Arriva il Sondaggio Youtrend con AGI che cambia tutto – Ecco come si smuove il mondo politico

ROMA — La nuova Supermedia YouTrend-AGI sulle intenzioni di voto, aggiornata al 29 gennaio 2026 e confrontata con la rilevazione del 15 gennaio, fotografa un quadro complessivamente stabile nei rapporti di forza, ma con alcuni segnali politici non marginali: Fratelli d’Italia resta nettamente il primo partito sfiorando il 30%, tuttavia registra un arretramento; il Partito Democratico rimane secondo oltre il 22% con un lieve calo; il Movimento 5 Stelle cresce e consolida la terza posizione; nel campo di governo Forza Italia e Lega scendono entrambe; mentre nel perimetro liberal-europeista spicca l’avanzata di +Europa.

I numeri della Supermedia: chi sale e chi scende

Nel dettaglio, le percentuali indicate dalla Supermedia al 29 gennaio sono:

Fratelli d’Italia: 29,9% (-0,3)

Partito Democratico: 22,2% (-0,2)

Movimento 5 Stelle: 12,4% (+0,4)

Forza Italia: 8,6% (-0,3)

Lega: 8,1% (-0,3)

Alleanza Verdi Sinistra: 6,5% (+0,2)

Azione: 2,9% (-0,3)

Italia Viva: 2,3% (-0,2)

+Europa: 1,9% (+0,4)

Noi Moderati: 1,2% (+0,1)


Il dato complessivo suggerisce un periodo di piccoli movimenti più che di scosse: variazioni contenute (nell’ordine di pochi decimali) che però, sommate nel tempo, possono indicare direzioni politiche.

Fratelli d’Italia: primo partito, ma il segnale è la frenata

Il 29,9% conferma FdI come baricentro del consenso e come perno dell’attuale maggioranza. Ma il -0,3 rispetto a metà gennaio segnala una micro-fase di assestamento: non è un crollo, ma è un promemoria che la soglia del 30% non è “blindata” e che una parte dell’elettorato può oscillare, anche solo temporaneamente.

In una fase politica in cui l’agenda è dominata da dossier polarizzanti (economia, immigrazione, politica estera, giustizia), questi decimali diventano spesso il termometro di come l’opinione pubblica reagisce alle scelte del governo e alla loro percezione mediatica.

PD: secondo, oltre il 22%, ma non accelera

Il PD al 22,2% resta saldamente seconda forza, ma la variazione (-0,2) racconta un partito che tiene senza però mettere a segno uno scatto. È un dato politicamente rilevante perché, in un sistema frammentato, la capacità di crescere anche solo di un punto può cambiare l’intero peso negoziale nel campo dell’opposizione e nelle possibili geometrie future.

Qui la lettura più prudente è: il PD mantiene una base consistente, ma non intercetta (in questo passaggio) la flessione di FdI né quella di FI e Lega in modo automatico.

M5S: la crescita più netta tra i principali

Il dato che spicca, tra i partiti medio-grandi, è il +0,4 del M5S, che sale al 12,4%. La crescita non è enorme, ma è la più evidente tra le forze maggiori e segnala una capacità di recupero e di presidio del proprio spazio, soprattutto nei momenti in cui l’attenzione pubblica si sposta su temi sociali e di conflitto istituzionale.

In un quadro dove gli altri due principali competitor (FdI e PD) scendono leggermente, il M5S è l’unico del “podio” a muoversi con decisione verso l’alto: un elemento che può incidere sui rapporti interni all’opposizione e sul racconto politico delle prossime settimane.

Forza Italia e Lega: doppio calo, equilibrio interno al centrodestra

Nel campo della maggioranza, oltre alla lieve frenata di FdI, il dato più chiaro è la doppia discesa dei due alleati:

Forza Italia a 8,6% (-0,3)

Lega a 8,1% (-0,3)


La distanza tra i due rimane contenuta (mezzo punto), ma l’arretramento simultaneo suggerisce una fase in cui il consenso del centrodestra si concentra maggiormente sul partito della premier oppure si disperde verso l’area dell’astensione e/o verso liste minori non rappresentate nel grafico.

Sul piano politico, questa dinamica rafforza la lettura di un centrodestra dove FdI resta il motore, mentre gli alleati faticano a trovare un’identità capace di tradursi in crescita.

AVS: passo avanti, ma la soglia resta quella del “peso specifico”

Alleanza Verdi Sinistra cresce al 6,5% (+0,2). È un incremento piccolo ma coerente con l’idea di un’area ecologista e sinistra che mantiene una presenza riconoscibile. Il vero punto, più che la singola variazione, è il peso specifico: con queste percentuali AVS rimane una forza capace di contare nei rapporti di coalizione, soprattutto se il tema della mobilitazione si sposta su ambiente, lavoro e diritti.

Terzo polo e area liberal-europeista: Azione e IV scendono, +Europa sale

Nel segmento centrista-liberal, la fotografia è divisa:

Azione scende al 2,9% (-0,3)

Italia Viva al 2,3% (-0,2)

+Europa cresce a 1,9% (+0,4)


Qui il segnale è doppio: da un lato, i partiti più strutturati del “centro” mostrano un arretramento; dall’altro, +Europa registra una risalita significativa in proporzione alla sua dimensione. Il dato non cambia da solo l’equilibrio nazionale, ma può incidere sulle dinamiche di rappresentanza nell’area liberal e sul posizionamento politico in vista delle campagne tematiche (diritti civili, Europa, libertà individuali).

Noi Moderati: piccolo incremento, ma resta forza di nicchia

Noi Moderati è all’1,2% con +0,1. Un movimento minimo, ma in un sistema dove le coalizioni contano e ogni segmento può diventare utile in determinati collegi o contesti, anche numeri piccoli possono avere un ruolo “di complemento”, più politico che elettorale.

Il quadro per blocchi: centrodestra vicino al 48% (sui partiti elencati)

Se si sommano le principali componenti dell’attuale maggioranza presenti nel grafico — FdI (29,9) + FI (8,6) + Lega (8,1) + Noi Moderati (1,2) — si arriva a circa 47,8%.

Dall’altra parte, il perimetro PD (22,2) + AVS (6,5) vale 28,7%, a cui si aggiunge un M5S al 12,4%. Il segmento centrista (Azione + Italia Viva + +Europa) vale complessivamente 7,1%.

Queste somme non coprono il 100% perché il grafico non include altre liste minori e l’area di indecisi/astensione, ma aiutano a capire un punto: l’asse di governo, nel perimetro qui rappresentato, rimane competitivo e vicino alla metà dei consensi.

Cosa suggeriscono davvero questi decimali

La lettura politica più solida, guardando alle variazioni rispetto al 15 gennaio, è questa:

1. FdI resta dominante, ma non cresce: segnale di possibile saturazione o di normale oscillazione.


2. Il PD non capitalizza in modo evidente le flessioni del centrodestra: tiene, ma non sfonda.


3. Il M5S è l’unico dei grandi a salire: rafforza la propria centralità nel campo dell’opposizione.


4. FI e Lega scendono insieme: nel centrodestra gli alleati non intercettano una dinamica espansiva.


5. Nel centro liberale c’è competizione interna: arretrano Azione e IV, avanza +Europa.

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Con il referendum sulla giustizia e l’attenzione pubblica concentrata su temi istituzionali, i prossimi passaggi potrebbero contare più dei decimali attuali: la capacità di mobilitare, di occupare il dibattito e di trasformare un tema tecnico in una scelta percepita come “politica” spesso ha effetti sulle intenzioni di voto.

Per ora, la Supermedia del 29 gennaio dice una cosa semplice: gli equilibri reggono, ma sotto la superficie si muovono linee interessanti — soprattutto la crescita del M5S e la fatica degli alleati di governo — che potrebbero diventare più visibili con l’avvicinarsi delle prossime scadenze politiche.

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