“Arresto” shock del Segretario Nazionale del partito… Ecco chi e la polemica immediata

Un banchetto in piazza Foroni a Torino, mezzo chilo di cannabis CBD esposto su un “tavolo di spaccio” e ceduto simbolicamente ai passanti, un bilancino e qualche banconota nello zaino. Così il segretario nazionale dei Radicali Italiani, Filippo Blengino, 25 anni, ha messo in scena un’azione di disobbedienza civile contro il Decreto Sicurezza del governo, che equipara la cannabis light alle sostanze stupefacenti dal punto di vista penale.

L’iniziativa, annunciata da giorni dal leader radicale, è finita con l’intervento dei carabinieri, il trasferimento in caserma e una denuncia per spaccio, con sequestro della merce. Per qualche ora molti siti e social hanno parlato di “arresto”, alimentando un piccolo giallo terminologico: solo in serata le forze dell’ordine hanno precisato che Blengino è stato fermato e poi denunciato, non tratto in arresto in via definitiva.

Chi è Filippo Blengino

Blengino è il più giovane segretario di partito in Italia: nato a Cuneo nel 2000, studente di Giurisprudenza a Torino, è alla guida dei Radicali Italiani dall’8 dicembre 2024, dopo aver ricoperto i ruoli di tesoriere e dirigente nazionale.

Negli ultimi anni si è fatto conoscere per diverse azioni dimostrative: dalla violazione intenzionale di alcune norme del nuovo Codice della strada voluto da Matteo Salvini, per sollevare dubbi di costituzionalità, fino all’apertura di un negozio di cannabis light nella sede del partito, iniziative spesso finite con fermi di polizia e procedimenti poi archiviati dai giudici come atti politici dimostrativi.

L’azione a Torino: il “tavolo di spaccio” in piazza Foroni

Nel primo pomeriggio del 2 dicembre, Blengino allestisce a Torino, in piazza Foroni, un banchetto esplicitamente ribattezzato dai Radicali “tavolo di spaccio”. Sul tavolo vengono esposti circa mezzo chilo di cannabis CBD – la cannabis priva di THC, quindi senza effetti psicotropi – confezionata in decine di bustine da distribuire ai passanti. RaiNews+2Aforismi.it+2

Secondo le ricostruzioni concordanti di Rai, La Stampa e altri media, la postazione è dotata di:

  • circa 500 grammi di cannabis light,

  • un bilancino di precisione,

  • contanti derivanti dalle “vendite simboliche”.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: forzare volutamente la mano sulla legge per “ottenere un processo” che consenta di portare l’articolo 18 del Decreto Sicurezza davanti alla Corte costituzionale, contestando la scelta del governo di assimilare la cannabis non drogante a qualsiasi stupefacente, con conseguenze pesanti per negozi e produttori.

Fermato, portato in caserma e denunciato: il nodo “arresto”

Dopo circa un’ora dall’inizio dell’iniziativa, intervengono i carabinieri: il segretario radicale viene fermato in piazza, portato nella caserma di Mirafiori, la cannabis e il denaro vengono sequestrati. In serata Blengino viene rilasciato con una denuncia per spaccio di cannabis light, mentre la merce resta sotto sequestro.

Qui nasce la confusione:

  • la nota ufficiale dei Radicali parla esplicitamente di “arresto” e molti siti (tra cui Aforismi.it e diversi portali di informazione) titolano su “segretario arrestato”;

  • successivamente, una nota rilanciata da Adnkronos/Giornale Radio precisa che, per le forze dell’ordine, è “errato riportare che è stato tratto in arresto, bensì denunciato” durante un’azione di disobbedienza civile.

In termini giuridici, la dinamica sembra essere quella di un fermo/arresto in flagranza con accompagnamento in caserma, seguito però dalla mancata richiesta di misure cautelari da parte del pm, che porta al rilascio e alla sola denuncia, come ricostruito in dettaglio da La Stampa.

Le ragioni dei Radicali

Per i Radicali Italiani, l’azione di Blengino rientra pienamente nella loro tradizione di disobbedienza civile non violenta.

Nelle note diffuse dal partito, si legge che la scelta di vendere cannabis CBD in piazza – una sostanza “non drogante, ideologicamente equiparata dal governo a qualsiasi stupefacente causando la chiusura di decine di attività legali” – serve a “spiegare nelle aule di giustizia le nostre ragioni e quelle del Diritto”. spiegando che aveva con sé mezzo chilo di cannabis, un bilancino e il denaro delle cessioni proprio per togliere ogni alibi ai magistrati: vuole un processo vero, che consenta al giudice di sollevare la questione di costituzionalità del decreto.

Reazioni politiche

L’episodio di piazza Foroni ha scatenato reazioni a catena nel mondo politico, in gran parte solidali con Blengino e assai critiche verso il Decreto Sicurezza.

+Europa

Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, definisce la normativa sulla cannabis CBD una “follia” che colpisce famiglie e imprese che lavorano con una sostanza priva di effetti stupefacenti. Richiama inoltre le decisioni di diversi tribunali (Palermo, Belluno, Torino) che hanno già messo in discussione il giro di vite sulla cannabis light, evidenziando come non si configuri reato nella vendita di prodotti senza THC oltre soglia. Aforismi.it+1

Anche Benedetto Della Vedova, deputato di +Europa, secondo il Giornale, sottolinea l’irragionevolezza di una legge che ha messo fuori mercato in poche ore un’intera filiera produttiva legale e prospera. ilGiornale.it

Alleanza Verdi Sinistra e Possibile

Le consigliere regionali di Avs in Piemonte – Giulia Marro, Valentina Cera e Alice Ravinale – dichiarano: “Siamo con Filippo Blengino”, definendo la sua un’azione coraggiosa che mette in luce il dramma degli imprenditori della cannabis legale travolti da una norma ideologica. Chiedono che la questione arrivi alla Corte costituzionale per sanare quello che considerano un “controsenso normativo”.

Da Possibile, la segretaria Francesca Druetti parla di arresto (o denuncia) fondato su “norme inutili e proibizioniste” che non producono sicurezza ma criminalizzano cittadini e imprenditori della cannabis CBD, annunciando sostegno a Blengino nel percorso giudiziario verso la Consulta.

Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle – riportano Giornale La Voce e altri media – si schiera apertamente con il segretario radicale, definendolo “vittima di una legge folle”: secondo i pentastellati, l’uso del codice penale contro chi vende cannabis non drogante spreca risorse delle forze dell’ordine, intasa i tribunali e rischia di distruggere un settore economico già fragile.

Dal fronte riformista, il deputato Roberto Giachetti (Italia Viva) inserisce il gesto “nella storia della pratica politica radicale” e ringrazia Blengino per aver messo a nudo l’assurdità della norma sulla cannabis CBD inserita nel ddl Sicurezza, auspicando un rapido intervento della Consulta.

Per il Partito Democratico, il deputato Toni Ricciardi parla di “atto estremo di disobbedienza civile”: in un Paese maturo, dice, non bisognerebbe arrivare a questi gesti per aprire un confronto serio; ma quando la legge è percepita come sproporzionata rispetto ai principi costituzionali, episodi come quello di Torino diventano il sintomo di una tensione tra legalità formale e razionalità sostanziale.

Il contesto normativo: il bersaglio è l’articolo 18 del Decreto Sicurezza

Al centro del caso non c’è solo il destino giudiziario di Blengino, ma il nuovo articolo 18 del Decreto Sicurezza varato dal governo, che tratta la cannabis CBD – priva di effetti psicotropi – come le droghe tradizionali, con la conseguenza di:

  • chiusura e perquisizioni di negozi di cannabis light,

  • sequestri di merce,

  • denunce per spaccio a carico di imprenditori e commessi.

L’azione del segretario radicale è concepita esplicitamente per testare questa norma in tribunale, confidando che un giudice sollevi la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta, come già sperato dopo precedenti iniziative archiviate come meri “atti dimostrativi”.

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Conclusione

Il caso di Filippo Blengino va oltre la singola denuncia per spaccio di cannabis light: è diventato in poche ore un banco di prova politico e giuridico per il Decreto Sicurezza sulla cannabis CBD. Da un lato, lo Stato che interviene con il codice penale davanti a un “tavolo di spaccio” dichiaratamente dimostrativo; dall’altro, un leader radicale che rivendica la strategia della disobbedienza civile per costringere la giustizia a pronunciarsi sulla legge.

Le reazioni trasversali – da +Europa ad Avs, da M5S a Possibile, fino a settori di Pd e Italia Viva – mostrano che il fronte critico è ampio e vede nella vicenda di piazza Foroni il simbolo di una normativa considerata sproporzionata e ideologica. Resta ora da capire se la denuncia contro Blengino porterà davvero l’articolo 18 davanti alla Consulta o se anche questo episodio finirà archiviato come semplice gesto clamoroso. In ogni caso, la battaglia politica sulla cannabis legale e sui limiti del Decreto Sicurezza è ormai ufficialmente entrata nel vivo.

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