Arriva la scoperta shock di Sigfrido Ranucci e Report su Giorgia Meloni – INEDITO – VIDEO

Le ultime anteprime pubblicate sui profili social di Report non sono semplici promo di puntata: messe in fila, raccontano un pezzo d’Italia e di mondo che si muove tra poteri economici opachi, ricostruzioni post-belliche, affari di Stato e nuove forme di propaganda online.

Dalla piattaforma di data-analytics Palantir alla rete di contatti tra Giorgia Meloni ed Elon Musk, fino ai soldi italiani per la ricostruzione di Odessa e alla vicenda dei lavoratori di Telecontact, la trasmissione di Rai3 promette di toccare nervi scoperti della politica italiana e internazionale.

Palantir, tecnodestre e democrazia sotto pressione

Il primo tassello riguarda Palantir, la società fondata – tra gli altri – dal miliardario Peter Thiel, già sostenitore di Donald Trump. Report ricorda che Palantir «non è solo un problema americano»: da anni è sbarcata in Europa ed è entrata nelle principali istituzioni di Bruxelles, con contratti legati alla gestione dei dati e alla sicurezza.

L’attenzione non è solo economica. Thiel è considerato un punto di riferimento della cosiddetta “Tecnodestra”, quel mondo della Silicon Valley che teorizza apertamente la necessità di superare – o aggirare – i modelli democratici occidentali. Celebre la sua frase secondo cui «la libertà non è più compatibile con la democrazia».

L’inchiesta di Report si inserisce in un filone più ampio: quello che indaga come alcune big tech possano diventare strumenti di ingegneria sociale e di controllo politico, molto oltre la retorica delle startup “che cambiano il mondo in meglio”. L’uso dei dati, la profilazione su larga scala e i rapporti con governi e apparati di sicurezza sono il cuore del problema: chi controlla questi strumenti? E con quale mandato democratico?

Il nuovo Bambino Gesù all’ex Forlanini: scambi immobiliari e corsa contro il tempo

Un’altra anticipazione riguarda Roma: il progetto di trasferire l’ospedale pediatrico Bambino Gesù all’interno dell’ex Forlanini, il grande complesso ospedaliero chiuso nel 2015.

Tra gli emendamenti al decreto Anticipi ce n’è uno che prevede il passaggio dell’ex Forlanini – oggi di proprietà regionale – allo Stato, in cambio della cessione alla Regione di parte dell’Umberto I per realizzare un “ospedale bis”. L’obiettivo dichiarato è «assicurare il miglioramento dell’offerta ospedaliera e della qualità dei presidi sanitari».

L’operazione consentirebbe all’INAIL di finanziare il restyling del Forlanini, aprendo la strada alla nuova sede del Bambino Gesù. Report ricostruisce non solo gli aspetti tecnici, ma anche i rapporti tra governo italiano e Santa Sede, i tempi dell’operazione e le ricadute urbanistiche su un quadrante già congestionato.

Domande inevitabili: si sta costruendo la migliore soluzione sanitaria possibile o si sta soprattutto blindando un grande affare immobiliare?

Musk, “Welcome to Favelas” e la galassia dell’infotrash politico

Tra le anticipazioni più curiose (e inquietanti) c’è quella su Welcome to Favelas, pagina social nata come contenitore di video “trash” e diventata, secondo Report, un tassello di una più ampia strategia mediatica legata a Elon Musk.

La pagina ha annunciato di aver partecipato a un incontro con emissari del miliardario sul tema dei “media indipendenti”; tra le righe si lascia intendere che potrebbe essere coinvolta in un progetto mediatico più grande, parte della “galassia” che Musk vorrebbe costruire in Europa.

Qui il tema non è solo il gossip digitale: Report si chiede cosa succede quando l’“infotrash” – meme, video virali, clip aggressive – diventa un vero strumento di propaganda politica, capace di orientare umori e risentimenti. Chi decide le linee editoriali? Chi finanzia? E con quali interessi?

Meloni e Musk, il retroscena di un rapporto speciale

Questo filone si intreccia direttamente con un’altra anticipazione: il “retroscena” dell’incontro tra Giorgia Meloni ed Elon Musk. Per la prima volta, racconta Report, l’emissario del tycoon in Italia ricostruisce come è nato il rapporto speciale tra il Presidente del Consiglio e il miliardario americano.

Negli ultimi anni i due si sono visti più volte, tra Bruxelles, Roma e New York. Musk ha appoggiato pubblicamente alcune scelte del governo italiano, soprattutto su migrazioni e libertà di espressione sui social, mentre Meloni punta a portare investimenti hi-tech e spaziali in Italia.

L’inchiesta non si limita a descrivere la “simpatia personale”, ma cerca di capire quanto questo rapporto pesi sulle scelte politiche e industriali italiane e come si inserisca nel più ampio progetto di Musk di costruire una rete di media e piattaforme allineate alla sua visione.

Odessa, i soldi italiani e l’ombra della “Mafia Ucraina”

Un altro capitolo riguarda l’Ucraina, in particolare la città di Odessa. Il servizio “Odessa Connection” ricostruisce come l’Italia si sia candidata a giocare un ruolo di primo piano nella ricostruzione dell’area, convogliando circa 47 milioni di euro di fondi pubblici italiani.

A firmare gli accordi c’è anche l’ex sindaco Gennadiy Trukhanov, figura controversa: da anni indicato da rapporti investigativi italiani come vicino alla cosiddetta “Mafia Ucraina” e più volte finito sotto i riflettori di inchieste internazionali per presunti casi di corruzione.

L’interrogativo di Report è evidente: i fondi italiani per la ricostruzione di Odessa sono adeguatamente monitorati? Gli interlocutori scelti dal governo e dagli enti italiani garantiscono trasparenza, o si rischia di alimentare circuiti opachi in un contesto già fragilissimo?

Italia, UNESCO e la società Stikon nell’occhio dell’anticorruzione

Sempre sul dossier Odessa, un’altra anticipazione riguarda i 500 mila euro che l’Italia ha destinato alla ricostruzione della cattedrale, fondi transitati tramite l’UNESCO e affidati – con procedura diretta – alla società Stikon, grande impresa edilizia della città.

Il problema? Stikon è citata in un’indagine anticorruzione legata a presunti favori edilizi in cambio di immobili e appalti pubblici poco trasparenti. Report mette a fuoco il paradosso: risorse italiane, veicolate da un’agenzia dell’ONU, finiscono a una società nel mirino dei magistrati ucraini, proprio mentre l’Europa promette rigore e legalità nella ricostruzione post-bellica.

Gaza, il piano di Trump e le immagini che non sono di repertorio

Un altro promo, particolarmente forte, avverte: «Queste non sono immagini di repertorio». Report mostra i feriti e i morti degli attacchi israeliani all’indomani della firma del piano di pace di Trump per Gaza, approvato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU a metà novembre.

Mentre molti governi occidentali parlano di “svolta verso la pace”, le immagini sul terreno raccontano una realtà diversa: bombardamenti che proseguono, vittime civili, un territorio devastato. L’inchiesta colloca il piano di Trump – con il suo “Board of Peace” e la forza di stabilizzazione internazionale – dentro una cornice critica, sottolineando i rischi di un progetto che, secondo molti analisti, rischia di cristallizzare rapporti di forza ingiusti più che costruire una pace condivisa.

Telecontact, TIM e i 100 milioni di incentivi bloccati

Sul fronte interno, Report torna su una vicenda che riguarda oltre 1.500 lavoratori: il progetto di TIM e Gruppo Distribuzione di fondere Telecontact Center – società che gestisce i contatti con i clienti – in una nuova realtà (DNA srl) per accedere a 100 milioni di incentivi pubblici destinati alle aziende in crisi.

La particolarità è che Telecontact e Gruppo Distribuzione sono società in attivo, non imprese decotte. Dopo l’inchiesta della trasmissione, i ministri del Lavoro e delle Imprese hanno stoppato l’ipotesi di aiuto di Stato, accogliendo le proteste dei sindacati che parlavano di “operazione di sciacallaggio” ai danni dei dipendenti.

La storia, però, non è chiusa: resta sul tavolo il destino occupazionale dei lavoratori, la sostenibilità industriale del progetto e il tema più generale dell’uso degli incentivi pubblici per operazioni di ingegneria societaria.

Un filo rosso: potere, opacità e responsabilità pubblica

Messe una accanto all’altra, queste anticipazioni compongono un mosaico coerente.

Palantir e Musk raccontano il potere crescente delle piattaforme tecnologiche e dei nuovi media, spesso poco regolati ma capaci di influenzare politica e opinione pubblica.

Odessa, la cattedrale e Stikon mostrano come la ricostruzione post-guerra sia anche terreno di scontro tra interessi economici e standard anticorruzione.

Gaza ricorda che dietro i grandi piani diplomatici restano i corpi delle vittime e la questione, tutt’altro che risolta, del diritto internazionale.

Telecontact e Forlanini mettono a nudo le scelte del governo italiano su lavoro e sanità, tra operazioni immobiliari e gestione degli incentivi.

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I VIDEO:

Le anticipazioni di Report non sono solo teaser per alzare lo share della domenica sera. Indicano quali nodi, secondo il team di Sigfrido Ranucci, saranno decisivi nei prossimi mesi:

la capacità delle democrazie di governare il potere delle big tech e dei nuovi media;

la trasparenza nell’uso dei soldi pubblici, nazionali e internazionali;

il ruolo dell’Italia nei grandi dossier globali, dalla ricostruzione dell’Ucraina alla gestione della guerra a Gaza;

la difesa del lavoro e dei diritti sociali in un’economia che spesso usa la finanza pubblica per operazioni opache.


Se manterranno le promesse delle anteprime, le prossime puntate di Report non offriranno solo “scoop”, ma strumenti per capire come si sta ridisegnando il rapporto fra potere economico, politica e cittadini. Ed è proprio questo, forse, l’aspetto più “shock”: scoprire che molte decisioni che cambiano le nostre vite vengono prese lontano dai riflettori, e che serve un giornalismo d’inchiesta ostinato per riportarle al centro del dibattito pubblico.

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