Forte ridimensionamento per l’attività di consulenza riconducibile a Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio e figura storica della sinistra italiana. L’ultimo bilancio della società DL & M Advisor fotografa infatti un calo molto netto rispetto all’anno precedente, con ricavi e utili che scendono in maniera consistente dopo il boom registrato nel 2024. Il dato più evidente riguarda il valore della produzione, passato da circa 2,5 milioni di euro a poco più di 685 mila euro nel giro di un solo esercizio.
Un rallentamento importante, che riguarda soprattutto le consulenze internazionali e in particolare quelle provenienti dal Regno Unito, praticamente scomparse nel nuovo bilancio. Anche il mercato italiano registra però una contrazione molto rilevante, contribuendo a ridimensionare in maniera sostanziale il volume d’affari complessivo della società.
Ricavi quasi quattro volte inferiori rispetto al 2024
Secondo i dati riportati, DL & M Advisor aveva chiuso il 2024 con un valore della produzione pari a circa 2,5 milioni di euro. Nel bilancio 2025, invece, i ricavi si fermano a 685.739 euro, segnando una riduzione molto marcata.
Il confronto tra i due esercizi rende immediatamente evidente la portata del cambiamento. Nel giro di dodici mesi, infatti, il giro d’affari della società si è ridotto a poco più di un quarto rispetto all’anno precedente. Non si tratta quindi di una semplice flessione congiunturale, ma di un vero e proprio cambio di passo rispetto ai livelli raggiunti nel 2024.
Il dato assume ancora più rilievo considerando che la società opera nel settore della consulenza e dell’advisory, un ambito nel quale anche pochi incarichi di grande valore possono incidere profondamente sul bilancio complessivo di un esercizio.
Spariscono le consulenze dal Regno Unito
Uno degli elementi principali che spiegano il calo riguarda il venir meno delle consulenze provenienti dall’estero e, in particolare, dal Regno Unito. Nel 2024 proprio il mercato britannico aveva generato oltre 1,22 milioni di euro di ricavi, rappresentando quindi una fetta molto importante del fatturato complessivo.
Nel nuovo esercizio questa voce si sarebbe sostanzialmente azzerata, lasciando un vuoto difficilmente compensabile da altre attività. È proprio questo uno dei fattori che ha inciso maggiormente sulla contrazione dei ricavi.
Il dato suggerisce che il boom del 2024 fosse legato anche alla presenza di incarichi particolarmente remunerativi provenienti dall’estero, mentre nel 2025 la società si è trovata a operare con un portafoglio di attività molto più contenuto.
Anche il mercato italiano arretra
Il rallentamento non riguarda soltanto il fronte internazionale. Anche le consulenze svolte in Italia risultano in forte diminuzione rispetto all’anno precedente.
Nel 2024 il mercato nazionale aveva garantito circa 1,277 milioni di euro, mentre nel 2025 questa componente si sarebbe ridotta di circa la metà. Il ridimensionamento, quindi, è generalizzato e non può essere spiegato soltanto con la scomparsa degli incarichi britannici.
In altre parole, la società ha perso contemporaneamente una parte importante delle entrate provenienti dall’estero e una quota consistente di quelle legate al mercato italiano. La somma dei due fattori ha prodotto il forte arretramento registrato nel bilancio.
Gli utili crollano di oltre l’80%
La contrazione dei ricavi si riflette inevitabilmente anche sul risultato finale. L’utile della società, che nel 2024 aveva raggiunto circa 1,578 milioni di euro, nel 2025 scende a 292.630 euro.
Anche in questo caso la diminuzione è molto significativa, superiore all’80% rispetto all’esercizio precedente. La società resta comunque in utile, ma il risultato economico è ormai molto distante dai livelli raggiunti durante l’anno del boom.
È importante sottolineare che, nonostante la contrazione, il bilancio continua a chiudere in positivo. Questo significa che l’attività rimane redditizia e che la struttura dei costi consente comunque alla società di conservare un margine significativo anche con un fatturato molto più basso.
Una struttura molto snella limita i costi
Uno degli elementi che contribuiscono alla tenuta economica della DL & M Advisor è proprio la sua struttura particolarmente leggera. Secondo quanto riportato, la società avrebbe infatti una sola dipendente assunta a tempo pieno e a tempo indeterminato.
Una organizzazione molto snella significa costi fissi relativamente contenuti, un fattore che permette di assorbire con maggiore facilità una contrazione del fatturato rispetto a società con strutture più complesse e numerosi dipendenti.
La natura dell’attività di consulenza, inoltre, consente di operare con un’organizzazione ridotta, concentrando gran parte del valore dell’impresa sulle competenze professionali, sulle relazioni e sugli incarichi acquisiti.
Il patrimonio netto resta molto consistente
Se ricavi e utili hanno subito una brusca frenata, la situazione patrimoniale continua comunque ad apparire solida. Il patrimonio netto della società ammonterebbe infatti a circa 4,4 milioni di euro, una cifra accumulata soprattutto attraverso i profitti prodotti negli esercizi precedenti.
Questo rappresenta un elemento importante per valutare la salute complessiva dell’impresa. Una società può attraversare un anno di forte contrazione del fatturato senza trovarsi necessariamente in difficoltà, soprattutto quando dispone di riserve patrimoniali rilevanti e mantiene comunque un risultato positivo.
Nel caso di DL & M Advisor, il patrimonio costruito negli anni precedenti rappresenta quindi un importante elemento di stabilità e riduce l’impatto immediato della frenata registrata nel 2025.
Dal boom del 2024 al ridimensionamento del 2025
Il confronto tra i due bilanci mostra quanto possano essere variabili i risultati di una società di consulenza fortemente legata a incarichi specifici. Il 2024 era stato caratterizzato da entrate particolarmente elevate, sia in Italia sia all’estero, e aveva portato la società a superare i 2,5 milioni di euro di valore della produzione.
Nel 2025, con la scomparsa di una parte importante degli incarichi esteri e la riduzione di quelli nazionali, il quadro cambia radicalmente. Il fatturato scende sotto i 700 mila euro, ma la società riesce comunque a mantenere quasi 300 mila euro di utile.
Questo significa che il 2025 rappresenta certamente un anno di forte ridimensionamento, ma non necessariamente una situazione di crisi finanziaria.
Il titolo “non lo vogliono più” e il vero significato dei numeri
Il calo ha inevitabilmente alimentato letture politiche e mediatiche, con titoli che parlano di un D’Alema che sarebbe improvvisamente meno richiesto sul mercato delle consulenze. I dati, però, raccontano soprattutto la forte volatilità di un’attività basata su incarichi professionali di valore elevato.
Il venir meno di uno o due contratti molto importanti può infatti modificare radicalmente il fatturato annuale, senza necessariamente significare la fine dell’attività o la perdita generalizzata di tutti i clienti.
Ciò che è certo è che il 2025 segna una discontinuità molto netta rispetto al 2024 e che il volume d’affari si è ridotto in maniera drastica.
La figura di D’Alema dopo la politica attiva
Massimo D’Alema ha ricoperto alcuni degli incarichi più importanti della Repubblica, dalla presidenza del Consiglio alla guida del ministero degli Esteri, fino a essere per decenni uno dei protagonisti assoluti della sinistra italiana.
Negli anni successivi alla fase più intensa dell’attività politica, D’Alema ha progressivamente spostato il proprio impegno anche verso il mondo delle relazioni internazionali, della consulenza e delle attività imprenditoriali.
DL & M Advisor rappresenta proprio una delle principali strutture attraverso le quali l’ex premier ha sviluppato la propria attività professionale fuori dalla politica parlamentare.
Dalle relazioni internazionali alla consulenza
Il profilo costruito da D’Alema nel corso di decenni di politica nazionale e internazionale rappresenta inevitabilmente uno degli elementi centrali della sua attività di advisory.
Un ex presidente del Consiglio e ministro degli Esteri dispone infatti di una conoscenza profonda delle istituzioni, delle dinamiche geopolitiche e dei mercati internazionali, competenze che possono essere utilizzate in attività di consulenza strategica.
È anche per questa ragione che una quota significativa del fatturato della società era arrivata proprio dall’estero. Il crollo delle entrate britanniche, quindi, pesa in maniera particolarmente forte perché interviene su una componente che nel precedente esercizio aveva rappresentato quasi la metà dei ricavi.
Resta la passione per il vino
Parallelamente alla consulenza, D’Alema continua a dedicarsi anche alla produzione vinicola. L’ex presidente del Consiglio è infatti legato alla società agricola La Madeleine, attraverso la quale produce vino in Umbria.
Si tratta di un’attività molto diversa rispetto alla consulenza internazionale e che negli anni è diventata una delle iniziative imprenditoriali maggiormente associate all’ex leader della sinistra.
Il mondo del vino rappresenta per D’Alema non soltanto un investimento economico, ma anche una passione coltivata da tempo e portata avanti parallelamente alle altre attività professionali.
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Un bilancio che resta positivo nonostante il crollo
La fotografia finale è quindi più articolata rispetto al semplice dato del fatturato. Il crollo rispetto al 2024 è evidente: da 2,5 milioni a 685.739 euro di ricavi e da 1,578 milioni a 292.630 euro di utile rappresentano una frenata molto significativa.
Allo stesso tempo, però, la società continua a produrre profitti, dispone di un patrimonio netto di circa 4,4 milioni di euro e mantiene una struttura operativa estremamente contenuta.
Per questo sarebbe eccessivo parlare automaticamente di difficoltà economica. Il dato certo è piuttosto che l’anno d’oro del 2024 non si è ripetuto e che il 2025 ha segnato un drastico ridimensionamento dell’attività di consulenza riconducibile all’ex premier.
Il vero interrogativo riguarda adesso il futuro: capire se il calo rappresenti un episodio isolato, dovuto alla conclusione di incarichi particolarmente remunerativi, oppure l’inizio di una fase strutturalmente diversa per la società. Saranno i prossimi bilanci a fornire una risposta più chiara.



















