“Il tempo è galantuomo”. Con queste parole, Giuseppe Conte intitola un lungo post su Facebook in cui rivendica i risultati economici ottenuti durante il suo secondo mandato da Presidente del Consiglio. A distanza di anni, dati alla mano, l’ex premier può contare su una sorta di rivincita politica: il Fondo Monetario Internazionale ha infatti riconosciuto che l’Italia, nella reazione alla crisi pandemica, è stata tra i Paesi che ha ottenuto “più crescita reale con meno debito”.
Un dato su tutti: tra il 2020 e il 2023, il rapporto debito/PIL italiano si è ridotto di circa 20 punti percentuali. Un risultato, secondo Conte, che non sarebbe mai stato possibile senza alcune misure chiave adottate durante il governo giallorosso, su tutte il Superbonus edilizio e gli incentivi del programma Transizione 4.0. Iniziative oggi oggetto di critiche e ridimensionamenti, ma che – sottolinea il leader del Movimento 5 Stelle – hanno costituito la vera spinta propulsiva alla ripresa economica.
“Qualche giornale – ma sono pochissimi – è costretto a riconoscere ciò sulla base dei dati del FMI”, scrive Conte, con un evidente tono polemico rivolto a una stampa che definisce “accovacciata” davanti all’attuale esecutivo. “Si riconosce che a premiare l’Italia è stata la scelta di puntare su una crescita fondata sugli investimenti”, continua, evidenziando come quella visione strategica, basata su incentivi mirati e utilizzo intelligente delle risorse europee, sia stata demolita dai governi successivi.
Ma l’attacco più duro è riservato al governo Meloni: “Non ci aspettiamo che la stampa ricordi che questa crescita record non è piovuta dal cielo, ma viene dalle misure dei miei governi e dai 209 miliardi che abbiamo riportato dall’Europa, che Meloni e soci non riescono nemmeno a spendere”.
Conte non dimentica la narrazione, più volte ribadita dalla Premier e dalla sua maggioranza, del presunto “buco di bilancio” lasciato dal Superbonus. “Una menzogna spudorata”, afferma con fermezza, domandandosi provocatoriamente dove sia finito quel disastro economico annunciato. “L’unico vero buco è quello industriale”, aggiunge, puntando il dito contro 25 mesi consecutivi di calo della produzione industriale. “Una voragine causata dai tagli e dall’assenza di investimenti dell’attuale governo”.
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Con queste parole, Giuseppe Conte non si limita a rivendicare una paternità politica su alcune delle misure economiche più impattanti dell’ultimo decennio. Lancia anche una sfida diretta a Giorgia Meloni: quella della credibilità, della capacità di gestire le risorse europee e della visione strategica per il futuro del Paese.
Se, come scrive lui stesso, “il tempo è galantuomo”, allora il giudizio della storia — e dei dati macroeconomici — potrebbe restituirgli il ruolo di protagonista, in un’Italia che oggi sembra arrancare tra propaganda, tagli e crescita stagnante.



















