Arriva l’affondo di Ricciardi a Renzi e Toninelli – Ecco cosa ha detto in diretta – IL VIDEO

Un affondo su due fronti, in pieno stile “radiofonico” ma con un peso politico evidente: Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, interviene a Un Giorno da Pecora (Rai Radio1) e spara contro Matteo Renzi e Danilo Toninelli, aprendo una doppia faglia — esterna e interna — nel dibattito sul futuro del M5s e della possibile alleanza progressista.

Da un lato, Ricciardi detta il perimetro del “campo” a sinistra: Pd, M5s e Avs, senza Italia Viva. Dall’altro, punta il dito contro Toninelli, ancora formalmente dentro gli organismi di garanzia del Movimento, con una frase che suona come un invito esplicito all’uscita: “Se sei in un partito ma non ne condividi nulla te ne dovresti andare”.

Il “campo largo” non piace: “Chiamiamolo campo progressista”

Il primo messaggio è politico e strategico: Ricciardi prende le distanze dalla definizione “campo largo”, che negli ultimi anni è stata usata come etichetta-ombrello per una possibile coalizione anti-destra.

“È un nome che non mi piace”, dice, proponendo alternative: “chiamiamolo campo giusto oppure campo progressista”. Non è solo una questione di parole: è un modo per fissare una linea identitaria, distinguendo un’alleanza “di contenuti” da un’operazione di somma aritmetica tra sigle.

E infatti subito chiarisce chi dovrebbe starci dentro: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.

Il perimetro dell’alleanza: “Pd, M5s e Avs… quelli rimasti leali al Conte 2”

Ricciardi lega il perimetro del “campo progressista” a un criterio politico: non basta dirsi progressisti, bisogna avere una storia comune e una coerenza rispetto a una stagione precisa.

Parla di “quelli rimasti leali al Conte 2”, richiamando l’esperienza del secondo governo Conte come momento fondativo di un asse politico. È una frase che pesa perché, in controluce, identifica i “leali” e implicitamente gli “inaffidabili”: e in questa seconda categoria, Ricciardi colloca senza mezzi termini Matteo Renzi.

L’affondo su Renzi: “Io non lo vorrei. Ha dimostrato che non ci si può fidare”

Qui arriva la frase più dura e più netta: Renzi fuori dall’orizzonte. Ricciardi non usa formule diplomatiche, né apre spiragli tattici: “Renzi? È nel suo campo. Io non lo vorrei”.

Il colpo finale è la motivazione, presentata come definitiva:
“Ha dimostrato in mille occasioni che di lui non ci si può fidare”.

Il senso politico è chiarissimo: per Ricciardi, Renzi non è un alleato scomodo ma gestibile; è un soggetto considerato strutturalmente incompatibile con un progetto comune. Il tema non è solo la “linea politica”, è la fiducia, cioè il prerequisito minimo per una coalizione che voglia reggere nel tempo.

Perché questo attacco pesa: la “fiducia” come criterio di esclusione

Nelle dinamiche coalizionali, dire “non condivido la linea” lascia sempre spazio a mediazioni. Dire “non mi fido” è diverso: significa che, anche trovando un compromesso su alcuni punti, mancherebbe comunque la garanzia che l’accordo regga.

È un tipo di attacco che sposta il confronto dal terreno delle idee a quello della credibilità personale e politica. E nel linguaggio di Ricciardi la sentenza è già scritta: Renzi non va “convinto”, va escluso.

Il tema del leader: “Prematuro. Prima la legge elettorale”

Dopo l’esclusione di Renzi, arriva la domanda inevitabile: se davvero si parla di una coalizione Pd–M5s–Avs, chi sarebbe il candidato premier?

Ricciardi frena: “È iper prematuro parlarne”. Prima, dice, c’è un passaggio fondamentale: “bisogna pensare a fare la legge elettorale”.

Anche qui c’è una logica politica: senza sapere la regola del gioco — proporzionale, maggioritario, premio, coalizioni — discutere di nomi rischia di diventare propaganda e divisione interna. Quindi Ricciardi prova a tenere la discussione sul piano “strutturale”, almeno formalmente.

Lo scontro interno: “Toninelli nel Comitato di garanzia? Se non condivide nulla, se ne dovrebbe andare”

Ma l’intervista non è solo posizionamento esterno. È anche resa dei conti interna.

Ricciardi affronta il tema di Danilo Toninelli, citato come ancora presente nel Comitato di garanzia (e definito in altre ricostruzioni come probiviro). E qui il capogruppo M5s usa parole taglienti:

“Toninelli dovrebbe farsi una domanda e darsi una risposta”

“Se sei in un partito ma non ne condividi nulla te ne dovresti andare”


È un attacco frontale, perché non riguarda un dissenso su un singolo punto, ma mette in discussione la permanenza stessa di Toninelli nel Movimento.

“Organi decaduti, in prorogatio”: la stoccata sulla legittimità interna

A rendere il messaggio ancora più pesante è il passaggio successivo: Ricciardi sostiene che questi organismi siano ormai decaduti e siano in prorogatio.

Tradotto in termini politici: non solo Toninelli non sarebbe coerente con la linea del partito, ma gli stessi organi in cui siede avrebbero una legittimità “tirata”, prolungata, non pienamente rinnovata.

È un doppio colpo:

1. personale (Toninelli e la sua collocazione);


2. organizzativo (lo stato degli organi di garanzia e il tema della tenuta interna).

Cosa ci dice questa uscita: Movimento compatto fuori, ma nervoso dentro

Mettendo insieme i due attacchi, l’uscita di Ricciardi descrive un Movimento che sta tentando di:

definire un perimetro di alleanza (Pd–M5s–Avs),

tagliare fuori Renzi senza ambiguità,

regolare i conti interni con chi viene percepito come non allineato o addirittura estraneo alla linea.


Il messaggio complessivo è: il M5s vuole stare in un campo progressista “selezionato”, ma per farlo deve anche risolvere — o almeno contenere — le frizioni interne.

Leggi anche

VIDEO:

Le frasi di Ricciardi non sono neutre e non sono casuali. Su Renzi il giudizio è definitivo: “non ci si può fidare”, quindi fuori dal campo. Su Toninelli il messaggio è quasi ultimativo: se non condividi la linea, vattene.

È una dichiarazione che fa rumore perché arriva da un capogruppo alla Camera, quindi da una delle voci più “istituzionali” del Movimento. E perché, in un colpo solo, mette un confine verso l’esterno e un confine verso l’interno: alleati sì, ma solo “affidabili”; appartenenza sì, ma solo condivisione reale della linea.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini