Andrea Scanzi polverizza Calenda e la Schlein in due voti! Ecco perché – IL SUPER VIDEO

 A poche ore dalla grande manifestazione contro il riarmo europeo, il giornalista e opinionista Andrea Scanzi è tornato nel salotto di Accordi e Disaccordi per dire la sua – con la consueta ironia tagliente e il linguaggio diretto – sulla situazione politica del centrosinistra. Due i bersagli principali della serata: Carlo Calenda, bocciato senza appello, e Elly Schlein, giudicata “sincera ma ancora troppo indecisa” su quale strada far imboccare al Partito Democratico.

“Calenda? Gli do 3. E se ne accorga: in alcune regioni si è alleato con Conte”

Scanzi inizia dal congresso di Azione, dove Carlo Calenda ha definito Giuseppe Conte “un populista di destra”, paragonandolo all’Uomo Qualunque e prendendo nettamente le distanze da ogni forma di alleanza con il Movimento 5 Stelle.

“Porcacissimo Giuda, come dico sempre io – esordisce Scanzi – Calenda dice che Conte è un populista di destra che dovrebbe stare dove è nato, cioè con Salvini. Ma io gli do 3. Se fosse qui gli ricorderei che in alcune città e regioni si è alleato con Conte. Quindi o è così schifoso, come dice lui, oppure faccia pace con se stesso”.

Il giornalista critica anche i toni del leader di Azione: “Ogni volta che qualcuno nomina Conte, a Calenda gli parte la brocca. Non so se gli abbia fatto qualcosa da piccolo. E più insulta i 5 Stelle, più li rilancia mediaticamente e politicamente. Sono tutti lì a spingerli nel loro brodo, dove si trovano benissimo. Così rischiano di tornare al 20%”.

“Paragonare Conte all’Uomo Qualunque è una sciocchezza del 2007”

Scanzi demolisce anche l’equivalenza ideologica tra il Conte di oggi e il qualunquismo delle origini: “Ma lasciamo perdere il paragone con l’Uomo Qualunque. Era una sciocchezza già nel 2007, oggi è ancora più assurda. Il Movimento 5 Stelle è molto più a sinistra di prima. Calenda fa opposizione ma rende felici Meloni, Donzelli e Crosetto. Se chi dovrebbe temerti ti applaude, vuol dire che stai sbagliando qualcosa”.

Schlein tra due fuochi: “Voto 5,5. Ma prima o poi dovrà scegliere”

Dopo Calenda, tocca a Elly Schlein, e Scanzi mostra più indulgenza, ma non rinuncia a una critica sostanziale: “Quando parla di unità, di battersi insieme per i diritti, per la sanità pubblica e il salario minimo, è sincera, non ho dubbi. Ma mi chiedo: ci crede davvero? Perché dire unità va bene, ma poi bisogna decidere con chi farla”.

Per Scanzi, il problema è interno al Partito Democratico: “Dentro il PD ci sono due anime, ma non conflittuali: proprio incompatibili. Da un lato c’è l’ala belligerante e moderata – Picierno, Rosato, Gentiloni – che vuole andare con Calenda e Renzi. Dall’altro c’è l’ala più vicina alla Schlein – Boccia, Orlando – che guarda a Conte, Bonelli e Fratoianni. Ma non si può stare con entrambi. È il momento della chiarezza”.

E ancora: “Nel mondo reale, non si può dialogare con tutti. Lo puoi fare nel mondo dei sogni, o peggio degli incubi. Ma non nella politica concreta. Elly deve scegliere da che parte stare. E deve farlo presto”.

Il centrosinistra davanti a un bivio

Il messaggio di Scanzi è chiaro: la manifestazione del 5 aprile ha rimesso il M5S al centro dell’attenzione, e gli attacchi di Calenda non hanno fatto altro che rafforzarne la centralità. Nel frattempo, il Partito Democratico resta impantanato in una linea ambigua, incapace di prendere una posizione netta tra due modelli di alleanza inconciliabili.

“Serve una scelta di campo”, conclude Scanzi. “O si lavora con chi è sceso in piazza per la pace, o si continua a fare l’opposizione che piace a Meloni. Ma non si può fare entrambe le cose. E il tempo stringe”.

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Conclusione: tra ironia e analisi, la richiesta di verità

Come sempre, l’intervento di Andrea Scanzi è stato un mix di sarcasmo e lucidità. Tra battute taglienti e analisi politiche dirette, il suo messaggio ha colpito al cuore una contraddizione che rischia di paralizzare il centrosinistra: l’incapacità di decidere dove andare, con chi stare e contro chi combattere.

E forse, più che il voto a Calenda o a Schlein, è proprio questa la domanda che la sinistra italiana deve affrontare. Subito.
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