Un doppio dato, secco e difficilmente equivocabile, arriva dalle rilevazioni illustrate da Nando Pagnoncelli in tv: quando si chiede agli italiani un giudizio sull’azione del governo Meloni su alcuni dei temi più sensibili — tasse, salari, pensioni e sicurezza — la risposta prevalente è una bocciatura ampia, con percentuali che non lasciano spazio a letture trionfalistiche.
Non è una fotografia “politichese” fatta di sfumature: è un giudizio di merito su ciò che incide direttamente nella vita quotidiana delle persone. Ed è proprio questo a rendere il sondaggio politicamente pesante: perché intercetta la percezione del Paese reale su due fronti che la maggioranza considera identitari.
Tasse, salari e pensioni: il 71% dice “No, non sono soddisfatto”
La prima domanda va dritta al cuore dell’agenda economica: “Tasse, salari e pensioni: è soddisfatto di Meloni?”
I numeri mostrati sono questi:
No: 71%
Sì: 22%
Non sa / non indica: 7%
La quota del 71% di insoddisfatti rappresenta una maggioranza larghissima. In termini politici, significa che su questo terreno — il più delicato in assoluto, perché riguarda potere d’acquisto e tenuta sociale — la percezione dominante non è quella di un miglioramento, ma di un bilancio negativo.
Il dato del 22% di soddisfatti è tutt’altro che irrilevante: indica che esiste un nucleo di elettorato che difende l’operato del governo. Ma resta minoritario e, soprattutto, non basta a controbilanciare l’impressione complessiva di un’azione considerata insufficiente o non efficace.
Il 7% di “non sa/non indica” è relativamente contenuto: anche questo è un segnale, perché suggerisce che su tasse e redditi molte persone un’opinione ce l’hanno, e tende a essere critica.
Perché questa domanda pesa più di altre
Quando un sondaggio mette insieme tasse, salari e pensioni, non sta misurando un tema solo: sta misurando il “pacchetto” di ciò che le famiglie percepiscono come benessere o affanno.
È un indicatore di fiducia materiale: quanto ti senti protetto, quanto ti senti rappresentato, quanto pensi che lo Stato stia migliorando o peggiorando la tua condizione.
E quando la risposta “No” supera i due terzi, il messaggio politico implicito è uno: su questi temi la narrazione del governo fatica a diventare esperienza concreta per una parte molto ampia del pubblico.
Sicurezza: l’80% non vede miglioramenti con Meloni
Il secondo dato è ancora più duro, perché riguarda un terreno su cui il centrodestra, storicamente, costruisce parte della propria identità: la sicurezza.
La domanda è: “Con Meloni è migliorata la sicurezza?”
I numeri mostrati sono:
No: 80%
Sì: 11%
Non sa / non indica: 9%
Qui la bocciatura diventa quasi plebiscitaria: otto italiani su dieci non percepiscono un miglioramento. E l’11% di “Sì” indica una base di consenso molto più ristretta rispetto alla domanda economica.
In più, aumenta leggermente la quota di indecisi (9%), ma resta comunque minoritaria: anche sulla sicurezza, la gran parte degli intervistati prende posizione e lo fa in senso negativo.
Il cortocircuito politico: economia e sicurezza insieme
Il dato davvero “stroncante” non è solo la singola percentuale, ma la combinazione delle due.
Se una maggioranza di cittadini:
è insoddisfatta su tasse, salari e pensioni (71%),
e allo stesso tempo non vede miglioramenti sulla sicurezza (80%),
allora il governo si trova esposto su due terreni che, in teoria, dovrebbero essere i più favorevoli: gestione della realtà materiale e ordine pubblico. È una doppia criticità che pesa perché rende più complicato spostare il dibattito su un campo “comodo”: il sondaggio parla di percezioni quotidiane, non di battaglie simboliche.
Che cosa raccontano davvero queste percentuali
Questi numeri non dicono automaticamente che gli elettori cambieranno voto domani. Ma dicono tre cose importanti:
1. La percezione del miglioramento non si è consolidata.
Il giudizio prevalente è che la situazione non sia migliorata, o non abbastanza da essere avvertita.
2. La comunicazione politica fatica se non diventa esperienza.
Sui temi economici e di sicurezza, gli slogan reggono poco: le persone rispondono in base a ciò che vedono e vivono.
3. Il “nocciolo duro” di sostegno non scompare, ma non basta.
Esiste un blocco di soddisfatti (22%) e di chi vede miglioramenti (11%), ma è minoritario e non riesce a rovesciare il giudizio generale.
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Il sondaggio illustrato da Pagnoncelli mette in fila una realtà difficile da addolcire: sul fronte economico e su quello della sicurezza, la percezione prevalente è negativa.
Non è un dettaglio, perché sono due aree che decidono consenso, fiducia e tenuta politica. E quando una maggioranza così ampia risponde “No” su entrambi i versanti, il messaggio che arriva è chiaro: la partita non è sulla propaganda, ma sui risultati percepiti.



















