A Montecitorio esplode un caso politico che intreccia regolamento parlamentare, antifascismo rivendicato dalle opposizioni e la linea della Lega che chiede sanzioni. Al centro c’è lo stop – avvenuto venerdì scorso – a una conferenza stampa sulla “remigrazione” organizzata alla sala stampa della Camera, un’iniziativa che, secondo le ricostruzioni di agenzia, avrebbe ospitato anche esponenti di CasaPound. A bloccarla, una ventina di parlamentari di opposizione che hanno presidiato/occupato pacificamente la sala impedendo lo svolgimento dell’evento. Oggi, dopo lo scontro in Aula, la Presidenza ha avviato una procedura istruttoria: il primo passo formale che può aprire la strada a provvedimenti disciplinari.
E qui nasce la miccia politica: per la Lega è un “fatto gravissimo” da punire; per le opposizioni è stata una legittima difesa delle istituzioni. In mezzo, il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi, che non arretra di un millimetro e rilancia con frasi durissime: “La presidenza convochi quello che vuole… i fascisti non entreranno mai”.
La richiesta della Lega: “Sanzioni, altrimenti diventa un precedente pericoloso”
È il deputato leghista Rossano Sasso ad aprire il fronte in Aula: chiede “che venga fatta luce” su quanto accaduto e sollecita una valutazione di Questori e Ufficio di Presidenza perché – sostiene – nel “tempio della democrazia” sarebbe stato impedito a un parlamentare, il collega Furgiuele, di esercitare le proprie prerogative con una conferenza stampa “regolarmente autorizzata”.
Il punto, nella versione della Lega, non è solo la contestazione politica del tema “remigrazione”, ma la forma: se un gruppo di deputati può impedire fisicamente un’iniziativa autorizzata, si crea un metodo replicabile. E Sasso lo dice esplicitamente: se non sanzionato, diventa un precedente “molto pericoloso”.
La Presidenza avvia l’istruttoria: cosa significa davvero
A quel punto interviene la presidente di turno dell’Aula, Anna Ascani, annunciando che la Presidenza della Camera ha dato indicazioni perché sia disposta la procedura istruttoria su quanto avvenuto.
Tradotto in termini semplici: non è ancora una condanna e non è ancora una sanzione, ma è l’apertura di un percorso formale per ricostruire i fatti, verificare responsabilità e stabilire se ci siano state violazioni del regolamento o delle prassi. È il passaggio che trasforma lo scontro politico in un dossier istituzionale.
Ed è proprio qui che monta l’accusa di “vergogna” e di “punizione”: perché l’istruttoria nasce da una richiesta leghista di sanzioni, e perché coinvolge direttamente i deputati che hanno impedito l’iniziativa – tra cui, politicamente, il bersaglio più visibile è il capogruppo M5S.
Ricciardi non arretra: “Fate pace col cervello… i fascisti qui non entreranno mai”
La risposta di Riccardo Ricciardi è un attacco in piena regola che prova a ribaltare contro la maggioranza lo stesso principio di “complicità” evocato in queste ore nel dibattito sugli scontri di Torino.
Ricciardi sostiene che si stia assistendo all’“arringa” del ministro dell’Interno che avrebbe “condannato” decine di migliaia di persone per presunta connivenza, e denuncia una contraddizione: da una parte si accusano manifestanti e opposizioni, dall’altra si difenderebbe l’iniziativa che voleva portare in Camera una persona “condannata per aggressione alle forze dell’ordine durante una manifestazione”.
Il suo passaggio più esplosivo è questo, pronunciato in Aula e ripreso dalle agenzie:
“Fate pace con il cervello perché ospitando quel personaggio, essendo usciti tutti quanti voi a difesa di quell’iniziativa, siete tutti voi complici di questa roba con il solito principio.”
“La presidenza convochi quello che vuole, qui dentro per quanto ci riguarda i fascisti non entreranno mai.”
E ancora, con tono di sfida istituzionale:
“Confessiamo, ci costituiamo e ribadiamo per il futuro: alla Camera dei deputati i fascisti per noi non entrano.”
È una scelta comunicativa precisa: Ricciardi non cerca mediazioni, non chiede attenuanti, non arretra sul metodo. Anzi, dichiara che se la questione è “ammettere” il presidio, lui lo rivendica e lo ripropone come linea politica per il futuro.
Le opposizioni fanno blocco: “Non occupazione, presidio democratico”
Intorno a Ricciardi, il fronte delle opposizioni prova a chiudere la questione con una definizione comune: non è stata “occupazione”, ma “presidio”. La conferenza, secondo questa versione, sarebbe stata sospesa dal presidente della Camera dopo aver preso atto della situazione “scabrosa” creatasi con la presenza di ospiti ritenuti incompatibili con la dignità delle istituzioni.
In Aula interviene anche il deputato PD Roberto Morassut, che parla esplicitamente di difesa della democrazia e segnala un punto cruciale: se il problema è la legittimità dell’iniziativa, allora l’“autorizzazione” non basta a renderla politicamente neutra, se dentro la Camera si tenta di normalizzare soggetti o ambienti giudicati estremisti o violenti. Morassut, in sostanza, dice: speriamo sia l’ultima volta che qualcuno promuove iniziative del genere “ispirandosi” alla Costituzione.
Altri interventi (AvS, Azione) vanno nella stessa direzione: la Lega – accusano – rovescerebbe la realtà, perché chiede sanzioni contro chi avrebbe impedito l’accesso a persone condannate per violenza verso gli agenti, mentre usa lo scontro pubblico per attaccare le opposizioni.
“Vogliono punire Ricciardi”? Il nodo vero è politico (prima ancora che disciplinare)
La domanda, ora, è inevitabile: Ricciardi rischia davvero sanzioni?
Con l’istruttoria, il rischio esiste in termini procedurali, perché la Presidenza sta formalmente valutando quanto accaduto. Ma non c’è automatismo. In genere, un’istruttoria serve a stabilire:
se l’evento fosse regolarmente autorizzato e con quali condizioni;
se l’azione dei deputati abbia configurato un impedimento incompatibile con le regole interne;
se ci siano elementi che rendono l’accaduto una violazione disciplinare.
Il punto politico, però, è un altro: la Lega tenta di fissare un principio (“nessuno deve impedire iniziative autorizzate”), mentre le opposizioni provano a fissarne uno opposto (“la democrazia si difende impedendo l’ingresso di fascisti e soggetti condannati in spazi istituzionali”). Sono due narrazioni inconciliabili, e l’istruttoria diventa il terreno su cui capire quale delle due prevale nel perimetro della Camera.
Leggi anche

ULTIMO MINUTO – Referendum – Ora arriva la decisione decisiva di Mattarella – Fiato sopseso…
La partita sul referendum della giustizia entra nel suo passaggio più delicato e istituzionale: nelle prossime ore Sergio Mattarella dovrebbe
I VIDEO
Conclusione: uno scontro che non finisce in Aula
Questa vicenda non è un semplice incidente di percorso, ma un segnale di clima. Perché avviene mentre il Parlamento discute di ordine pubblico e sicurezza e mentre la maggioranza chiede “unità” sulle divise. In questo contesto, l’opposizione risponde: unità sì, ma non per normalizzare chi – a loro dire – è incompatibile con la Costituzione. E la Lega risponde: proprio nel “tempio della democrazia” non si può impedire a un parlamentare di parlare, altrimenti la regola diventa la forza.
Ora la palla passa alla Presidenza: l’istruttoria dirà se verrà chiuso tutto con un nulla di fatto o se davvero qualcuno verrà sanzionato. Ma una cosa è già chiara: Ricciardi e le opposizioni hanno scelto la linea dello scontro frontale e la rivendicazione totale. E se l’obiettivo della Lega era farli arretrare, per ora è accaduto l’opposto.


















