Arriva il lutto shock nella Politica Italiana – Ecco chi ci ha lasciato – Le parole profonde di…

Un lutto profondo attraversa la politica italiana e, in modo particolare, la città di Napoli. Nella notte tra domenica e lunedì 26 gennaio 2026 è morto Sabatino Santangelo, detto Tino, notaio ed ex vicesindaco partenopeo, all’età di 89 anni. Una figura che, per decenni, ha rappresentato un punto di riferimento “silenzioso ma costante” della vita pubblica cittadina: un uomo ricordato da colleghi e istituzioni per lo stile sobrio, il rigore e il senso delle regole, più che per la ricerca di visibilità.

La notizia si è diffusa rapidamente nelle prime ore del mattino, accompagnata da messaggi di cordoglio e ricordi intensi. Santangelo viveva al Corso Vittorio Emanuele e il suo nome resta legato a una stagione amministrativa considerata “importante”, soprattutto per il ruolo ricoperto negli anni Duemila nei passaggi più delicati del governo della città.

Un profilo di “servizio pubblico”: giurista stimato e amministratore misurato

Nel racconto di chi lo ha conosciuto e con lui ha lavorato, Santangelo viene descritto prima di tutto come un giurista stimato, capace di muoversi con discrezione anche nelle fasi politiche più complesse. La sua presenza istituzionale era associata a un’idea di amministrazione fondata su competenza, misura e rispetto delle procedure: un modo di interpretare il potere come servizio, non come palcoscenico.

È proprio questa cifra – la discrezione – a emergere come tratto distintivo: incarichi pesanti, ma un profilo lontano dai riflettori. E oggi, nella reazione di una parte della classe dirigente napoletana, si avverte la nostalgia per un modello di “galantuomo delle istituzioni” che molti percepiscono come sempre più raro.

Manfredi: “Un giurista straordinario, Napoli deve moltissimo a Tino Santangelo”

Tra i primi a ricordarlo pubblicamente c’è il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che affida ai social un messaggio che punta dritto su identità e valori. Lo definisce “un giurista straordinario”, sottolineando che Santangelo “ha creduto nel valore della formazione” e, soprattutto, che è stato “un galantuomo che ha dato tanto alle istituzioni”.

La frase più significativa è quella che lega la biografia individuale alla città: “Napoli deve moltissimo a Tino Santangelo”, alla sua dedizione per la cosa pubblica e alla sua “visione civica”, indicata come qualcosa di cui “anche oggi abbiamo bisogno”. È un elogio che non si limita alla commemorazione: diventa un giudizio sul presente, un richiamo implicito a un’idea di politica meno urlata e più orientata alla responsabilità.

Bassolino: “Mi ha sconvolto, sono distrutto. Un amico caro”

Ancora più personale è il messaggio di Antonio Bassolino, che con Santangelo ha condiviso lunghi anni di lavoro istituzionale, a Palazzo San Giacomo e alla guida della Regione Campania. Le sue parole sono un colpo emotivo: “La scomparsa di Tino Santangelo è terribile e mi ha sconvolto. È per me un dolore enorme. Sono distrutto”.

Bassolino non lo ricorda solo come un professionista, ma come una presenza umana: “È stato un professionista di valore, un competente e appassionato presidente del consiglio comunale e vicesindaco di Napoli. È stato anche ed innanzitutto una persona bellissima, un signore, un amico caro”. E chiude con un saluto che restituisce l’intimità del legame: “Un bacio, caro Tino: ti ho voluto molto bene”.

In queste righe c’è un doppio ritratto: il dirigente pubblico e la persona. Ed è forse questo il segno più forte di una figura che, pur non vivendo di ribalta, ha lasciato un’impronta profonda nelle relazioni e nella memoria di chi lo ha incrociato nelle stanze del potere.

Vicesindaco dal 2006 al 2011: gli anni della seconda giunta Iervolino

Sabatino Santangelo è stato vicesindaco di Napoli dal 2006 al 2011, nella seconda giunta guidata da Rosa Russo Iervolino. Un quinquennio complesso, in cui la città ha attraversato passaggi politici e amministrativi delicati e in cui il governo urbano era chiamato a gestire dossier pesanti, spesso al centro del dibattito pubblico.

In quel periodo Santangelo ha ricoperto incarichi di primo piano, legati non solo alla gestione ordinaria ma a progetti e snodi strategici che avrebbero segnato il futuro di aree chiave della città.

La presidenza di Bagnolifutura e la sfida della riqualificazione dell’ex Italsider

Tra gli incarichi più significativi c’è la presidenza di Bagnolifutura, società partecipata del Comune incaricata della riqualificazione dell’area ex Italsider di Bagnoli. Un tema che, a Napoli, è molto più di un progetto urbanistico: è una ferita storica e insieme una promessa rimasta spesso incompiuta.

Bagnolifutura si occupava di bonifiche e rigenerazione urbana, ossia di quel lavoro complesso che avrebbe dovuto restituire alla città uno degli spazi più simbolici e problematici. Nel racconto, viene ricordato che la vicenda arrivò poi al commissariamento durante il governo Renzi: segno che quel percorso, tra ostacoli e conflitti, non riuscì a trovare una piena stabilità.

L’indagine della Corte dei Conti e l’assoluzione: “perché il fatto non sussiste”

Nella parte finale del profilo biografico compare anche un passaggio giudiziario: Santangelo fu coinvolto in un’indagine della Corte dei Conti proprio sulla vicenda del risanamento di Bagnoli, ma venne poi assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”.

È un elemento riportato per chiudere il cerchio su uno degli snodi più controversi della stagione amministrativa: un dossier enorme, con conflitti politici e amministrativi, e con inevitabili strascichi. La formula di assoluzione, così come viene ricordata, serve a restituire l’immagine di un amministratore che, pur attraversando un terreno minato, viene oggi salutato soprattutto per serietà e compostezza.

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Conclusione: Napoli saluta un “servitore riservato” delle istituzioni

La morte di Sabatino “Tino” Santangelo chiude una pagina di storia cittadina legata a una politica meno esposta e più “di istituzione”. I messaggi di Manfredi e Bassolino insistono sugli stessi tratti: competenza, educazione, rigore, dedizione. Parole che, oggi, diventano anche un giudizio implicito su ciò che manca: la capacità di amministrare con sobrietà, senza trasformare ogni ruolo in una battaglia identitaria.

Napoli lo saluta come uno dei suoi servitori più riservati, e il ricordo che resta – più ancora degli incarichi – è quello di uno stile: la politica come responsabilità, non come spettacolo.

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