Arriva la batosta shock per il Governo, altro che Meloni inarrestabile – Arriva il dato shock

Per mesi la narrazione dominante è stata una: Meloni è inarrestabile, il governo è saldo, il consenso non trema. Ma i numeri presentati da Piazzapulita su La7 raccontano un’altra storia. E sono numeri pesanti, perché arrivano da un sondaggio realizzato tra il 2 e il 3 dicembre 2025 da Eumetra su un campione nazionale di 800 maggiorenni, con metodo Cawi e margine di errore del ±4%.

Il dato secco è questo: i giudizi positivi sul governo (voti da 6 a 10) passano dal 46,2% del 29 ottobre al 40,8% del 3 dicembre. Una caduta di 5,4 punti in poco più di un mese. Altro che inarrestabile: è un vero e proprio tonfo.

Il dato che fa male a Palazzo Chigi

La grafica mostrata a Piazzapulita è semplice e devastante:

29 ottobre – Voti positivi al governo Meloni: 46,2%

3 dicembre – Voti positivi: 40,8%

Differenza: –5,4%


Parliamo di giudizi complessivi, non del singolo partito: è il gradimento dell’intero esecutivo a scivolare verso il basso. Considerato il margine di errore del sondaggio, una oscillazione di mezzo punto sarebbe fisiologica, ma 5,4 punti in meno indicano un trend chiaro: qualcosa si è inceppato nel rapporto tra il governo e il suo bacino di consenso.

Non è un “rumore statistico”: è un segnale politico.

Perché questo crollo? Dossier aperti sul tavolo del governo

Il sondaggio non spiega perché gli italiani stiano giudicando peggio il governo, ma i dossier aperti sono tanti e tutti potenzialmente impopolari.

1. Caro vita e salari fermi
L’inflazione ha rallentato, ma i prezzi restano alti e gli stipendi no. Le parole di Mattarella sulla necessità di adeguare salari e redditi di Pmi e autonomi “alle attese della Costituzione” suonano come un richiamo diretto a un esecutivo che, finora, sul fronte retributivo ha fatto poco o nulla.


2. Riarmo e soldi alle armi
Mentre le risorse per sanità, scuola e welfare appaiono insufficienti, l’Europa – con il pieno appoggio del governo italiano – accelera su programmi di difesa comune e riarmo. Conte ha denunciato apertamente la scelta di “firmare montagne di miliardi per le armi” invece di tagliare bollette e sostenere lavoro e servizi. È un tema che pesa sul sentimento di larga parte dell’opinione pubblica.

3. Sanità allo stremo
Liste d’attesa infinite, pronto soccorso in affanno, personale al limite: la sanità pubblica è uno dei punti più dolenti per i cittadini. Ogni taglio o rinvio di investimenti viene percepito direttamente sulla pelle delle persone, soprattutto al Sud.


4. Scandali e inchieste
Dal caso Santanchè al sistema dei prestiti di Banca Progetto, passando per le indagini sulle società della ministra e quelle su altri pezzi del potere economico e sanitario, l’immagine di un governo “del fare” comincia a mischiarsi con quella di un sistema politico che protegge i propri fedelissimi nonostante i guai giudiziari.


5. Lavoro precario e pensioni
Le promesse di cambiare davvero la vita dei lavoratori – più tutele, meno precarietà, pensioni sicure – faticano a tradursi in misure concrete. E intanto aumentano partite Iva in difficoltà, contratti a termine, giovani costretti a emigrare.

La narrazione dell’inarrestabile e la realtà dei numeri

Mentre i talk show filogovernativi ripetono il mantra della premier forte, amata e temuta, Piazzapulita ha mostrato “i dati che non vi dicono”: il consenso non è una costante, ma una variabile in movimento.

L’idea di un governo blindato si reggeva su tre pilastri:

frammentazione dell’opposizione,

controllo del racconto mediatico,

percezione di “competenza” rispetto ai precedenti esecutivi.


Il sondaggio suggerisce che almeno uno di questi pilastri si sta incrinando: quando il giudizio dei cittadini peggiora, lo storytelling non basta più. Puoi ripetere in tv che “la gente è con noi”, ma se le bollette restano alte, i pronto soccorso pieni e i salari bassi, la realtà presenta il conto.

“Governo, che tonfo”: cosa può succedere adesso

Un calo di gradimento non significa automaticamente crisi di governo. La maggioranza parlamentare è ancora ampia e compatta. Ma il sondaggio indica che:

lo spazio di manovra politica della premier si riduce;

ogni nuova misura impopolare – su fisco, welfare, guerra, lavoro – rischia di accentuare la discesa;

gli alleati, a partire da Lega e Forza Italia, potrebbero cominciare a marcare le distanze, percependo l’erosione del consenso della leader.


Se il trend dovesse proseguire, la narrazione potrebbe rovesciarsi: da premier imbattibile a premier che “perde colpi”, con ripercussioni anche sul clima interno alla coalizione.

I numeri che nessuno vuole leggere (ma che contano)

C’è un’ultima considerazione che rende ancora più interessante il dato di Piazzapulita: il sondaggio misura solo i voti positivi. Non sappiamo – in quella slide – quanto crescano i giudizi negativi espliciti (voti da 1 a 4) o la quota di indecisi.

Se una parte di chi prima dava 6–7 oggi si sposta nell’area del 5 o dell’“indifferenza scettica”, significa che si apre un bacino contendibile per le opposizioni. Non un amore improvviso per gli avversari di Meloni, ma una crescente delusione verso chi prometteva una rivoluzione e, per molti, sta consegnando più continuità che cambiamento.

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Il sondaggio Eumetra non è una sentenza definitiva, ma è un termometro. E il termometro dice che la febbre del consenso sta scendendo.

“Meloni inarrestabile? Non la pensa così Piazzapulita”, verrebbe da dire, guardando quella differenza di –5,4% in un solo mese. Il governo può ignorare il segnale e continuare a ripetere che “gli italiani sono con noi”, oppure può leggerlo per quello che è: un campanello d’allarme che anticipa, spesso, i terremoti politici.

Per ora c’è una sola certezza: il mito dell’infallibilità si è incrinato. E da oggi, quando qualcuno parlerà di premier inarrestabile, ci sarà una grafica di Piazzapulita pronta a ricordare che la realtà, a volte, corre molto più veloce della propaganda.

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