Arriva il piano shock del Cdx per il sostituto del Presidente Mattarella? – Il retroscena del Palazzo

Una voce, un’ipotesi, una suggestione. Eppure abbastanza potente da attraversare stanze riservate, redazioni, palazzi ministeriali e gruppi parlamentari: Guido Crosetto sarebbe il nome su cui, silenziosamente, una parte consistente del sistema politico italiano sta iniziando a convergere per il Quirinale.

L’indiscrezione – nata da ricostruzioni giornalistiche e confermata da reazioni nervose nei palazzi del potere – ha il sapore di una bomba politica. Perché il ministro della Difesa non è solo una figura pesante del governo Meloni: è anche quello che, paradossalmente, sta conquistando consensi proprio fuori dalla sua area politica, nei settori più moderati del centrosinistra, e persino in ambienti istituzionali che negli ultimi anni hanno guardato con sospetto alla nuova destra italiana.

Il profilo che divide la maggioranza e seduce l’opposizione

Crosetto non urla, non marca territori ideologici, non si presta allo scontro permanente. E soprattutto, non ha quella genealogia politica che una parte del Paese – e una parte del Parlamento – continua a considerare un limite insormontabile per Giorgia Meloni. È democristiano di origine, berlusconiano di adozione, conservatore di temperamento, ma distante dagli slogan identitari.

Per questo, mentre nel centrodestra ci si guarda l’un l’altro con sospetto e ambizione, a sinistra la reazione sorprende:

Debora Serracchiani parla apertamente di lui come “il più civile” del centrodestra.

Lorenzo Guerini ne elogia la continuità istituzionale.

Matteo Richetti sottolinea: “Non viene dal MSI, e questo peserà”.


Persino figure interne al centrosinistra che nei confronti del governo Meloni non hanno mai usato mezze parole riconoscono a Crosetto una postura diversa: istituzionale, prudente, dialogante.

La frattura interna al governo: Crosetto non è Meloni

La forza del ministro della Difesa risiede proprio nella distanza con la leader di Fratelli d’Italia. Dove Meloni alza la voce, Crosetto la abbassa. Dove Salvini marca bandiera identitaria, Crosetto parla di responsabilità internazionale.

Due episodi recenti sono emblematici:

L’annullamento del viaggio a Washington come risposta alla linea ambigua della Lega sulle armi a Kiev.

Il sostegno – pur con cautela – alla Global Sumud Flotilla per Gaza, mentre Meloni bollava la missione come “atto irresponsabile”.


In aula, fu applaudito dai banchi dell’opposizione più che da quelli della maggioranza: un gesto mai visto nel clima politico attuale.

Il Quirinale: il fantasma politico che nessuno vuole nominare

Ufficialmente, è troppo presto per parlarne. Ufficiosamente, è troppo presto per non farlo.

Nel centrodestra, c’è chi giura che il nome già accarezza i corridoi del Quirinale e chi teme che la candidatura Crosetto possa scavalcare quella – attesa, ambiziosa, quasi naturale – di Giorgia Meloni.

Un senatore di Fratelli d’Italia, protetto dall’anonimato, lo dice senza esitazioni:

“Se arriverà il momento, Crosetto si farà da parte per non ostacolare Giorgia.”

Ma nessuno è disposto a giurarlo davvero.

Perché Crosetto spaventa e attrae allo stesso tempo

Il ministro rappresenta un paradosso politico raro in questa stagione:

piace ai moderati,

rassicura l’Europa,

ha rapporti eccellenti con il Quirinale attuale,

è lontano dal populismo giudiziario,

e ha dimostrato di non avere timore a contraddire Salvini, Meloni e la linea di governo quando la reputa sbagliata.


È la figura che può parlare tanto al sistema quanto alla politica, tanto alla Nato quanto ai corpi intermedi.

Ed è proprio questo che rende l’indiscrezione così pericolosa: Crosetto appare come l’unico nome in grado di costruire una maggioranza trasversale quando arriverà il momento della successione a Mattarella.

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Conclusione

Il Quirinale non si conquista con le interviste, né con gli slogan, né con i sondaggi: si conquista con relazioni, equilibrio e fiducia. E se oggi qualcuno, nel silenzio dei corridoi istituzionali, sta cercando un profilo che possa tenere insieme un Parlamento frammentato, un’opinione pubblica polarizzata e una democrazia ancora ferita, il nome di Crosetto è diventato improvvisamente plausibile.

Troppo presto per dirlo.
Troppo tardi per far finta che non sia iniziato il conto alla rovescia.

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