Arriva la notizia che butta giù la narrazione di Giorgia Meloni – Ecco i veri dati che la smentiscono

C’è un fronte in cui il Governo Meloni può davvero vantare una vittoria. Non è quello delle riforme, né quello dei diritti o della giustizia sociale. È il fronte della guerra ai poveri. La fotografia dell’Istat non lascia spazio a interpretazioni: le disuguaglianze in Italia sono aumentate, il rischio povertà cresce e milioni di famiglie hanno perso qualsiasi forma di sostegno.

Meloni e i suoi ministri – coerentemente con le promesse di “stretta ai sussidi” – hanno colpito i più fragili, tagliando il Reddito di cittadinanza e sostituendolo con un sistema farraginoso e selettivo, che ha ridotto drasticamente la platea dei beneficiari. Il risultato? Una redistribuzione rovesciata, a favore dei redditi medio-alti e a scapito della fascia più povera del Paese.

Addio Reddito, benvenuta esclusione sociale

Dal 1° gennaio 2024, il Reddito di cittadinanza è stato definitivamente archiviato. Al suo posto, l’Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), due misure che escludono sistematicamente chi non rientra in rigidi criteri famigliari, come la presenza di minori, disabili o anziani. Chi è povero e solo, ma “occupabile”, è semplicemente fuori.

Secondo l’Istat, queste riforme hanno causato un peggioramento del reddito disponibile per circa 850mila famiglie. In tre casi su quattro, il sostegno è stato cancellato del tutto. Per molti altri è stato solo ridotto. Solo una minoranza, circa 100mila nuclei, ha tratto un beneficio, legato a specifici casi di disabilità.

Le disuguaglianze aumentano, l’Italia arretra

L’indice Gini – che misura la disuguaglianza – è salito dal 30,25% al 30,40%. Un peggioramento netto, confermato anche dagli standard europei: l’Italia è terzultima nell’UE per equità sociale, peggio fanno solo Bulgaria e Lettonia. La povertà riguarda ormai il 23,1% della popolazione, circa 13,5 milioni di italiani.

I più colpiti sono i giovani, i disoccupati, i lavoratori precari. Ma anche chi lavora a tempo pieno non è immune: i salari reali sono crollati dell’8,7% rispetto al 2008, secondo l’Organizzazione internazionale del Lavoro. In tutto il G20, solo l’Italia è riuscita a perdere potere d’acquisto in modo tanto drastico.

Tasse e sgravi: chi guadagna è chi già ha

Nel frattempo, il Governo ha riformato l’Irpef e tagliato i contributi per i lavoratori dipendenti. Una manovra che, secondo i dati Istat, ha portato benefici soprattutto alle fasce più ricche della popolazione: +866 euro medi per il quinto più benestante, contro +284 euro per il quinto più povero.

In totale, il Governo stima un beneficio per l’80% delle famiglie. Ma attenzione ai numeri: quasi 1,2 milioni di nuclei hanno perso in media 2mila euro annui, una perdita concentrata proprio nella fascia più povera. La redistribuzione si è trasformata in una sottrazione mirata, spacciata per efficienza.

Salari in caduta, produttività al palo

L’Istat e l’Ilo certificano un’altra verità scomoda: l’Italia è il Paese del G20 in cui i salari reali sono diminuiti di più negli ultimi 17 anni. E mentre in Germania o Corea del Sud il potere d’acquisto cresce, da noi si affonda. I lavoratori autonomi hanno perso in media il 17,5% del reddito in termini reali; i dipendenti l’11%.

Nel frattempo, la produttività non decolla. Dal 1999 al 2024, nei Paesi sviluppati è aumentata del 30%. In Italia, è calata del 3%. Un dato che denuncia il fallimento strutturale di un sistema incapace di premiare chi produce, investe, rischia.

L’ammissione di Draghi: “L’austerità ci ha impoverito”

Lo scorso marzo, Mario Draghi ha ammesso in Senato: “Abbiamo tenuto i salari bassi per competere. Ma siamo diventati sempre più poveri”. Una frase che suona come una sentenza anche per l’attuale maggioranza, che ha ereditato quella linea e l’ha portata all’estremo.

Mentre i prezzi salgono e i diritti calano, il governo continua a intestarsi “successi” economici che esistono solo nelle slide. La verità è che i poveri sono più poveri, i ricchi più garantiti, e il ceto medio scivola nel limbo dell’insicurezza cronica.

Leggi anche

Conclusione: patrioti di facciata, austeri per scelta

Meloni, Giorgetti, Salvini: tutti uniti nel raccontare un’Italia che “ce la fa”, “riparte”, “cresce”. Ma le statistiche ufficiali raccontano altro. La povertà strutturale aumenta, le famiglie saltano i pasti, le bollette mangiano i salari. Non c’è traccia di un “piano Paese” per redistribuire ricchezza, investire sul lavoro, proteggere i più deboli.

La vera coerenza del governo Meloni sta qui: la guerra ai poveri è l’unico fronte in cui l’esecutivo ha mantenuto le promesse. E la sta pure vincendo.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini