Arriva il sondaggio che spiazza tutti – Ecco gli ultimi numeri che cambiano tutta la politica italiana

Un nuovo sondaggio fotografa un quadro politico molto più complicato per la maggioranza di Governo. Fratelli d’Italia resta nettamente il primo partito con il 26,1%, ma alle sue spalle Lega e Forza Italia arretrano rispetto alle Politiche del 2022, mentre Roberto Vannacci con Futuro Nazionale raggiunge l’8,1%. Sul fronte delle opposizioni il Partito Democratico sale al 22% e il Movimento 5 Stelle si attesta al 13,6%, mentre Alleanza Verdi e Sinistra arriva al 7,3%.

È quanto emerge dal sondaggio Ixè, realizzato tra il 3 e il 10 settembre 2026 su un campione di 1.000 intervistati e pubblicato da Europe Elects. Il confronto riportato nella stessa grafica con i risultati delle elezioni politiche del 2022 rende ancora più evidente il cambiamento degli equilibri: la forza principale del centrodestra sostanzialmente tiene, ma sono gli alleati tradizionali di Giorgia Meloni a mostrare le difficoltà maggiori.

Il dato politicamente più interessante arriva infatti sommando le forze che compongono oggi la maggioranza: FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati raggiungono complessivamente il 39,3%. Una soglia che rende il tema delle alleanze e della nuova legge elettorale ancora più decisivo in vista delle Politiche del 2027.

Fratelli d’Italia al 26,1%: Meloni tiene, ma non cresce

Fratelli d’Italia rimane saldamente in testa alla classifica con il 26,1%.

Rispetto al 26% indicato nella grafica come risultato delle Politiche del 2022, la variazione è praticamente inesistente: appena un decimo di punto in più.

È un risultato che conferma la capacità del partito della presidente del Consiglio di conservare una parte molto consistente del consenso ottenuto quattro anni fa, ma che allo stesso tempo mostra come non ci sia stata quella crescita che avrebbe potuto compensare le difficoltà degli alleati.

Ed è proprio qui che cambia la prospettiva. Una coalizione non si misura soltanto sulla percentuale del suo partito principale. Se FdI resta intorno al 26%, ma Lega e Forza Italia perdono terreno, il risultato complessivo del centrodestra diventa inevitabilmente più fragile.

Il vero allarme per il Governo arriva dagli alleati

Il dato più problematico per la maggioranza emerge infatti osservando gli altri tre partiti che sostengono l’esecutivo.

La Lega precipita al 4,6%, contro l’8,8% riportato nella grafica per le Politiche del 2022. Significa una perdita di 4,2 punti percentuali, quasi la metà del consenso elettorale di allora.

Anche Forza Italia scende al 7,6%, rispetto all’8,1% delle Politiche: un arretramento più contenuto, pari a mezzo punto.

Noi Moderati viene invece rilevato all’1%, sostanzialmente in linea con lo 0,9% indicato per il 2022.

La fotografia complessiva diventa quindi molto chiara: Meloni conserva il proprio elettorato, ma la coalizione tradizionale non riesce a fare altrettanto.

Centrodestra di Governo fermo complessivamente al 39,3%

La somma è probabilmente il numero politicamente più importante del sondaggio.

FdI 26,1%, Lega 4,6%, Forza Italia 7,6% e Noi Moderati 1% portano la maggioranza attuale al 39,3%.

Naturalmente si tratta di una semplice somma aritmetica delle intenzioni di voto e non di una proiezione dei seggi. Il risultato delle elezioni dipenderà dalla legge elettorale definitiva, dalle coalizioni effettivamente presentate, dalla distribuzione territoriale dei voti e da molti altri fattori.

Ma politicamente il segnale è evidente.

La maggioranza che governa il Paese si troverebbe oggi, secondo questa rilevazione, sotto il 40%.

Ed è un dato che assume ancora maggiore importanza proprio mentre il Parlamento è impegnato nella battaglia sulla nuova legge elettorale.

Vannacci all’8,1% cambia completamente gli equilibri a destra

C’è però un enorme elemento da considerare: Roberto Vannacci.

Futuro Nazionale viene rilevato da Ixè addirittura all’8,1%.

Una percentuale che renderebbe la formazione di Vannacci una forza politica tutt’altro che marginale e, soprattutto, superiore sia a Forza Italia sia alla Lega.

Se il dato venisse confermato nelle urne, la geografia della destra italiana ne uscirebbe profondamente modificata.

Il punto decisivo, tuttavia, riguarda la collocazione di Futuro Nazionale. Nella grafica il partito di Vannacci è distinto dalle forze indicate come componenti del Governo e non può quindi essere automaticamente sommato alla coalizione di Meloni.

Ed è proprio questo a rendere il suo 8,1% potenzialmente decisivo.

Con Vannacci il bacino della destra arriverebbe al 47,4%, ma l’alleanza non è scontata

Solo come esercizio aritmetico, aggiungendo l’8,1% di Futuro Nazionale al 39,3% dei quattro partiti di Governo si arriverebbe al 47,4%.

Ma sarebbe sbagliato presentare quel 47,4% come l’attuale percentuale della coalizione di centrodestra.

Vannacci corre con una propria formazione e proprio in queste settimane non sono mancati scontri con i partiti della maggioranza.

Lo si è visto anche sulla legge elettorale, quando il leader di Futuro Nazionale ha sfidato Fratelli d’Italia sul tema delle preferenze libere, chiedendo al partito di Meloni di votare l’emendamento che avrebbe eliminato i capilista bloccati.

La questione diventa quindi strategica: Vannacci sottrae consenso alla coalizione oppure finirà per diventarne nuovamente un alleato?

La risposta potrebbe cambiare radicalmente lo scenario del 2027.

Lega al 4,6%: è il dato più pesante nella maggioranza

Dentro il centrodestra, tuttavia, è soprattutto il risultato della Lega a colpire.

Il 4,6% rappresenta poco più della metà dell’8,8% ottenuto nel 2022 secondo il confronto proposto dalla rilevazione.

E il dato assume un significato ancora maggiore se confrontato proprio con quello di Vannacci: Futuro Nazionale, all’8,1%, avrebbe quasi il doppio dei consensi della Lega.

Si tratta naturalmente di una fotografia momentanea e non di un risultato elettorale. Mancano ancora molti mesi alle Politiche del 2027 e i rapporti di forza possono cambiare profondamente.

Ma se questa tendenza dovesse consolidarsi, il problema per il centrodestra non sarebbe soltanto quanti voti perde la Lega: diventerebbe fondamentale capire dove stanno andando quegli elettori e quanto Futuro Nazionale riesca a intercettarne.

PD al 22%: oltre il risultato delle Politiche 2022

Sul fronte opposto, il Partito Democratico raggiunge il 22%.

La grafica mette il dato a confronto con il 19,1% del 2022. L’incremento sarebbe quindi di 2,9 punti percentuali.

Il PD resta distante 4,1 punti da Fratelli d’Italia, ma riduce significativamente il divario rispetto al risultato delle ultime Politiche.

È un risultato importante soprattutto nell’ottica della costruzione di una possibile alternativa al centrodestra.

Da solo, però, il PD resta molto lontano dalla possibilità di competere per il Governo. È quindi ancora una volta il sistema delle alleanze a diventare determinante.

Movimento 5 Stelle al 13,6%, terza forza politica

Il Movimento 5 Stelle è al 13,6% e si conferma nettamente la terza forza politica tra quelle rappresentate nell’attuale Parlamento.

Il confronto con il 2022 indicato nel grafico mostra però un arretramento rispetto al 15,4% delle Politiche, pari a 1,8 punti.

Il M5S di Giuseppe Conte conserva comunque un peso determinante nello schieramento di opposizione: con oltre tredici punti percentuali, qualsiasi progetto competitivo alternativo al centrodestra difficilmente potrebbe prescindere dal Movimento.

Ed è proprio questa centralità numerica a rendere sempre più importante il rapporto tra Conte e il PD in vista delle prossime elezioni.

AVS vola al 7,3% e raddoppia rispetto al 2022

Tra i risultati più significativi dell’intera rilevazione c’è quello di Alleanza Verdi e Sinistra.

AVS raggiunge il 7,3%, contro il 3,6% indicato per le Politiche del 2022.

La crescita è di ben 3,7 punti, cioè più del doppio del risultato precedente.

Un dato che rafforza ulteriormente l’area progressista e che rende AVS un soggetto sempre meno marginale nella costruzione di un eventuale schieramento comune.

Se il 7,3% fosse confermato nelle urne, il partito avrebbe un peso negoziale completamente diverso rispetto al passato.

PD, M5S e AVS insieme raggiungono il 42,9%

Ed è qui che arriva il dato che può preoccupare maggiormente il centrodestra.

Sommando esclusivamente PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, si raggiunge il 42,9%.

Anche in questo caso è fondamentale specificare che si tratta di una somma matematica e non di una previsione elettorale.

Ma il confronto politico è inevitabile: le tre principali forze dell’area progressista, se si presentassero all’interno di un progetto comune, avrebbero sulla carta 3,6 punti percentuali in più rispetto al 39,3% complessivo di FdI, Lega, FI e Noi Moderati.

Il quadro cambia ovviamente se Futuro Nazionale entrasse in una coalizione con Meloni. Ma proprio l’incertezza sulla collocazione di Vannacci rende il sondaggio particolarmente interessante.

Conte e Schlein diventano decisivi per costruire l’alternativa

I numeri riportano inevitabilmente al rapporto tra Giuseppe Conte e la leadership del PD.

PD e M5S, da soli, valgono secondo Ixè il 35,6%. Con AVS raggiungono il 42,9%.

Il problema politico non è quindi soltanto mettere insieme le percentuali, ma costruire una proposta comune capace di trasformare quei numeri in una coalizione realmente competitiva.

Conte ha più volte insistito sulla necessità di partire dai programmi prima di discutere nomi e candidature alla presidenza del Consiglio.

E i numeri di questo sondaggio mostrano perché la questione sia decisiva: il potenziale elettorale per competere con il centrodestra esiste, ma deve essere trasformato in un’alleanza politicamente sostenibile.

Azione è al 3%, mentre Italia Viva raggiunge il 2,4% e +Europa l’1,6%.

Complessivamente valgono altri sette punti percentuali, ma la loro eventuale collocazione all’interno di una coalizione progressista non può essere data per scontata.

Ed è uno dei nodi più complessi del cosiddetto campo largo.

Se si sommassero matematicamente anche queste tre forze a PD, M5S e AVS si arriverebbe al 49,9%, ma sarebbe una forzatura trasformare quella somma in una previsione politica: le distanze programmatiche e strategiche tra le varie componenti restano significative.

Il sondaggio arriva nel momento più delicato della battaglia sulla legge elettorale

La rilevazione assume un significato ancora maggiore perché viene pubblicata proprio mentre il Senato discute la nuova legge elettorale.

Negli ultimi giorni maggioranza e opposizioni si sono scontrate duramente sui capilista bloccati, sulle preferenze, sulle soglie e sulle firme necessarie alle nuove forze per presentarsi.

Il Movimento 5 Stelle ha accusato il Governo di costruire un sistema nel quale una quota rilevante degli eletti continuerebbe a essere determinata dalle scelte delle segreterie.

E quando i sondaggi mostrano equilibri così ravvicinati tra le aree politiche, ogni dettaglio della legge elettorale diventa potenzialmente determinante.

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Il paradosso per Meloni: FdI tiene, ma la coalizione si restringe

Il dato politico più interessante può essere riassunto in un apparente paradosso.

Giorgia Meloni non sta assistendo a un crollo di Fratelli d’Italia.

FdI è al 26,1%, praticamente sul livello del 2022.

Eppure la coalizione che sostiene il suo Governo appare molto più debole perché la Lega perde oltre quattro punti rispetto alle ultime Politiche e Forza Italia non riesce a compensare.

Nel frattempo alla destra della maggioranza compare un nuovo soggetto all’8,1%, Futuro Nazionale, che potrebbe essere contemporaneamente una minaccia e una possibile riserva di voti per il centrodestra.

È questa la vera incognita che emerge dal sondaggio.

Il 2027 appare molto più aperto di quanto sembrasse

Mancano ancora molti mesi alle elezioni e un singolo sondaggio non può essere trasformato in una previsione del risultato finale. La rilevazione Ixè è stata realizzata tra il 3 e il 10 settembre su 1.000 intervistati e rappresenta una fotografia delle intenzioni di voto in quel preciso momento.

Ma quella fotografia racconta comunque qualcosa di politicamente importante.

FdI è primo al 26,1%, ma la maggioranza tradizionale si ferma aritmeticamente al 39,3%. PD, M5S e AVS insieme raggiungono invece il 42,9%. E fuori dal perimetro governativo c’è l’enorme incognita Vannacci, con Futuro Nazionale all’8,1%.

Il risultato è uno scenario nel quale nessuno può considerare già chiusa la partita.

Per Meloni il problema non è, almeno per ora, la tenuta del proprio partito. È la tenuta dell’intera coalizione. Per l’opposizione, invece, la sfida è opposta: i numeri per competere sembrano esserci, ma servirà trasformare la somma dei partiti in un progetto politico capace di presentarsi unito agli elettori.

Ed è proprio per questo che il sondaggio Ixè suona come un campanello d’allarme per il Governo: la corsa verso il 2027 appare oggi molto più aperta e combattuta di quanto la distanza tra FdI e i singoli partiti di opposizione potrebbe far pensare.

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