Arriva l’annuncio importante del Presidente 5 stelle Giuseppe Conte – Ecco il video

Il confronto politico tra Giuseppe Conte e il governo guidato da Giorgia Meloni entra in una fase sempre più esplicita e strutturata. Dal palco della campagna per il No al referendum costituzionale sulla giustizia, il leader del Movimento 5 Stelle ha messo insieme una critica complessiva che va ben oltre il singolo provvedimento: politica estera, assetti istituzionali, equilibrio dei poteri e responsabilità politiche diventano tasselli di un unico quadro.

Un quadro che, nella lettura di Conte, affonda le sue radici nella stagione del governo Draghi e arriva fino alle scelte dell’attuale esecutivo, passando per il consenso che ha portato Meloni a Palazzo Chigi.

Il diritto internazionale e la “legge del più forte”

Secondo Conte, la linea assunta dal governo italiano sul piano internazionale rappresenta una frattura profonda con i principi del diritto internazionale. L’ex premier ha citato esplicitamente gli Stati Uniti di Donald Trump, facendo riferimento al blitz della Delta Force americana e alla posizione assunta dall’Italia, che ha definito quell’azione “difensiva e legittima”.

Per Conte si tratta di un passaggio gravissimo: «Siamo arrivati al rovesciamento del diritto internazionale», ha affermato, parlando di un sistema che non esiste più, sostituito dalla legge del più forte. Una visione nella quale il diritto finisce per coincidere con il senso morale del presidente della più grande potenza economica e militare del pianeta, come riconosciuto persino da autorevoli testate internazionali.

In questo scenario, l’Italia – sostiene Conte – si sarebbe isolata rispetto ad altri leader mondiali, rinunciando a una postura autonoma e coerente con i principi che storicamente hanno guidato la sua politica estera.

Continuità con Draghi e promesse di discontinuità

Il tema della continuità è centrale nel ragionamento dell’ex presidente del Consiglio. Meloni, ricorda Conte, ha vinto le elezioni anche perché è stata l’unica forza politica rimasta all’opposizione del cosiddetto “governo dei migliori”. Una scelta che le ha consentito di intercettare il malcontento di un elettorato stanco di un’ammucchiata politica percepita come distante dalla vita reale delle persone.

Eppure, sul piano internazionale, molte delle scelte del governo Meloni si collocano in piena continuità con l’esecutivo guidato da Mario Draghi. Una continuità che, secondo Conte, smentisce le promesse di sovranismo, autonomia e indipendenza delle scelte con cui la leader di Fratelli d’Italia ha raccolto un consenso ampio e legittimo.

La riforma della giustizia e l’equilibrio dei poteri

Il cuore dell’intervento di Conte resta però la riforma costituzionale della giustizia. Una riforma che, a suo giudizio, non risponde ai bisogni dei cittadini ma si inserisce in un disegno politico preciso: scardinare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

L’argomento della separazione delle carriere viene definito superfluo. I passaggi tra magistratura requirente e giudicante, ricorda Conte, sono appena lo 0,3% e non incidono in alcun modo sulla vita quotidiana delle persone. Il vero obiettivo sarebbe un altro: restituire un primato assoluto alla politica, riducendo o neutralizzando i contropoteri.

In questo contesto, Conte richiama le parole della presidente del Consiglio, secondo cui governo e magistratura dovrebbero “lavorare nella stessa direzione”. Una frase che, a suo dire, «fa accapponare la pelle», perché implica la sottomissione del potere giudiziario a quello politico.

“Il potere sottomesso al potere”

L’ex premier chiarisce il punto con un esempio concreto: se un domani una segnalazione delle forze di polizia non dovesse più essere valutata in autonomia da un giudice, ma semplicemente recepita in base a una linea politica, allora il contropotere verrebbe cancellato. «Questo significa potere sottomesso al potere», afferma Conte, denunciando un’idea di Stato in cui i controlli vengono percepiti come ostacoli da eliminare.

La riforma, secondo il leader del M5S, si accompagna a un depotenziamento dei reati contro i politici, delle intercettazioni e della custodia cautelare. Tutti segnali che indicano un ritorno a una logica di casta, nella quale una parte della classe dirigente mira ad avere le mani libere per agire senza rispondere a nessuno.

Il ritorno della casta e la legge uguale per tutti

Da qui l’accusa più dura: la riforma della giustizia rappresenterebbe il ritorno della casta degli intoccabili, dei politici, dei colletti bianchi e degli imprenditori amici del potere. In questo schema, i cittadini comuni rischiano di diventare tutti di serie B, mentre ai privilegiati verrebbe garantita una sostanziale immunità di fatto.

Conte rivendica invece un principio semplice e non negoziabile: la legge deve essere uguale per tutti. È su questo terreno che il Movimento 5 Stelle intende giocare la battaglia referendaria, chiamando in causa la società civile e denunciando quella che considera una deriva pericolosa per la democrazia costituzionale.

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Nel suo ragionamento complessivo, Conte torna infine al nodo politico centrale: il consenso ottenuto da Meloni. Un consenso che nasce anche dal fallimento del governo Draghi e dalla promessa di discontinuità su temi come immigrazione, sicurezza, sovranità e autonomia decisionale.

Secondo l’ex premier, l’opposizione dovrebbe concentrarsi meno sulle polemiche identitarie e più sul confronto tra quelle promesse e la realtà delle scelte compiute. È lì, sostiene, che si misura la credibilità di un governo e la solidità del suo progetto politico.

La sfida, dunque, non è solo sul referendum o sulla giustizia, ma su un’idea complessiva di Stato, di democrazia e di ruolo dell’Italia nel mondo. Un confronto destinato a segnare a lungo il dibattito politico dei prossimi mesi.

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