Andrea Scanzi senza freni asfalta La Russa e Schlein. Ecco perché. IL SUPER VIDEO

 Ospite della puntata di Accordi e Disaccordi su Nove, condotta da Luca Sommi, Andrea Scanzi ha dato vita a uno dei momenti più incisivi del dibattito televisivo di questi giorni. Con il suo stile diretto e senza sconti, il giornalista de Il Fatto Quotidiano ha “dato i voti” ai protagonisti della politica italiana, commentando prima l’intervento di Elly Schlein sulla Festa della Liberazione e sul Papa, poi quello del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Partendo da Schlein, Scanzi ha riconosciuto la bontà delle parole della leader del Partito Democratico durantei l discorso in aula su Papa Francesco, ma ha sottolineato la distanza abissale tra le dichiarazioni pubbliche e le scelte concrete del suo partito.

“Do 5,5 a Elly Schlein. L’intervento che abbiamo sentito era perfetto e non metto in dubbio la sua sincerità, ma servono azioni coerenti con le parole”, ha esordito Scanzi.
“Se Schlein parla come Papa Francesco ma poi il suo partito vota compatto a favore del riarmo, come chiesto da Ursula von der Leyen, siamo all’ipocrisia politica.”

Il giornalista ha ricordato come, nel recente voto al Parlamento Europeo, il Partito Democratico sia stato l’unico grande gruppo italiano a sostenere il piano di riarmo europeo, mentre Fratelli d’Italia ha votato contro (seppur per ragioni legate alla linea trumpiana), Forza Italia si è astenuta, e Lega, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra si sono opposti.

“Non puoi fare bei discorsi pacifisti e poi appoggiare piani che vanno esattamente nella direzione opposta a quella indicata da Papa Francesco. È questa la tragedia del Partito Democratico: predica bene – o almeno benino – e razzola malissimo, specialmente sulle armi”, ha concluso Scanzi con un certo rammarico.

Ma è su Ignazio La Russa che Scanzi ha sfoderato la critica più dura. Dopo aver ascoltato le parole pronunciate dal presidente del Senato durante la commemorazione di Papa Francesco – parole piene di ammirazione per l’impegno del Pontefice a favore della pace e degli ultimi – Scanzi ha assegnato un voto senza appello:

“Zero. Non solo a La Russa, ma a tutta questa classe dirigente che ha ipocritamente celebrato un Papa che, in vita, ha ignorato o addirittura contestato.”

Secondo Scanzi, l’atteggiamento dei politici italiani – di destra e non solo – di fronte alla morte di Francesco è stato intriso di ipocrisia e opportunismo:

“In un mondo normale, avremmo visto potenti in silenzio, imbarazzati o almeno onesti nel dire: ‘Non l’ho mai ascoltato, ora che è morto non farò finta di piangerlo’. E invece abbiamo assistito a una sfilata di coccodrilli, di finti encomi, di parole vuote.”

Il giornalista ha ricordato che Papa Francesco era un pontefice di rottura, profondamente evangelico, capace di irritare più i falsi credenti che i laici:

“Francesco piaceva a chi aveva capito il senso autentico del Vangelo, non a chi lo strumentalizzava. La Russa, larga parte di Fratelli d’Italia e troppi altri parlamentari rappresentano quella categoria di ipocriti che il Vangelo definirebbe farisei.”

Scanzi ha esteso il suo “zero” anche a figure internazionali come Javier Milei, Ursula von der Leyen, Matteo Salvini e altri, accusandoli di aver tradito, nella sostanza, l’eredità politica e morale di Papa Francesco.

“È insopportabile vedere certi potenti che in vita hanno ignorato o ostacolato Francesco, ora versare lacrime di coccodrillo. Salvini, che oggi lo elogia, dieci anni fa diceva esattamente il contrario.”

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Conclusione

Con il suo intervento ad Accordi e Disaccordi, Andrea Scanzi ha messo il dito nella piaga di una politica che troppo spesso si rifugia nella retorica senza corrispondere alle proprie dichiarazioni con i fatti.
Da un lato, ha richiamato Elly Schlein e il Partito Democratico a una maggiore coerenza tra i principi proclamati e le scelte concrete; dall’altro, ha denunciato con forza l’ipocrisia trasversale di una classe dirigente che celebra Papa Francesco solo ora che non può più disturbare i loro equilibri di potere.

Il messaggio di Scanzi è chiaro: la credibilità politica non si misura nei discorsi solenni, ma nella capacità di tradurre quei valori in scelte reali e coraggiose. E mai come in questo momento, il Paese avrebbe bisogno di meno ipocrisia e di più verità.
VIDEO:

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