto una cosa perfetta: togliete il vittimismo a Giorgia Meloni e non resta nulla. Perché tutta la sua politica è costruita sull’idea che ce l’hanno tutti con lei — la magistratura, l’Europa, la stampa, persino la realtà. È una forma di autocompiacimento tossico, che serve solo a distrarre dai fallimenti.”

Secondo il giornalista, “Meloni non ha più una linea politica coerente: alterna slogan nazionalisti, attacchi alla magistratura e goffe giustificazioni. E mentre fa propaganda, il Paese affonda tra salari fermi, inflazione e povertà record.”

“Una figuraccia internazionale senza precedenti”

Il caso Almasri, secondo Scanzi, “ha umiliato l’Italia davanti al mondo”:

“Abbiamo consegnato un torturatore alla Libia e loro lo hanno arrestato per gli stessi reati che noi abbiamo ignorato. È la prova plastica di quanto siamo caduti in basso. Una volta l’Italia era il faro del diritto, oggi — come ha detto Faraone in Parlamento — è la lampadina fulminata del Mediterraneo.”

Il giornalista ha ricordato come l’opposizione, in particolare il M5S e il PD, abbia chiesto un’informativa urgente del ministro Nordio alla Camera, ma “il governo continua a trincerarsi dietro il silenzio e le mezze verità”.

 

Scanzi ha chiuso il suo intervento con un giudizio netto:

“Da tutta questa vicenda il governo Meloni esce distrutto. Ha mostrato assenza di etica, incompetenza diplomatica e incoerenza morale. E invece di fare autocritica, preferisce dare la colpa alla magistratura, ai giornalisti, al destino. È un governo che confonde il potere con la responsabilità. E quando lo capiranno sarà troppo tardi.”

 

Il pubblico in studio ha applaudito a lungo.
Lilli Gruber, con il suo consueto tono ironico, ha chiosato:

“E con questo direi che abbiamo acceso la serata.”

 

Un commento che sintetizza perfettamente lo spirito della puntata: la verità brucia, ma qualcuno deve pur dirla.

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VIDEO:

In conclusione, l’intervento di Scanzi ha trasformato il caso Almasri in una cartina di tornasole: qui non si misura solo un errore politico, ma il rapporto del governo con etica pubblica, competenza amministrativa e coerenza narrativa. La sequenza di versioni, il ricorso al vittimismo e l’assenza di assunzione di responsabilità hanno reso la “figuraccia” non un incidente, ma un metodo.

Per uscirne non bastano slogan: servono una ricostruzione puntuale dei fatti, la chiarificazione della catena decisionale e una linea riconoscibile su diritti umani, giustizia e politica estera. Finché prevarranno le mezze verità sulla trasparenza, il danno resterà doppio—alla credibilità internazionale e alla fiducia interna. Perché la differenza fra potere e responsabilità si misura nelle scelte, non nella propaganda.

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