Arriva la chiamata improvvisa di Giuseppe Conte – Ecco cosa sta accadendo – L’esclusiva shock

Il fatto

Nella serata di ieri Giuseppe Conte ha avuto un colloquio telefonico con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per affrontare l’emergenza occupazionale nell’area di Pomigliano d’Arco (Napoli). Al centro della conversazione – confermata dallo stesso leader del M5S – la situazione dei dipendenti Stellantis e Trasnova, che Conte aveva appena incontrato ai cancelli degli stabilimenti.

L’emergenza a Pomigliano

Secondo quanto riportato dall’ex premier, molti operai sono già in cassa integrazione a zero ore, mentre altri vedranno scadere i contratti a fine anno senza al momento prospettive di rinnovo. Conte ha chiesto al ministro di farsi parte attiva presso il nuovo amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, per ottenere una comunicazione trasparente sul progetto industriale del gruppo in Italia, con particolare riferimento allo stabilimento di Pomigliano e, più in generale, alla rete produttiva nazionale.

“I lavoratori hanno bisogno di certezze: quali investimenti, quali modelli, quali volumi e quali ricadute occupazionali”, è la sintesi delle richieste avanzate.

Non solo Stellantis: i nodi Jabil e SoftLab

Nel confronto con Urso, Conte ha sollevato anche i dossier Jabil e SoftLab di Marcianise (Caserta), realtà in sofferenza che ieri erano presenti al presidio con una delegazione di lavoratori. L’obiettivo è coordinare tavoli permanenti che evitino soluzioni tampone e diano tempi e strumenti a chi rischia il posto.

La proposta: un piano straordinario europeo

Conte ha rilanciato l’idea di un piano straordinario dell’Unione europea per sostenere la transizione dell’automotive (e di altre filiere esposte all’innovazione e ai costi energetici), con risorse dedicate a:

reindustrializzazione e riconversione degli impianti,

ricerca su elettrico, batterie e software automotive,

formazione e riqualificazione dei lavoratori,

sostegni selettivi alla domanda e alle filiere della componentistica.

La critica alla linea “militare”

Nel resoconto del leader M5S, il governo italiano avrebbe sottoscritto la linea tedesca che guarda a una riconversione industriale verso produzioni militari. Per Conte si tratta di un indirizzo sbagliato, che rischia di drenare risorse dalla transizione industriale e tecnologica necessaria all’automotive civile e alla componentistica italiana.

Cosa chiede il M5S

1. Chiarezza industriale di Stellantis su investimenti, modelli e volumi per gli stabilimenti italiani.


2. Tavoli urgenti su Trasnova, Jabil e SoftLab con impegni vincolanti su occupazione e continuità produttiva.


3. Pressing in sede UE per un fondo dedicato alla transizione dell’auto, alternativo a scorciatoie militar-industriali.


4. Ammortizzatori e politiche attive mirate per i lavoratori coinvolti.

Le prossime mosse

Conte ha assicurato che il confronto con il ministro Urso proseguirà nei prossimi giorni. In parallelo, il M5S annuncia iniziative parlamentari per vincolare il governo a riferire su:

strategia nazionale per l’automotive,

stato degli impegni con Stellantis,

cronoprogramma su Vertenze Campania (Pomigliano, Marcianise) e, più in generale, sul Mezzogiorno industriale.

Perché la partita è cruciale

La Campania è una delle regioni-simbolo dell’auto italiana: Pomigliano è un impianto storico, con migliaia di addetti diretti e nell’indotto. La tenuta produttiva dello stabilimento e il destino delle aziende della filiera impattano su occupazione, PIL regionale e competenze tecniche. Da qui il pressing politico per ottenere, prima possibile, impegni scritti su modelli, investimenti e occupazione.

In sintesi: Conte ha alzato il telefono chiedendo al governo e a Stellantis risposte immediate e verificabili. La vertenza campana, però, è la spia di una questione nazionale: come e con quali risorse l’Italia accompagna la transizione dell’automotive senza perdere capacità produttiva e lavoro qualificato.

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In conclusione, la telefonata Conte–Urso ha trasformato la vertenza di Pomigliano in un banco di prova nazionale: dalle dichiarazioni si deve passare a impegni scritti, con un cronoprogramma pubblico su investimenti, modelli e volumi di Stellantis, e tavoli permanenti per Trasnova, Jabil e SoftLab con esiti verificabili su occupazione e continuità produttiva.

La proposta di un piano straordinario europeo per l’automotive — ricerca, reindustrializzazione, formazione e sostegni mirati alla filiera — è l’alternativa strategica alla scorciatoia di una riconversione “militare” che drenerebbe risorse senza risolvere i nodi di competitività. Ora tocca al Governo pretendere trasparenza da Stellantis e attivare insieme a Regioni e UE gli strumenti di politica industriale, affiancando ammortizzatori e politiche attive ai lavoratori coinvolti.

La Campania, con Pomigliano e l’indotto, è il cuore simbolico e produttivo di questa sfida: o arrivano certezze su modelli, investimenti e lavoro qualificato, oppure il rischio è una desertificazione industriale che l’Italia non può permettersi.

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