Un piccolo ma significativo segnale positivo arriva per Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle nella nuova Supermedia AGI/YouTrend del 6 novembre 2025, elaborata sui sondaggi condotti tra il 23 ottobre e il 5 novembre. Il quadro politico resta sostanzialmente stabile, ma con movimenti che raccontano l’umore di un elettorato sempre più fluido: Fratelli d’Italia e Partito Democratico perdono terreno, mentre M5S, Forza Italia e soprattutto Azione registrano un leggero incremento.
Nel complesso, il centrodestra rimane largamente primo con il 48,3% (−0,4), ma perde qualche decimale; il centrosinistra arretra a 29,5% (−0,8). Nel campo progressista, il Movimento 5 Stelle si rafforza leggermente (+0,1), interrompendo una fase di stallo che durava da settimane.
I numeri principali
FdI 29,9 (−0,4) · Pd 21,5 (−0,7) · M5S 12,6 (+0,1)
FI 9,1 (+0,2) · Lega 8,2 (−0,3) · AVS 6,3 (−0,1)
Azione 3,5 (+0,5) · Italia Viva 2,4 (−0,1) · +Europa 1,7 (=) · Noi Moderati 1,1 (+0,2)
Coalizioni (schema 2022):
Centrodestra 48,3 (−0,4) · Centrosinistra 29,5 (−0,8) · M5S 12,6 (+0,1) · Terzo Polo 5,9 (+0,4) · Altri 3,7 (+0,7)
Il segnale per Conte: ritorno alla politica sociale
L’aumento del M5S è minimo, ma significativo: interrompe la tendenza piatta degli ultimi mesi e segnala un potenziale consolidamento dell’elettorato contiano. Le ragioni sono diverse.
In primo luogo, il ritorno di Conte su temi sociali come salari, inflazione e precarietà ha riattivato il legame con la base grillina più sensibile alle disuguaglianze. La recente enfasi su salario minimo, caro vita e diritti dei lavoratori ha trovato eco tra gli indecisi di sinistra e tra gli elettori “disillusi” dal Pd.
In secondo luogo, la strategia del leader pentastellato è apparsa più tematica e meno personalistica. Le battaglie su sanità pubblica e autonomia differenziata hanno dato al Movimento un profilo più istituzionale, ma al tempo stesso identitario.
Infine, l’intensa attività sui canali digitali – dirette, risposte agli utenti, campagne mirate – ha permesso di mantenere un contatto diretto con l’elettorato giovane e mobile, in un momento in cui molti partiti faticano a parlare fuori dai propri recinti.
Perché FdI e Pd arretrano
Per Fratelli d’Italia, il -0,4% rappresenta una normale fisiologia da “partito di governo”, ma anche un segnale di stanchezza legato a giornate politiche dominate da manovra economica, tensioni sociali e polemiche istituzionali. Piccole fughe verso l’astensione o verso alleati moderati come Forza Italia non modificano gli equilibri, ma testimoniano un leggero logoramento.
Il Partito Democratico invece perde lo 0,7% e si ritrova schiacciato tra due spinte opposte: da un lato l’agenda sociale di Conte, dall’altro la crescita dell’area liberal-riformista. La difficoltà di mantenere una narrazione coerente su sanità, lavoro e riforme pesa sulla capacità di Enrico Letta (o della segretaria in carica) di consolidare l’area progressista.
Chi guadagna: Azione e Forza Italia
A registrare la crescita più netta è Azione, che sale al 3,5% (+0,5). Il partito guidato da Carlo Calenda sembra intercettare quella fetta di elettorato moderato e urbano che chiede “serietà sui conti pubblici e sulle riforme”, in un contesto dove il Pd appare appannato e il centrodestra concentrato su temi identitari.
Anche Forza Italia (+0,2) mostra segnali di consolidamento. Il messaggio europeista e la postura più rassicurante sui temi economici continuano a funzionare presso i ceti medi, soprattutto mentre la Lega (-0,3) appare indebolita da tensioni interne e da una leadership meno incisiva.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
I prossimi sondaggi diranno se il lieve rimbalzo del Movimento 5 Stelle può trasformarsi in un trend stabile. Molto dipenderà dall’evoluzione del dibattito su salario minimo, sanità pubblica e autonomia regionale, dossier che toccano direttamente la vita quotidiana degli elettori.
Allo stesso tempo, si dovrà capire se il calo del Pd è solo episodico o se preannuncia un travaso stabile verso Azione e verso l’astensione.
Nel centrodestra, l’equilibrio interno resta fluido: l’asse Meloni–Tajani tiene, ma piccoli spostamenti di consenso tra FI e Lega potrebbero ridefinire gli equilibri parlamentari, soprattutto in vista della legge di bilancio.
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Per ore, nella notte irachena, il rumore della guerra è rimasto sullo sfondo, come una minaccia costante ma ancora distante.
La fotografia della Supermedia AGI/YouTrend di novembre racconta un’Italia politica che si muove lentamente ma non è ferma.
Conte e il M5S tornano a crescere – anche di poco – quando l’agenda pubblica si concentra su redditi, servizi e diritti sociali, mentre gli altri grandi poli, pur restando dominanti, mostrano i primi segni di affaticamento.
Non è ancora un’inversione di tendenza, ma un segnale chiaro: la politica torna a pesare quando torna a parlare delle persone.



















