A pochi giorni dalle regionali in Campania del 23 e 24 novembre, a Napoli esplode un caso che fa scattare l’allarme “brogli burocratici”. Non si parla – almeno per ora – di schede manomesse o scrutini opachi, ma di qualcosa di più silenzioso e, proprio per questo, più insidioso: le regole per il rilascio dei duplicati delle tessere elettorali.
Una circolare del Comune, datata 3 novembre, ha stabilito che il duplicato della tessera può essere ritirato solo dall’elettore o da un familiare convivente. Una stretta che, nella pratica, mette fuori gioco chi vive da solo, in particolare anziani e persone con disabilità, e non può recarsi di persona agli sportelli. Da qui proteste, accuse di violazione della Costituzione e perfino una denuncia ai carabinieri.
Il caso simbolo: la settantenne disabile che “non può votare”
L’episodio che ha fatto deflagrare il caso arriva dalla II Municipalità, zona piazza Dante. Una donna di circa 70 anni, con gravi problemi respiratori e impossibilitata a muoversi, delega il consigliere municipale Enrico Platone ad andare all’ufficio anagrafe a ritirare il duplicato della tessera elettorale.
Platone si presenta allo sportello con delega firmata e copia del documento della signora. Tutto in regola, almeno secondo la prassi usata per anni dagli uffici. Ma l’impiegato controlla la documentazione, verifica che il consigliere non sia un familiare convivente e blocca la procedura: niente tessera, niente voto.
Rinviato alla direzione, Platone si sente confermare il diniego: la nuova indicazione dell’Ufficio Elettorato Centrale parla chiaro, solo conviventi. La conseguenza, però, è drammatica: la signora, che vive sola, non può delegare nessuno e si vede di fatto esclusa dalle urne.
Da qui la denuncia ai carabinieri per negazione del diritto di voto. Una vicenda che, al di là del singolo caso, mette a nudo il cortocircuito tra burocrazia e diritti fondamentali: per ritirare una carta d’identità si può delegare chiunque, per una tessera elettorale no.
La circolare del 3 novembre: la stretta sulle deleghe
All’origine del caos c’è una circolare dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Napoli, inviata il 3 novembre a tutte le Municipalità, gli sportelli decentrati che si occupano anche dei duplicati delle tessere elettorali in caso di smarrimento o esaurimento degli spazi.
Per anni, raccontano dagli uffici, è stato possibile ritirare la tessera o il duplicato anche tramite delegati non conviventi, purché muniti di delega e documento. Un’interpretazione ampia, dettata anche dal buon senso: consentire a chi ha problemi di salute o a chi è anziano di farsi aiutare da un vicino di casa, un amico, un volontario.
La circolare di novembre, però, cambia registro. Al punto 2 precisa che il duplicato della tessera può essere richiesto delegando unicamente un “familiare convivente”. Un inciso che sembra tecnico, ma che in una città con migliaia di persone sole diventa un ostacolo concreto al voto.
Non a caso, episodi simili a quello della settantenne della II Municipalità vengono segnalati in altri quartieri. Negli uffici anagrafici si moltiplicano i casi di cittadini respinti perché il delegato non risulta convivente. E con le elezioni alle porte, il sospetto – e la parola “brogli” – inizia a circolare.
Il Comune corregge il tiro (a metà)
Di fronte alle proteste e alla denuncia, l’amministrazione comunale tenta di ricucire. Il 18 novembre viene diffusa una nuova circolare di “precisazione” sull’identificazione degli elettori e sul rilascio delle tessere.
Il messaggio ufficiale è che, in realtà, non sarebbe cambiato nulla: secondo il Comune, la limitazione ai conviventi sarebbe “da sempre” l’orientamento degli uffici, e la circolare del 3 novembre non avrebbe introdotto novità sostanziali. A supporto di questa tesi viene richiamata una nota del 21 maggio 2016 del Vicesegretario generale, redatta in occasione delle elezioni amministrative di quell’anno.
In quel documento si prevedeva il rilascio della tessera o del duplicato non solo all’interessato, ma anche a un “familiare convivente” o a persone conviventi risultanti tali dagli accertamenti effettuati in tempo reale. La nuova circolare cita inoltre le prassi di città come Roma, Milano, Bari e Palermo, dove i duplicati verrebbero consegnati solo all’elettore o a un familiare convivente delegato.
Ma nel testo emerge anche un elemento che complica il quadro: la Prefettura di Napoli, nel 2024, avrebbe ammesso in via informale la possibilità di delegare pure familiari non conviventi, salvo poi orientarsi verso una progressiva restrizione.
Risultato: un groviglio di indicazioni, interpretazioni e “orientamenti” che, invece di chiarire, rischia di alimentare ulteriormente la confusione.
Discrezionalità alle Municipalità: un diritto fondamentale affidato alle “valutazioni”
La frase più controversa della circolare del 18 novembre è probabilmente quella che chiude il documento. L’Anagrafe, infatti, scarica di fatto l’ultima parola sulle Direzioni delle Municipalità: saranno loro, “valutando di volta in volta i casi limite”, a decidere se applicare o meno la linea restrittiva.
Tradotto: due cittadini nella stessa condizione potrebbero ricevere risposte diverse a seconda dell’ufficio in cui si presentano. In un quartiere il delegato potrebbe ottenere la tessera, in un altro trovarsi davanti a un no secco.
Per un servizio qualunque sarebbe già grave. Ma qui si parla dell’accesso al voto, diritto che la Costituzione tutela come universale, personale e uguale per tutti. Che questo diritto possa dipendere dalla “sensibilità” del singolo dirigente o dall’interpretazione di un funzionario apre scenari esplosivi, soprattutto in una consultazione regionale che si annuncia combattuta.
È in questo spazio grigio che attecchisce l’allarme brogli: non nel senso classico di frode organizzata, ma nel rischio di una esclusione selettiva – magari involontaria, ma non per questo meno pesante – di fasce fragili dell’elettorato.
Il nodo politico: partecipazione o ostacoli al voto?
Al di là del tecnicismo sulle deleghe, la vicenda di Napoli solleva una questione politica di fondo: uno Stato e un’amministrazione che dichiarano di voler combattere l’astensionismo possono permettersi regole che complicano la vita proprio a chi ha più difficoltà a recarsi agli sportelli?
Gli anziani soli, le persone con disabilità, chi non ha una rete familiare convivente rischiano di essere i primi esclusi. E la sensazione, per chi si vede respingere un delegato di fiducia, è di una cittadinanza di serie B.
La storia recente dimostra che quando le procedure per votare diventano macchinose, chi è più fragile rinuncia. Non servono manovre oscure ai seggi: basta una circolare poco meditata, applicata con eccesso di zelo, perché il confine tra “ordine amministrativo” e compressione di un diritto costituzionale si faccia sottilissimo.
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Conclusione: l’allarme da spegnere prima delle urne
Il caso della tessera negata alla settantenne disabile è già un campanello d’allarme. Se non arriveranno indicazioni chiare e univoche, il rischio è che domenica e lunedì qualcuno resti escluso dal voto non per scelta, ma per un cavillo.
L’ultima circolare del Comune prova a introdurre una flessibilità sui “casi limite”, ma lascia troppo spazio alla discrezionalità delle singole direzioni. In un contesto di grande sfiducia verso le istituzioni e di tensione politica attorno alle regionali, è il terreno ideale perché ogni episodio venga letto come prova di “brogli” o manipolazioni del voto.
Se davvero si vuole evitare che l’allarme cresca, la soluzione è una sola: regole semplici, uguali per tutti, applicate in modo trasparente e con un principio di base non negoziabile – nessuna burocrazia può prevalere sul diritto di ogni cittadino a entrare in cabina elettorale.



















