Una notizia che scuote le coscienze. Andrea Scanzi, giornalista e scrittore, ha rilanciato con parole durissime un’inchiesta del Fatto Quotidiano, firmata da Stefania Maurizi e Ferruccio Sansa. Secondo quanto ricostruito, gruppi di soldati israeliani delle Forze di Difesa di Israele (Idf) avrebbero trascorso periodi di “decompressione” in Italia, precisamente nelle Marche, sia nel 2024 che nel 2025.
Questi soggiorni, organizzati attraverso canali diplomatici o strutture militari, vengono giustificati come momenti per “smaltire lo stress” accumulato in mesi di guerra. Ma la vicenda ha immediatamente acceso un dibattito politico e morale.
Le parole di Scanzi
Scanzi non ha usato mezzi termini nel commentare la notizia:
“I soldati israeliani, per rilassarsi e tra una strage e l’altra, vengono a fare le vacanze nelle Marche. Dopo aver combattuto, ‘decomprimono’ l’orrore lontano”.
Il giornalista sottolinea la contraddizione: mentre in Italia arrivano bambini palestinesi per curarsi, spesso feriti o traumatizzati dai bombardamenti, lo stesso Paese ospita, in strutture turistiche e protette, i militari che quelle bombe le hanno sganciate.
Missioni organizzate
Secondo l’inchiesta citata, i militari arrivano a gruppi di dieci, venti persone, in missioni strutturate con l’aiuto di organizzazioni militari e canali diplomatici. Si tratta dunque di trasferte pianificate e non di semplici iniziative individuali.
La domanda che Scanzi pone con forza è inevitabile: esiste un accordo formale tra Italia e Israele per ospitare questi reparti in licenza? E se sì, quali sono i termini e chi li ha autorizzati?
Un tema politico e morale
Oltre all’aspetto pratico e logistico, la vicenda apre un problema politico enorme. L’Italia rischia di essere percepita come un Paese complice della guerra a Gaza, un rifugio sicuro per soldati che dovrebbero invece essere indagati per crimini di guerra davanti ai tribunali internazionali.
Per Scanzi, si tratta di una scelta insopportabile:
“A me già così la cosa fa orrore, ma qui c’è un tema politico. Non è che, mentre facciamo venire i bambini palestinesi a curarsi da noi, ospitiamo pure chi gli spara?”.
La contraddizione dell’Italia
Il caso mette a nudo la contraddizione della politica estera italiana: da un lato gesti umanitari, dall’altro aperture verso un alleato che oggi è sotto accusa in tutte le sedi internazionali per violazioni sistematiche dei diritti umani.
Se confermato, l’accordo con Israele rappresenterebbe non solo una questione etica, ma anche un serio problema diplomatico, destinato a scatenare polemiche in Parlamento e nella società civile.
La denuncia di Scanzi ha il merito di riportare l’attenzione su un nodo che riguarda direttamente la coerenza della nostra democrazia: può un Paese ospitare chi bombarda e al contempo accogliere le vittime di quelle bombe? La risposta a questa domanda non è solo politica, ma riguarda la coscienza collettiva di un’intera nazione.
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La vicenda dei soldati israeliani “in decompressione” nelle Marche interroga profondamente il ruolo e la credibilità dell’Italia sulla scena internazionale. Se le inchieste del Fatto Quotidiano troveranno ulteriori conferme ufficiali, non si tratterà più soltanto di una polemica giornalistica, ma di un caso politico e morale di primissimo piano. In gioco non c’è solo la linea di governo, ma l’immagine stessa del Paese: l’Italia vuole essere ricordata come terra di pace e accoglienza, o come complice silenziosa di chi la guerra la porta avanti?



















