Una puntata esplosiva di Otto e Mezzo, quella andata in onda venerdì sera su La7, dove Andrea Scanzi non ha risparmiato colpi alla premier Giorgia Meloni dopo l’incontro con Donald Trump. L’opinionista, ospite di Lilli Gruber, ha smontato pezzo per pezzo la narrazione trionfale che la destra italiana sta tentando di costruire intorno alla visita americana della leader di Fratelli d’Italia.
Il casus belli è una parola, ripetuta più volte in trasmissione: “trionfo”. Una parola che, come ha sottolineato lo stesso Scanzi, risuona più come propaganda che come analisi lucida dei fatti. “A me viene un po’ da ridere – ha detto con tono ironico – mi verrebbe da dire: ma di cosa stiamo parlando? Cioè: trionfo quando, dove e come?”
Una frecciatina che richiama esplicitamente le parole usate anche da Giuseppe Conte, che nei giorni scorsi aveva bollato l’incontro Meloni-Trump come una sceneggiata utile solo a rafforzare l’immagine personale della premier. Ma per Scanzi c’è di più: “Se si dice che è una vittoria mediatica, senza dubbio. Anche perché ne stiamo parlando. Se si dice che non poteva ottenere di più, posso anche essere d’accordo. Ma trasformarla in un trionfo…”
Poi la stoccata definitiva, con uno dei paragoni più taglienti: “Trump ha avuto un atteggiamento cordiale, e cosa vi aspettavate? Che si prendessero a cazzotti? Questi incontri sono sempre così. A meno che non ci sia Zelensky. Ma alla fine non si ottiene nulla.” Un modo per ridimensionare l’intera operazione comunicativa della Meloni, ridotta – secondo Scanzi – a una messinscena senza risultati concreti.
E ancora: “Vorrei ricordare che Trump ha un atteggiamento molto rispettoso verso Meloni perché sono uguali. Lo stesso atteggiamento che ha un re verso la sua vassalla: brava, fidata, fedele. Ma non certo alla pari.” Una metafora medievale che ha fatto sobbalzare la platea televisiva e che ha subito fatto il giro del web. In questa rappresentazione, Meloni diventa una sorta di servitrice politica, accolta dal “sire” Trump più per affinità ideologica che per reale peso internazionale.
Il siparietto tra sarcasmo e analisi politica
La performance di Scanzi ha generato reazioni contrastanti: c’è chi lo accusa di rosicare, chi invece lo applaude per aver smascherato l’ennesima operazione di maquillage politico. Ma il suo intervento ha avuto il merito di rompere l’unanimità compiacente di una certa narrazione mainstream.
E proprio su questo punto è intervenuto anche Paolo Mieli, altro ospite in studio, che con toni più misurati ha comunque evidenziato l’ambiguità della missione americana: “Che cosa si è portata a casa Meloni?” Una domanda che aleggia ancora, senza risposte chiare.
Leggi anche

Il giovanissimo giornalista affonda la riforma Nordio e del Governo Meloni – IL SUPER VIDEO
Nel corso del suo intervento a Tagadà, Giacomo Salvini, giornalista de Il Fatto Quotidiano, ha ribadito con chiarezza la propria
Una polemica destinata a durare
L’intervento di Andrea Scanzi non sarà certo l’ultimo capitolo di questa vicenda. Il viaggio di Meloni negli Stati Uniti, il rapporto con Trump, il posizionamento internazionale dell’Italia in vista delle presidenziali americane, sono tutti temi destinati a dominare il dibattito politico delle prossime settimane.
Ma una cosa è certa: la parola “trionfo” difficilmente troverà unanime consenso. E in questo, Andrea Scanzi ha centrato il punto.
VIDEO:



















