Alessandro Di Battista torna sulla scena pubblica con il suo nuovo libro, “Democrazia deviata. Perché non ha più senso parlare di governo del popolo”, edito da Paper First. L’ex deputato del Movimento 5 Stelle ha scelto Roma per la prima presentazione ufficiale del volume, in un evento condiviso con la giornalista de Il Fatto Quotidiano Daniela Ranieri. La tesi centrale del libro è tanto netta quanto provocatoria: “I cittadini che non votano più, purtroppo, hanno ragione”.
Nel corso della serata Di Battista ha denunciato il collasso del modello democratico occidentale, dove – a suo avviso – “siamo passati da un sistema in cui il popolo decide, a uno in cui le decisioni fondamentali vengono prese altrove: nei consigli di amministrazione di fondi finanziari, banche d’affari, colossi farmaceutici e piattaforme digitali”. Il Parlamento, in questo scenario, viene descritto come un’istituzione sempre più marginale, svuotata di potere reale.
Una democrazia in cui governa una minoranza
Il calo dell’affluenza elettorale è al centro del ragionamento di Di Battista. Secondo l’autore, non si tratta soltanto di menefreghismo o ignoranza politica. “Ci sono tanti cittadini – ha detto – appassionati di politica, ma disillusi: sanno che il loro voto ha un impatto nullo sulle decisioni concrete. Questo non è solo un fallimento della politica, ma un’emergenza democratica”.
Con una punta di sarcasmo, Di Battista ha osservato come “viviamo in una democrazia in cui una minoranza elegge i propri rappresentanti”, ricordando che in alcune tornate elettorali recenti l’affluenza ha sfiorato livelli da record negativo. A suo dire, non si tratta di una patologia temporanea, ma di una tendenza strutturale che rischia di rendere irreversibile il divario tra istituzioni e cittadini.
Le critiche al governo Meloni e all’opposizione
Nel mirino dell’ex 5 Stelle anche l’attuale governo guidato da Giorgia Meloni, di cui ha tracciato un bilancio impietoso: “Sono passati 1000 giorni dall’insediamento del governo. Quale sua scelta o legge ha davvero migliorato la vita degli italiani?”. A suo dire, l’unico vero punto di forza dell’esecutivo sarebbe “la debolezza dell’opposizione”.
Secondo Di Battista, il governo Meloni sopravvive e prospera più per l’assenza di una reale alternativa che per meriti propri. “L’opposizione è incapace di parlare ai cittadini, di proporre un modello di Paese, di rompere con i poteri forti. E in questo contesto, la sfiducia aumenta, così come l’astensione”.
Un appello alla coscienza critica
Di Battista non si limita alla diagnosi: propone anche una serie di antidoti, sebbene difficili da applicare. “Servono manifestazioni, serve costruire una coscienza critica, serve informarsi ed informare. Solo così si può tentare di invertire la rotta”. Ma, ammette, il momento è delicato: “Questo è il punto più basso, più che dal punto di vista politico, dal punto di vista etico della politica in Europa”.
L’ex parlamentare insiste sul ruolo dell’informazione indipendente, della partecipazione attiva e della cultura politica. “Chi pensa che tutto sia perduto sbaglia. Ma chi finge che tutto vada bene è complice dello stato attuale delle cose”.
Un libro controcorrente
Con Democrazia Deviata, Di Battista torna a una delle sue cifre stilistiche: la denuncia dura, lo sguardo critico contro l’establishment, il richiamo al popolo come soggetto politico dimenticato. Ma stavolta la sua riflessione assume contorni più ampi: non solo Italia, ma anche Unione Europea, grandi multinazionali, algoritmi che condizionano le scelte individuali.
Il libro – già destinato a far discutere – è un grido d’allarme contro la normalizzazione della tecnocrazia e della delegittimazione della sovranità popolare. Un invito a non accettare l’astensionismo come apatia, ma a leggerlo come sintomo di un problema ben più profondo: la perdita di fiducia verso un sistema che ha smesso di ascoltare chi dovrebbe rappresentare.
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VIDEO E CONCLUSIONE:
Alessandro Di Battista torna a provocare e scuotere, nel solco di un attivismo mai sopito. La sua tesi è chiara: se la democrazia è il potere del popolo, oggi quel potere è stato espropriato. E chi non vota più, forse, ha semplicemente smesso di credere a una finzione. Ora resta da vedere se queste parole sapranno accendere un nuovo dibattito o saranno archiviate, come spesso accade, nel cassetto della “protesta senza seguito”.



















