Durante una nuova puntata di È sempre Cartabianca, andata in onda l’8 luglio 2025 su Rete 4, Andrea Scanzi ha lanciato un duro atto d’accusa nei confronti del governo guidato da Giorgia Meloni. L’editorialista non si è limitato alla critica politica, ma ha approfondito il tema della povertà, della sperequazione tra ricchi e poveri e delle promesse mancate sul fronte del welfare. Le sue parole, destinate a far discutere, offrono un ritratto impietoso della situazione sociale ed economica italiana.
“Meloni ha vinto anche per le debolezze degli avversari”
Scanzi ha innanzitutto ricordato come la vittoria elettorale di Giorgia Meloni sia stata favorita, a suo giudizio, anche dagli errori e dalle mancanze delle altre forze politiche.
«La Meloni ha vinto le elezioni anche perché gli altri non hanno fatto determinate battaglie», ha affermato il giornalista, puntando il dito contro l’inerzia politica degli avversari del centrodestra, incapaci di offrire un’alternativa credibile su temi cruciali come il welfare e la lotta alla povertà.
“Oggi è lecito porci delle domande: quale welfare sta facendo la Meloni?”
Dopo due anni e mezzo di governo, secondo Scanzi, è giunto il momento di interrogarsi sui risultati concreti della politica sociale di Fratelli d’Italia e della maggioranza.
«Credo sia lecito porci dei quesiti», ha detto. «La politica legata al welfare, legata alla sperequazione tra ricchi e poveri che sta facendo la Meloni, è una politica che i suoi elettori condividono?».
Un interrogativo che punta dritto al cuore della narrazione della destra al potere: i provvedimenti economici del governo rappresentano davvero l’interesse popolare o piuttosto favoriscono le fasce più ricche della popolazione?
“Condoni, extra profitti e sperequazioni: è questa l’Italia che volevano?”
Scanzi ha poi approfondito nel dettaglio alcuni provvedimenti emblematici del governo Meloni.
«L’hanno votata per questo? L’hanno votata per fare 20 condoni? L’hanno votata per non intaccare le mazze ricchezze e gli extra profitti?», ha tuonato.
Parole che suonano come una denuncia verso una politica economica orientata, secondo Scanzi, più alla tutela di interessi consolidati che alla redistribuzione delle risorse.
“Nel 2025, 6 milioni di poveri assoluti: un fallimento collettivo”
Il passaggio più incisivo dell’intervento è stato quello dedicato alla situazione sociale attuale, con un richiamo ai dati più recenti sulla povertà.
«L’hanno votata per vivere nel giugno e luglio del 2025, dove la Caritas sostiene che ci sono 6 milioni di poveri assoluti, che vuol dire il 10% della popolazione?», ha domandato, sottolineando la gravità del dato.
Scanzi ha comunque voluto precisare che la responsabilità di questa emergenza non può essere attribuita unicamente al governo Meloni:
«Non sarà colpa solo della Meloni, ci mancherebbe altro», ha aggiunto. Tuttavia, il quadro resta desolante.
“Dalla Meloni nessuna discontinuità rispetto al passato”
Infine, Scanzi ha espresso la sua delusione per quella che, a suo avviso, è la continuità di questo governo con i precedenti, sul tema del welfare:
«Dopo due anni e mezzo, non mi sembra che la nostra battaglia legata al welfare sia straordinaria», ha osservato.
Secondo lui, Giorgia Meloni sta ricalcando le orme dei suoi predecessori:
«Se ha deluso il Movimento 5 Stelle prima, il PD poi, anche la Meloni mi sembra che sia su quella strada lì, purtroppo, aggiungo, perché sarei stato contento di dire il contrario».
Una critica che divide
Le parole di Scanzi, riprese da Italia Mattanza e rilanciate sui social, stanno già suscitando ampio dibattito. C’è chi condivide l’analisi del giornalista, ritenendo che la situazione economica e sociale del Paese richieda una svolta decisa, e chi invece difende il governo, sostenendo che due anni e mezzo non siano sufficienti per risolvere problemi strutturali così gravi.
Una cosa però è certa: il tema del welfare, della povertà e delle disuguaglianze resta centrale e sarà inevitabilmente uno dei principali banchi di prova per il governo nei prossimi mesi.
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L’intervento di Andrea Scanzi a “È sempre Cartabianca” riaccende i riflettori su uno dei nodi più spinosi della politica italiana: la povertà crescente e le disuguaglianze sociali. Con un’analisi dura, il giornalista accusa il governo Meloni di aver tradito le promesse di discontinuità, proseguendo invece lungo la strada dei condoni, dei favori agli extra profitti e di un welfare sempre più debole.
Al di là delle divisioni politiche, il dato che Scanzi porta in primo piano — sei milioni di poveri assoluti nel 2025 — resta una ferita aperta per il Paese. E il suo messaggio è chiaro: il tempo delle scuse è finito, la politica deve scegliere da che parte stare. Nei prossimi mesi, il governo dovrà dare risposte concrete, perché il tema della povertà non è più rinviabile. E, nel bene o nel male, sarà un banco di prova cruciale per Giorgia Meloni.



















