Arriva la decisione del Tribunale su Caso Ranucci – Sangiuliano – Ecco chi ha vinto… ULTIM’ORA

Si chiude uno dei filoni più delicati nati dall’affaire Sangiuliano-Boccia, e si chiude con una decisione che pesa sia sul piano giudiziario sia su quello politico-mediatico. Il Tribunale di Roma ha archiviato l’indagine che vedeva coinvolti il conduttore di Report Sigfrido Ranucci e il giornalista Luca Bertazzoni, indagati per interferenze illecite nella vita privata dopo la diffusione, nella puntata dell’8 dicembre 2024, di un audio tra l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. L’ordinanza è stata depositata il 9 aprile 2026 dal gip Rosamaria De Lellis.

La decisione nasce dalla denuncia presentata da Sangiuliano e Corsini, che avevano chiesto alla procura di accertare chi avesse materialmente captato e poi consegnato a Report quelle registrazioni, ritenute illecite. Ma il giudice ha condiviso integralmente la richiesta di archiviazione dei pm, ritenendo assorbente un punto decisivo: l’assenza dell’elemento soggettivo del reato contestato ai due giornalisti. In sostanza, per il tribunale non ci sono elementi per sostenere che Ranucci e Bertazzoni fossero consapevoli dell’illiceità della captazione o del contesto preciso in cui la conversazione privata era avvenuta.

È questo il cuore giuridico della vicenda. Nell’ordinanza, il gip afferma che non emerge alcun elemento idoneo a far ritenere che i giornalisti di Report sapessero dove fosse stata registrata la conversazione tra i coniugi Sangiuliano-Corsini. Da qui la conclusione più pesante per l’impianto accusatorio: la condotta contestata viene ricondotta all’esercizio del diritto di cronaca, ritenuto rispettoso dei requisiti classici della veridicità, della continenza e dell’interesse pubblico. Non è un dettaglio tecnico, ma il punto che ribalta l’intera impostazione dell’inchiesta, perché sposta il caso dal terreno dell’illecito penale a quello della tutela dell’attività giornalistica.

La vicenda si era comunque trascinata ben oltre la sola denuncia iniziale. Sangiuliano e Corsini si erano opposti alla richiesta di archiviazione e avevano chiesto ulteriori approfondimenti investigativi. In particolare, secondo ANSA e RaiNews, le difese avevano sollecitato l’audizione del direttore dell’area approfondimenti Rai, Paolo Corsini, oltre all’acquisizione della copia forense dei supporti informatici di Maria Rosaria Boccia e della videoregistrazione della seduta della Commissione di Vigilanza Rai. Ma anche su questo punto il gip è stato netto: l’opposizione è stata dichiarata inammissibile e l’archiviazione accolta nel merito “in ogni sua parte”.

Sul piano politico e mediatico, il provvedimento ha un peso ancora maggiore perché arriva dopo mesi in cui il caso era diventato un simbolo dello scontro tra diritto di cronaca, tutela della privacy e utilizzo pubblico di materiali sensibili. Il procedimento archiviato riguarda il filone penale contro i giornalisti di Report, ma si inserisce in una storia più ampia che aveva già coinvolto anche il Garante per la protezione dei dati personali. Nell’ottobre 2025 il Garante aveva sanzionato la Rai per la diffusione dell’audio; tuttavia, lo stesso sito dell’Autorità chiarisce che quel provvedimento è stato poi temporaneamente rimosso dopo una sentenza del Tribunale di Roma del 22 gennaio 2026 che ha accolto l’opposizione proposta contro la sanzione.

Questo passaggio aiuta a capire perché la decisione del 9 aprile non sia una semplice formalità. Nel giro di pochi mesi, infatti, il quadro si è progressivamente mosso in una direzione favorevole alla tenuta giuridica della scelta editoriale di Report e della Rai: prima con l’annullamento in sede civile della sanzione privacy, poi con l’archiviazione in sede penale dell’indagine su Ranucci e Bertazzoni. Non significa che la vicenda perda automaticamente ogni profilo polemico o ogni ombra politica, ma sul terreno giudiziario questo specifico capitolo esce fortemente ridimensionato.

Resta anche il significato pubblico dell’audio mandato in onda. Il tribunale, nel riconoscere il diritto di cronaca, ha implicitamente confermato che quel materiale si collocava dentro una vicenda di evidente interesse generale: non una curiosità privata scollegata dal ruolo pubblico dei protagonisti, ma un contenuto inserito in un caso che riguardava un ministro della Repubblica, il suo entourage, il rapporto con Maria Rosaria Boccia e le ricadute istituzionali di quella vicenda. Ed è proprio questo interesse pubblico ad aver pesato nella valutazione del giudice.

L’archiviazione decisa dal Tribunale di Roma segna quindi un passaggio molto netto: il filone penale aperto contro i giornalisti di Report per la diffusione dell’audio tra Gennaro Sangiuliano e Federica Corsini si chiude senza rinvio a giudizio e con una motivazione che valorizza in modo esplicito il diritto di cronaca. Per Sangiuliano e Corsini resta la sconfitta di un’opposizione dichiarata inammissibile; per Ranucci e Bertazzoni arriva invece un riconoscimento giudiziario importante, perché il gip esclude la prova della consapevolezza dell’illecito e considera il loro operato compatibile con i canoni del giornalismo di interesse pubblico. Dopo mesi di scontro, questo capitolo dell’affaire Sangiuliano-Boccia esce così dal perimetro penale con una decisione destinata a pesare a lungo nel rapporto tra inchiesta televisiva, privacy e libertà di informazione.

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L’archiviazione decisa dal Tribunale di Roma chiude dunque in modo netto uno dei capitoli più controversi dell’affaire Sangiuliano-Boccia e lo fa con un messaggio giuridicamente e mediaticamente rilevante. Il filone penale aperto contro Sigfrido Ranucci e Luca Bertazzoni si spegne senza processo, mentre il giudice riconosce che, allo stato degli atti, non esistono elementi per sostenere la consapevolezza dell’illecito da parte dei due giornalisti e colloca la loro condotta nel perimetro del diritto di cronaca. È un passaggio che ridimensiona in modo significativo l’impianto accusatorio sostenuto da Sangiuliano e Corsini e rafforza, sul piano giudiziario, la legittimità della scelta editoriale di Report. Le polemiche politiche e pubbliche attorno alla vicenda non sono destinate a spegnersi del tutto, ma questo specifico fronte esce dal tribunale con un esito chiaro: la giustizia, almeno su questo punto, non ha ravvisato un abuso penalmente rilevante, bensì l’esercizio di un’attività giornalistica ritenuta sorretta da interesse pubblico.

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