Andrea Scanzi torna all’attacco del governo Meloni e, in particolare, di Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia). In un post pubblicato sui suoi social, il giornalista del Fatto Quotidiano ha smontato con ironia e durezza le dichiarazioni del deputato, che aveva definito “una gravissima ferita alla tenuta democratica delle istituzioni” la nuova inchiesta di Report e la gestione del caso legato al Garante della Privacy.
Per Scanzi, la vera “ferita alla democrazia” non è certo il lavoro di Sigfrido Ranucci e della sua redazione, ma il tentativo politico di ostacolare l’informazione libera quando tocca i nervi scoperti del potere.
“Ce l’aveva con Report, non con il fascismo o la povertà”
Nel suo post, Scanzi scrive:
“Quest’uomo, stimato da tutti per l’acume e l’onestà intellettuale, ieri è arrivato a dire questo: una gravissima ferita alla tenuta democratica delle istituzioni.
Con chi ce l’aveva? Con il pericolo fascismo? Con l’aumento della povertà? Con il comportamento di Nordio e soci su Almasri? No: ce l’aveva con Report e Ranucci, reo di aver dato una notizia su Ghiglia, Meloni e la gestione discutibile del Garante della Privacy.”
Una frase che riassume il tono sarcastico e polemico del giornalista. Per Scanzi, Donzelli avrebbe dimostrato ancora una volta come la maggioranza identifichi il dissenso giornalistico come una minaccia invece che come un presidio di libertà.
La contraddizione del deputato FdI
Scanzi ricorda inoltre come lo stesso Donzelli, solo tre settimane fa, avesse espresso pubblicamente solidarietà a Ranucci dopo le minacce ricevute in seguito all’attentato contro la sua auto.
“Quindi, per Donzelli (e ribadisco Donzelli), che tre settimane fa espresse pure la sua solidarietà (sincerissima…) a Ranucci dopo l’attentato, la gravissima ferita per la democrazia non sono certo gli atteggiamenti della maggioranza di governo. No: la gravissima ferita per la democrazia sono Ranucci e Report.”
Un passaggio che Scanzi utilizza per denunciare l’ipocrisia politica di chi, a parole, difende la libertà d’informazione ma, nei fatti, ne mina l’autonomia.
Il caso che ha scatenato lo scontro
L’origine della polemica è la nuova puntata di Report, dedicata al presunto “sconto” milionario del Garante Privacy a Meta dopo un incontro tra il componente dell’Autorità Agostino Ghiglia (in quota Fratelli d’Italia) e un rappresentante della multinazionale americana.
Dopo la diffusione delle anticipazioni, il Garante ha diffidato la Rai dal trasmettere il servizio, sostenendo che fosse “destituito di fondamento e di mala fede”.
Una posizione che ha innescato un acceso dibattito politico. Donzelli, intervenendo pubblicamente, ha accusato Report di mettere “a rischio la credibilità delle istituzioni”, definendo l’inchiesta “una ferita alla democrazia”.
Scanzi: “Il problema non è Report, ma chi vuole imbavagliarlo”
Per Andrea Scanzi, il messaggio di Donzelli è l’ennesimo segnale di un clima preoccupante per la libertà d’informazione:
“No: la gravissima ferita per la democrazia sono Ranucci e Report. Sipario.”
Con queste parole, il giornalista chiude il suo post sottolineando il paradosso: la democrazia italiana sembra temere più i giornalisti che i poteri che essi indagano.
Un attacco che diventa politico
Le parole di Scanzi non si limitano a una difesa di Ranucci: rappresentano un’accusa diretta al governo Meloni, che secondo il giornalista del Fatto sta progressivamente restringendo gli spazi di critica.
Il riferimento finale, “Segnatevi questa data: 20 novembre 2025”, suona come un monito: la data della prossima puntata di Report potrebbe diventare un banco di prova per la libertà di stampa e per la tenuta democratica del Paese.
Il contesto: una tensione crescente tra Rai e politica
Il caso arriva in un momento di forte tensione tra Rai e governo. Dopo le polemiche sulle nomine, le inchieste di Report e le audizioni di Ranucci in Commissione Vigilanza, l’intervento del Garante – e il commento di Donzelli – rischiano di alimentare un conflitto aperto sul confine tra controllo istituzionale e censura politica.
Mentre l’Autorità rivendica il proprio diritto di tutelarsi da ricostruzioni ritenute false, molti giornalisti e osservatori temono che queste reazioni si traducano in pressioni indebite sull’informazione pubblica.
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Conclusione
Andrea Scanzi, con la sua consueta ironia tagliente, ha colpito ancora nel segno. Il suo post è una difesa del giornalismo d’inchiesta e, al tempo stesso, una denuncia contro il potere che tenta di piegare l’informazione alla propria narrazione.
In un momento in cui Report è nuovamente sotto attacco, le sue parole riaccendono il dibattito su un tema cruciale:
chi difende la libertà di stampa, oggi, difende anche la democrazia.



















