Sigfrido Ranucci non sembra intenzionato a considerare chiusa la partita con la Rai. Dopo la decisione che lo ha estromesso dalla conduzione di Report, il giornalista annuncia una battaglia giudiziaria e indica apertamente l’obiettivo: individuare le responsabilità che, a suo giudizio, avrebbero portato alla sua rimozione dal programma d’inchiesta.
Intervenendo alla Festa del Fatto Quotidiano a Marina di Pietrasanta, Ranucci ha usato parole nette: “Agirò in giudizio in tutte le sedi, paghi chi ha la responsabilità dei gesti”. E ha aggiunto un passaggio ancora più pesante, sostenendo di avere già in mente “tre uffici” e “i responsabili di questi uffici”, che secondo la sua ricostruzione avrebbero dovuto contribuire a costruire una narrazione capace di giustificare il suo allontanamento da Report.
Non è dunque soltanto una polemica televisiva. Ranucci lascia intendere di voler trasferire lo scontro nelle sedi giudiziarie, mentre continua parallelamente la battaglia per contestare la decisione della Rai.
Ranucci annuncia: “Agirò in giudizio in tutte le sedi”
Il passaggio centrale dell’intervento è quello dedicato alle prossime mosse.
Ranucci non parla genericamente di valutazioni legali, ma annuncia esplicitamente l’intenzione di agire “in tutte le sedi”. Il giornalista vuole che vengano accertate eventuali responsabilità personali e amministrative legate alla gestione del suo caso.
“Paghi chi ha la responsabilità dei gesti”, afferma, trasformando la vicenda da semplice scontro aziendale a una battaglia che potrebbe coinvolgere diversi livelli della Rai.
Resta naturalmente da vedere quali saranno concretamente le iniziative giudiziarie, contro chi verranno indirizzate e quali elementi saranno portati a sostegno delle contestazioni. Ma politicamente e mediaticamente il messaggio è già molto forte: Ranucci non considera la propria rimozione una pagina definitivamente chiusa.
“Ho in mente tre uffici e i loro responsabili”
È soprattutto un secondo passaggio a far salire ulteriormente la tensione.
Ranucci afferma: “Ho in mente tre uffici, i responsabili di questi uffici”.
Non ne indica pubblicamente i nomi nel passaggio riportato, ma sostiene che avrebbero avuto un ruolo nella vicenda che ha preceduto la sua rimozione.
Secondo il giornalista, questi soggetti “dovevano creare una narrazione che giustificasse la mia rimozione”.
È un’accusa che, allo stato, rappresenta la ricostruzione di Ranucci e che dovrà eventualmente essere verificata nelle sedi competenti. Ma è evidente la portata dello scontro: l’ex conduttore di Report non descrive quanto accaduto come una normale scelta editoriale, bensì come il risultato di un processo più ampio che, nella sua versione, avrebbe avuto bisogno di essere sostenuto attraverso una precisa rappresentazione pubblica.
Lo scontro sulla rimozione da Report
Al centro di tutto rimane Report, il programma al quale Ranucci ha legato gran parte della propria carriera e che negli anni è diventato uno dei prodotti più riconoscibili del giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico.
La sua esclusione dalla conduzione ha provocato una durissima controversia dentro e fuori la Rai, coinvolgendo la redazione, i vertici aziendali, il mondo politico e una parte consistente dell’opinione pubblica.
Ranucci ha contestato fin dall’inizio le ragioni della decisione e ha scelto di affidarsi anche ai propri legali.
Ora il tono si alza ulteriormente. Non c’è più soltanto la volontà di discutere il provvedimento che lo riguarda: il giornalista vuole arrivare alle responsabilità che ritiene esserci dietro l’intera operazione.
La battaglia per tornare a Report
Ranucci ha già intrapreso la strada giudiziaria per provare a ottenere il reintegro alla guida della trasmissione. I suoi legali hanno puntato su una procedura d’urgenza davanti al giudice del lavoro, contestando le modalità e le motivazioni della decisione Rai.
La questione è particolarmente rilevante perché la nuova stagione di Report deve partire senza il giornalista che ne è stato per anni il volto principale.
La Rai, nel frattempo, ha lavorato alla nuova organizzazione della trasmissione. Ma la battaglia legale rende il quadro tutt’altro che stabilizzato.
Un eventuale pronunciamento favorevole a Ranucci potrebbe infatti riaprire completamente la partita. Viceversa, un rigetto delle sue richieste lascerebbe comunque aperto il contenzioso ordinario e, alla luce delle ultime dichiarazioni, potrebbero aggiungersi ulteriori iniziative giudiziarie.
L’accusa: “Una narrazione per giustificare la mia rimozione”
La frase utilizzata da Ranucci alla Festa del Fatto è probabilmente quella destinata a provocare le maggiori reazioni.
Parlando di una “narrazione” che sarebbe stata costruita per giustificare la sua rimozione, il giornalista mette in discussione l’intero percorso che ha portato alla decisione.
La tesi di Ranucci è sostanzialmente che prima sia maturata la volontà di allontanarlo e successivamente siano state cercate o costruite argomentazioni utili a rendere quella decisione sostenibile.
È però importante distinguere la sua denuncia dagli elementi già accertati: si tratta della posizione espressa dal giornalista e saranno le eventuali iniziative legali e le risposte della Rai a stabilire quali elementi possano sostenerla.
Il caso Lavitola e la replica di Ranucci: “Mai avuto interessi nei suoi affari”
Durante il suo intervento Ranucci è tornato anche sui rapporti con Valter Lavitola, un altro dei temi che negli ultimi mesi hanno alimentato polemiche attorno alla sua figura.
Anche in questo caso la risposta è stata categorica.
Ranucci ha dichiarato di non avere “assolutamente” mai avuto interessi negli affari dell’imprenditore.
“Mai un euro”, ha sottolineato, respingendo l’idea di qualsiasi coinvolgimento economico.
Il giornalista ha spiegato il rapporto con Lavitola esclusivamente sul piano personale: “Ho fatto tutto esclusivamente in un rapporto di amicizia, in cui ho creduto”.
Una presa di posizione con la quale cerca di separare nettamente il rapporto personale da qualsiasi ipotesi di interesse economico o professionale.
Una vicenda diventata anche politica
La rimozione di Ranucci da Report ha inevitabilmente superato i confini della televisione.
Il caso è entrato nel dibattito politico sul servizio pubblico, sull’autonomia editoriale della Rai e sul rapporto tra informazione e potere.
Le opposizioni hanno duramente criticato la gestione della vicenda, mentre la Rai ha rivendicato le proprie prerogative organizzative ed editoriali.
Ranucci, da parte sua, ha più volte collocato il proprio caso all’interno di una questione più generale riguardante l’indipendenza del giornalismo.
Proprio per questo le nuove dichiarazioni rischiano di produrre un’altra ondata di tensioni attorno a Viale Mazzini.
La Rai davanti a una nuova fase dello scontro
L’annuncio di azioni giudiziarie “in tutte le sedi” apre infatti uno scenario diverso.
Se Ranucci darà seguito alle parole pronunciate a Marina di Pietrasanta, il confronto potrebbe non limitarsi più alla contestazione lavoristica sulla conduzione di Report.
Il riferimento ai “tre uffici” e ai rispettivi responsabili lascia intendere che il giornalista potrebbe voler ricostruire l’intera catena di decisioni che, a suo giudizio, ha portato alla sua estromissione.
Sarà decisivo capire quali atti verranno presentati, quali comportamenti saranno contestati e soprattutto quali prove verranno prodotte.
Report resta il vero centro della battaglia
Nonostante tutto, il punto centrale continua a essere il futuro di Report.
Ranucci non ha nascosto di considerare la conduzione della trasmissione il terreno principale sul quale vuole ottenere giustizia. La battaglia non sembra essere per un nuovo incarico televisivo, ma per contestare la legittimità delle ragioni che hanno determinato la sua uscita dal programma.
Ed è proprio questo a rendere il caso particolarmente difficile da chiudere per la Rai.
La nuova stagione può essere organizzata, i nuovi conduttori possono essere individuati e il palinsesto può andare avanti. Ma fino a quando la controversia giudiziaria resterà aperta, il fantasma di un possibile ritorno di Ranucci continuerà inevitabilmente ad accompagnare Report.
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Ranucci non arretra: la partita con la Rai è appena entrata in una nuova fase
Le parole pronunciate alla Festa del Fatto segnano dunque un nuovo capitolo.
Ranucci non si limita più a difendere il proprio operato o a respingere le contestazioni. Annuncia di voler chiamare in causa chi ritiene responsabile della sua rimozione e promette di farlo attraverso le vie giudiziarie.
“Agirò in giudizio in tutte le sedi”, è la frase che più di tutte fotografa il momento.
E mentre respinge qualsiasi interesse economico nei rapporti con Lavitola — “mai un euro” — apre un nuovo fronte direttamente dentro la Rai parlando di tre uffici che, secondo lui, avrebbero contribuito a creare una narrazione per giustificare la sua estromissione.
La prossima battaglia, dunque, potrebbe giocarsi davanti ai giudici. E il caso Ranucci, anziché chiudersi con la sua uscita da Report, rischia di diventare ancora più ingombrante per la Rai.



















