Arresto shock nella Politica Italiana – Ecco chi è l’ex senatore che è stato beccato – Tutti i dettagli

Il ritorno ai domiciliari di Salvatore “Totò” Cuffaro rappresenta un nuovo terremoto nella già complessa scena politica siciliana. L’ex presidente della Regione, figura storica del centro cattolico e per anni volto di riferimento della Democrazia cristiana nell’Isola, torna in stato di detenzione circa vent’anni dopo le vicende giudiziarie che lo avevano già portato a una condanna definitiva per favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, per la quale ha scontato cinque anni di carcere. Oggi il suo nome ricompare al centro di un’indagine della Procura di Palermo che ipotizza l’esistenza di un sistema di potere capace di condizionare appalti e nomine nella sanità e nella pubblica amministrazione.

Chi è Totò Cuffaro e cosa ha combinato in passato

Salvatore Cuffaro, medico originario di Palermo, è stato per anni uno dei politici più influenti del centro moderato in Sicilia. È stato presidente della Regione Siciliana dal 2001 al 2008 e ha ricoperto anche il ruolo di senatore. È conosciuto con il soprannome di “Totò vasa vasa” per la sua abitudine di salutare gli elettori e i sostenitori con baci e grandi gesti di affetto.

  • Prima volta: eletto senatore il 9 aprile 2006 (XV legislatura). Si è però dimesso il 24 luglio 2006, pochi mesi dopo l’elezione. Senato della Repubblica

  • Seconda volta: è stato nuovamente eletto senatore alle elezioni politiche del 13 aprile 2008 (XVI legislatura) nelle liste dell’UDC, restando in carica fino al 2 febbraio 2011, quando è decaduto a seguito della condanna definitiva.

La sua parabola politica ha subìto una svolta drammatica con la condanna definitiva per favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio: secondo le sentenze dell’epoca, Cuffaro avrebbe favorito ambienti vicini alla mafia e passato informazioni coperte da segreto. Per questi reati è stato in carcere per circa cinque anni, venendo scarcerato nel 2015, dopo aver scontato la pena nel penitenziario di Rebibbia.


La nuova indagine e il ritorno ai domiciliari

Oggi Cuffaro torna in stato di detenzione, ma ai domiciliari. Lo ha deciso il gip di Palermo, che ha emesso un’ordinanza cautelare nei suoi confronti. L’ex governatore è indagato insieme ad altre 17 persone per varie ipotesi di reato: associazione per delinquere, turbativa d’asta e corruzione.

Secondo la Procura, Cuffaro sarebbe il perno di un comitato d’affari occulto, una struttura parallela che avrebbe puntato a pilotare appalti nel settore sanitario e a gestire assunzioni “segnalate” da lui e dai suoi collaboratori. L’idea degli inquirenti è quella di un sistema di potere che, sfruttando il peso politico dell’ex presidente, avrebbe cercato di influenzare procedure pubbliche in funzione di interessi politici ed economici.

La misura cautelare era stata richiesta dai pm già agli inizi di novembre. Il gip ha ritenuto che esistano ancora oggi esigenze cautelari, cioè il rischio di inquinamento delle prove o di reiterazione dei reati contestati, pur riqualificando una delle accuse da corruzione a traffico di influenze illecite.

Diversa, invece, la decisione su Saverio Romano, deputato e coordinatore di Noi Moderati, coinvolto anch’egli nell’inchiesta: la Procura ne aveva chiesto l’arresto, ma il giudice ha respinto l’istanza, escludendo per lui la necessità di misure cautelari.

Il “sistema” di appalti e nomine secondo il gip

Nell’ordinanza il gip delinea quello che definisce un vero e proprio “sistema” pensato per rafforzare il peso politico del nuovo partito di riferimento di Cuffaro. La strategia, secondo il giudice, sarebbe stata quella di condizionare gare d’appalto e procedure amministrative facendo leva su una rete di funzionari pubblici considerati fedeli.

L’attenzione degli investigatori si concentra in particolare su due ambiti:

  • i Consorzi di bonifica, grazie anche al ruolo di dirigente generale del Consorzio per la Sicilia Occidentale ricoperto da Giovanni Giuseppe Tomasino;

  • la sanità pubblica, soprattutto:

    • a Palermo, con il presunto supporto di Roberto Colletti, allora direttore generale dell’azienda ospedaliera Villa Sofia–Cervello;

    • a Siracusa, dove il direttore generale dell’Asp viene descritto come una figura molto vicina a Cuffaro.

Il giudice sottolinea che gli indagati parlavano di “spartizione di nomine” come se la composizione delle commissioni di gara fosse un terreno di scambio politico: non organi tecnici selezionati per competenza, ma commissioni costruite secondo logiche di potere, per favorire specifici imprenditori o correnti.

Nella lettura del gip, Cuffaro avrebbe sfruttato con “pervicacia e spregiudicatezza” il peso politico che ancora gli viene riconosciuto in vari ambienti. Avrebbe utilizzato rapporti diretti con pubblici ufficiali da lui considerati “influenzabili” grazie al sostegno politico ottenuto, per soddisfare le richieste di privati e concludere accordi illeciti, con una pesante lesione dell’interesse pubblico.

Davanti al gip di Palermo, durante l’interrogatorio, Cuffaro si è avvalso della facoltà di non rispondere, pur rilasciando dichiarazioni spontanee in cui, secondo quanto riportato nell’ordinanza, ha ammesso “qualche errore”, senza però entrare nel merito delle contestazioni.


Le altre misure cautelari

Insieme a Cuffaro, il gip ha disposto i domiciliari anche per:

  • Roberto Colletti, ex manager dell’azienda ospedaliera Villa Sofia–Cervello;

  • Antonio Iacono.

Per Vito Raso, storico collaboratore e uomo di fiducia di Cuffaro, è stato stabilito l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La stessa misura, accompagnata però dalla interdizione per un anno dall’esercizio di attività imprenditoriali e da incarichi direttivi in persone giuridiche, è stata applicata a Mauro Marchese e Marco Dammone.

La Procura aveva chiesto i domiciliari per tutti i 18 indagati, ma il giudice ha adottato un criterio più selettivo: nessuna misura cautelare è stata disposta per il capogruppo della Democrazia cristiana all’Assemblea regionale siciliana, Carmelo Pace, e per Antonio Abbonato, Ferdinando Aiello, Paolo Bordonaro, Alessandro Caltagirone, Giuseppa Di Mauro, Vito Fazzino, Sergio Mazzola, Paolo Emilio Russo, Giovanni Giuseppe Tomasino e Alessandro Vetro.

Niente braccialetto elettronico

Pur essendo ai domiciliari, Cuffaro, Iacono e Colletti non dovranno indossare il braccialetto elettronico. Per il gip, la misura degli arresti in casa è sufficiente a garantire le esigenze cautelari: non emergono, al momento, elementi tali da richiedere un controllo elettronico continuo.

L’ordinanza, però, impone all’ex governatore un rigido divieto di comunicazione: Cuffaro non potrà avere contatti con gli altri indagati né con soggetti terzi riconducibili alla pubblica amministrazione o al mondo dell’imprenditoria, con l’obiettivo di evitare possibili pressioni, scambi di informazioni o ulteriori condizionamenti.

La reazione di Saverio Romano

La decisione del gip è stata immediatamente commentata da Saverio Romano, parlamentare di Noi Moderati, per il quale la Procura aveva chiesto l’arresto, richiesta poi respinta.

Romano ha spiegato di non aver ancora letto nel dettaglio l’ordinanza, ma di aver appreso che, per Cuffaro, una delle imputazioni è stata riqualificata in traffico di influenze illecite. Ha aggiunto di non conoscere ancora le motivazioni del provvedimento, dichiarandosi comunque soddisfatto del fatto che, come rilevato dal giudice, non siano state ravvisate esigenze cautelari nei suoi confronti.

Leggi anche

L’ordinanza che riporta Totò Cuffaro ai domiciliari apre una nuova fase delicata, sia sul piano giudiziario sia su quello politico. Da un lato, la Procura di Palermo ritiene di aver individuato un meccanismo di influenza sugli appalti e sulle nomine pubbliche costruito intorno all’ex governatore e alla sua rete di rapporti; dall’altro, come sempre in questa fase del procedimento, tutti gli indagati restano presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Per Cuffaro, già segnato in passato da una condanna per favoreggiamento a Cosa nostra, questa vicenda rappresenta un ulteriore capitolo di una lunga storia intrecciata tra potere, sanità e politica in Sicilia. Saranno ora le indagini e i futuri passaggi processuali a stabilire se il quadro tracciato da Procura e gip troverà conferma in aula o se le accuse cadranno. Nel frattempo, la sua figura torna al centro del dibattito pubblico, riportando sotto i riflettori l’uso del potere politico e la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini