Arriva la nomina per l’avvocato della Premier Giorgia Meloni, ma il TAR poi… ULTIM’ORA

Chi è Luca Libra

Libra è noto soprattutto per essere stato difensore della premier in diversi processi per diffamazione, tra cui quelli contro Roberto Saviano, Luciano Canfora e Fabrizio Corona. Laureato nel 2003, iscritto all’albo degli avvocati solo nel 2014, si occupa prevalentemente di cause civili, vendite giudiziarie e amministrazione condominiale. Un curriculum che, secondo i ricorrenti, non giustificherebbe l’assegnazione di un incarico così delicato.

Finisce davanti al Tar la nomina di Luca Libra, avvocato personale di Giorgia Meloni, alla guida dell’Orecol, l’organismo anticorruzione della Regione Piemonte. A raccontarlo è un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, firmata da Andrea Giambartolomei, che ricostruisce i dettagli di una vicenda destinata a far discutere.

Il ricorso di Soprano

A impugnare la nomina è stato Arturo Soprano, magistrato in pensione ed ex presidente della Corte d’Appello di Torino, già presidente uscente dell’Orecol. Nel ricorso, Soprano sostiene che Libra non rispetti i requisiti richiesti dalla legge: l’organismo deve infatti essere composto da persone di “notoria indipendenza” e di “elevata professionalità”, con competenze certificate nel settore pubblico e privato.

Secondo l’articolo del Fatto, inoltre, la legge vieta l’accesso a chi abbia “rapporti continuativi di collaborazione o consulenza con partiti politici”. Circostanza che, considerata la vicinanza di Libra alla presidente del Consiglio, pone più di un dubbio.

Il nodo del curriculum

Il curriculum presentato da Libra, si legge sempre nell’inchiesta di Giambartolomei, sarebbe scarno e non documenterebbe esperienze specifiche nelle materie richieste. Per Soprano, questo solleva perfino l’ipotesi di un falso ideologico in atto pubblico, se risultasse che le competenze dichiarate non siano effettivamente certificate.

Un organismo strategico

L’Orecol, creato nel 2021 dal governatore Alberto Cirio su impulso della Corte dei Conti, ha il compito di vigilare sugli appalti e sui contratti regionali. Da mesi, però, l’attività è ferma proprio a causa delle nomine.

Affidarne la guida a un professionista vicino alla premier, con requisiti contestati, ha sollevato immediatamente polemiche.

Meritocrazia o amichettismo?

Il punto è chiaro: la nomina di Libra appare in netto contrasto con la promessa di Meloni di puntare su talento e merito per gli incarichi pubblici. In questo caso, più che meritocrazia, sembra di intravedere un’ombra di amichettismo politico, la stessa prassi che la premier aveva assicurato di voler combattere.

Come scrive il Fatto, la partita è ora nelle mani della giustizia amministrativa. Ma intanto, resta l’amara sensazione che, ancora una volta, la politica italiana rischi di sacrificare la trasparenza sull’altare delle fedeltà personali.

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La vicenda della nomina di Luca Libra all’Orecol, stoppata dal Tar per carenza di requisiti, mette a nudo una contraddizione politica e culturale: tra l’enfasi pubblica su merito e indipendenza e la pratica, percepita, della prossimità fiduciaria. Il punto non è solo chi sieda al vertice dell’organismo anticorruzione, ma la credibilità delle regole che dovrebbero selezionarlo: trasparenti, verificabili, inattaccabili. Finché a prevalere saranno curricula contestati, legami personali e procedure opache, a perdere non è un candidato ma la fiducia dei cittadini nella capacità delle istituzioni di vigilare su se stesse. La decisione del Tar riporta il confronto sul terreno giusto: quello dei requisiti, delle competenze e dell’imparzialità, senza scorciatoie. Se davvero si vuole archiviare l’“amichettismo”, questo è il banco di prova.

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