Arriva la media sondaggi esclusvia sul Referendum. Ora il Governo trema? – I DATI

Tra il 15 e il 29 gennaio, la fotografia complessiva dei sondaggi sul Referendum Giustizia (dati e grafici diffusi da BiDiMedia) restituisce un quadro chiaro su due fronti: nel merito il Sì resta davanti, ma la distanza dal No si riduce; sullo sfondo, però, c’è un fattore che può pesare più di ogni percentuale: la stima di affluenza e quindi la partita del quorum.

La media complessiva: Sì 56,3% – No 43,7%

La sintesi dei rilevamenti considerati (15–29 gennaio) porta a una media di:

Sì: 56,3%

No: 43,7%


È un dato “clamoroso” soprattutto perché condensa istituti con risultati anche molto distanti tra loro: tra il valore massimo e quello minimo sul Sì c’è uno scarto di 12,7 punti (dal 62,8% al 50,1%). In altre parole: la tendenza generale favorisce il Sì, ma la variabilità tra sondaggi è ampia.

I numeri istituto per istituto (15–29 gennaio)

Ecco la serie completa riportata nel grafico:

Eumetra: Sì 52,7% – No 47,3%

Lab21: Sì 62,8% – No 37,2%

Piepoli: Sì 59,0% – No 41,0%

Youtrend: Sì 55,0% – No 45,0%

Eumetra: Sì 52,2% – No 47,8%

EMG: Sì 59,8% – No 40,2%

Ixè: Sì 50,1% – No 49,9%

Noto: Sì 59,0% – No 41,0%

 

Questa distribuzione dice due cose importanti:

1. Il Sì è spesso sopra quota 55%, ma non in modo uniforme.


2. Esiste almeno un rilevamento (Ixè) che mostra un quasi pareggio: 50,1% vs 49,9%.

Una media “semplice”, ma indicativa

La media del 56,3% coincide con la media aritmetica delle percentuali dei singoli sondaggi elencati. Proprio per questo è un indicatore utile per cogliere la direzione generale, ma va letto insieme a:

forbice massimo/minimo (62,8%–50,1% sul Sì),

dispersione tra istituti (non tutti “vedono” lo stesso elettorato allo stesso modo).


In pratica: la media segnala un vantaggio, ma non garantisce stabilità.

Il confronto col 15 gennaio: Sì giù, No su

Il secondo grafico (media al 29 gennaio) evidenzia anche la variazione rispetto al 15 gennaio:

Sì 56,3%: -1,8

No 43,7%: +1,8


Tradotto in modo secco: in due settimane il No recupera 1,8 punti, erodendo il margine del Sì. Se si ricostruisce il dato precedente, la media del 15 gennaio risulterebbe circa:

Sì 58,1%

No 41,9%


È un movimento simmetrico che spesso indica una dinamica tipica delle fasi iniziali di una campagna: polarizzazione crescente e progressiva riduzione dell’“inerzia” iniziale.

Il peso degli indecisi: 20,2% (in aumento)

Accanto al testa a testa Sì/No, compare un dato che può cambiare molto l’esito:

Indecisi: 20,2% (+0,6 rispetto al 15 gennaio)


Qui il punto non è solo “quanti” siano, ma come si comporteranno:

se una parte degli indecisi si orienta nel merito, può spostare i rapporti tra Sì e No;

se invece prevale l’incertezza fino al voto, gli indecisi possono diventare astensione, e allora il tema centrale diventa l’affluenza (e dunque il quorum).

L’affluenza stimata: 48% (in crescita), ma sotto la soglia chiave

Il grafico indica una affluenza prevista al 48%, in aumento di 6 punti rispetto alla rilevazione di metà mese (quindi circa 42% al 15 gennaio).

È un dato rilevante perché:

48% è un miglioramento netto,

ma resta sotto il 50%, soglia cruciale per i referendum abrogativi, dove la validità dipende dal quorum.


Questo sposta il baricentro della partita: anche con un Sì in vantaggio tra chi esprime una scelta, un’affluenza insufficiente può “spegnere” il risultato. Ecco perché, quando l’affluenza stimata è in bilico, la campagna spesso si gioca su due livelli.

La partita vera: consenso vs partecipazione

Mettendo insieme tutti i numeri, emerge uno scenario a doppia velocità:

1. Sul merito, il Sì è avanti nella media dei sondaggi (56,3%), ma il vantaggio si sta riducendo (trend -1,8).


2. Sul metodo, l’affluenza è l’ago della bilancia: cresce (48%), ma non abbastanza da rendere tranquillo il raggiungimento del quorum.

 

In sintesi: la direzione del voto oggi favorisce il Sì, però la dinamica (recupero del No + indecisi in aumento) e l’incognita partecipazione rendono l’esito meno scontato di quanto la sola media potrebbe far pensare.

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La “clamorosa” media dei sondaggi tra 15 e 29 gennaio racconta un paese dove, sul Referendum Giustizia, il Sì mantiene il comando, ma non domina: i sondaggi sono disomogenei, il No recupera terreno, gli indecisi crescono e soprattutto l’affluenza stimata, pur in risalita, resta sotto la soglia chiave, ma manca ancora la campagna elettorale.

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