Roma, 8 ottobre 2025 – Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, torna ad attaccare frontalmente Giorgia Meloni e la sua maggioranza. In una diretta social molto seguita, l’ex premier ha puntato il dito contro la manovra finanziaria, denunciando quella che definisce una “perversione diabolica” del sistema fiscale: il fiscal drag. Un intervento durissimo, condito da numeri, accuse e proposte di svolta, che ha subito infiammato il dibattito politico.
“Il fiscal drag è un meccanismo diabolico”
Conte ha spiegato con parole dure e semplici un fenomeno spesso percepito come tecnico e distante dai cittadini:
“C’è un meccanismo che è diabolico e che impoverisce sempre di più gli italiani: si chiama fiscal drag. Entrare in un’aliquota più alta significa pagare più tasse senza avere un reale aumento del potere d’acquisto, perché l’inflazione si mangia tutto. È uno strumento perverso e diabolico che riduce il potere reale delle famiglie e degli stipendiati”.
Secondo il leader pentastellato, il risultato è che milioni di italiani, pur avendo lo stipendio “leggermente più alto”, in realtà finiscono con il dover versare più tasse allo Stato, ritrovandosi più poveri.
L’appello bipartisan: “Serve unità, siamo in emergenza”
Non solo critiche, però. Conte ha colto l’occasione per lanciare un appello alla maggioranza e alle opposizioni su quattro misure “straordinarie e urgenti” da inserire nella manovra:
un maxi taglio delle tasse,
l’aumento consistente dell’assegno unico per i figli,
risorse vere per la sanità,
il ripristino di Transizione 4.0 per le imprese.
“Invochiamo da subito un dialogo con le forze di maggioranza e con il governo. E alle opposizioni dico: dobbiamo ritrovare un’unità di intenti. Se Meloni e i suoi non vogliono ascoltare, dobbiamo metterli in difficoltà”, ha dichiarato Conte.
“Governo cieco sulle emergenze sociali ed economiche”
L’ex premier ha accusato frontalmente la presidente del Consiglio di vivere in un mondo parallelo: “Il governo non riconosce le emergenze. Abbiamo sentito Meloni dire da Vespa che gli stipendi stanno aumentando, ma la realtà è ben diversa. Gli ultimi dati economici sono preoccupanti. Questo esecutivo continua a descrivere un Paese che va bene, mentre milioni di famiglie non arrivano a fine mese”.
Secondo Conte, il Documento programmatico di finanza pubblica è un testo “che non fotografa la realtà” e che lascia scoperti i nodi principali: inflazione, caro-bollette, calo del potere d’acquisto, precarietà diffusa.
“Un governo Monti mascherato da Meloni”
Il Movimento 5 Stelle, attraverso le commissioni Bilancio e Finanze, ha rincarato la dose: “Questo è un governo Monti che finge di essere responsabile. Solo tasse e tagli, crescita zero, debito pubblico in aumento. Senza il PNRR, saremmo già in recessione”.
Il riferimento è ai dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che fotografano una situazione pesante: aumento del debito verso il 140% del PIL, spese militari crescenti e risorse sottratte al welfare.
Un segnale di svolta politica?
Il durissimo intervento social di Conte non è passato inosservato. Il leader 5 Stelle, oltre a rilanciare la sua immagine di “difensore del popolo” contro le politiche economiche restrittive, prova a dettare l’agenda e a costruire un fronte trasversale contro Meloni.
Resta da capire se il suo appello bipartisan cadrà nel vuoto o se troverà risposte anche fuori dal perimetro dell’opposizione. Quel che è certo è che, a due settimane dalla presentazione della legge di bilancio, la battaglia politica ed economica è appena cominciata.
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Con il suo affondo sul fiscal drag, Conte prova a spostare la manovra dal terreno contabile a quello sociale, incardinando il dibattito su salari reali, sanità e sostegno a famiglie e imprese. La denuncia del “meccanismo diabolico” è insieme attacco politico e cornice narrativa per quattro richieste-chiave (taglio tasse, assegno unico, sanità, Transizione 4.0) con cui il M5S tenta l’allargamento oltre l’opposizione. La maggioranza rivendica una traiettoria di crescita e responsabilità, ma i nodi indicati—inflazione, potere d’acquisto, bollette—sono il vero banco di prova della legge di bilancio. Se l’appello di Conte troverà sponde, la partita potrà produrre correzioni sostanziali; se resterà un monologo, il confronto scivolerà nella solita polarizzazione tra “rigore” e “redistribuzione”, lasciando irrisolto proprio ciò che decide il consenso: la busta paga reale degli italiani.



















