La visita di Stato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella negli Emirati Arabi Uniti, in programma dal 27 al 29 gennaio, viene letta in ambienti diplomatici come il passaggio che “chiude” la fase di riavvicinamento tra Roma e Abu Dhabi dopo lo strappo del 2019, quando i rapporti toccarono il punto più basso a causa dello stop alle licenze per l’export di armi legato al conflitto in Yemen.
Secondo le stesse fonti, si tratta di una missione che suggella un rapporto ormai stabilizzato, ma soprattutto certifica una scelta geopolitica più ampia: per il governo italiano gli Emirati sono diventati un hub strategico della proiezione italiana nel Golfo, non più solo un partner commerciale.
Da Abu Dhabi a Dubai: la doppia tappa tra politica e affari
Il programma prevede l’arrivo del Capo dello Stato martedì sera ad Abu Dhabi, con una prima parte dedicata ai colloqui politici. Successivamente Mattarella si sposterà a Dubai, dove la missione assumerà un taglio più economico, concentrandosi sulle relazioni commerciali e sugli investimenti.
La svolta non è solo economica: entra in campo la sicurezza
Il cuore politico della missione sta nel messaggio che l’Italia intende formalizzare: con gli Emirati non si parla più soltanto di business, ma anche di sicurezza e cooperazione strategica.
A dare “corpo” a questa impostazione c’è lo sdoganamento, da parte del governo (con approvazione parlamentare ancora mancante), dell’Accordo di cooperazione nel settore della Difesa. Non viene presentato come un atto formale, ma come la formalizzazione di una scelta politica: rafforzare la relazione su un livello più profondo, basato su fiducia reciproca e sintonia.
L’intesa prevede infatti scambi di delegazioni, formazione militare, esercitazioni congiunte, oltre a capitoli su cooperazione industriale, ricerca scientifica, trasferimento tecnologico e supporto logistico. Un cambio di passo che segna la volontà di consolidare il rapporto anche sui dossier più sensibili.
Quasi 10 miliardi di interscambio e export italiano in crescita
Sul fronte economico, i numeri fotografano una relazione in espansione: nel 2024 e 2025 l’interscambio bilaterale ha sfiorato i 10 miliardi di euro, mentre l’export italiano risulta in crescita di quasi il 20% su base annua.
Gli Emirati, inoltre, avrebbero impegnato circa 40 miliardi di dollari in investimenti di lungo periodo in Italia, indirizzati soprattutto verso cinque filiere considerate strategiche:
transizione energetica
intelligenza artificiale
manifattura avanzata e industria 4.0
minerali critici, semiconduttori e catene di approvvigionamento
infrastrutture, logistica e connettività mediterranea
In questa cornice, la visita presidenziale diventa anche un tassello per rafforzare l’idea di un’Italia capace di giocare un ruolo di collegamento tra mercati: dall’Europa all’Africa, passando per il Golfo.
Perché gli Emirati attraggono (anche gli italiani)
Nel quadro delineato, Abu Dhabi e Dubai vengono descritti come un contesto altamente competitivo: processi di licenza rapidi, burocrazia semplificata, fiscalità prevedibile e stabilità di governo. Elementi che aiutano a spiegare la crescente attrattività del Paese anche per chi decide di trasferire lì la propria residenza.
Un rapporto che si muove dentro gli equilibri regionali
Il rafforzamento dei legami passa anche dalla cornice geopolitica: secondo la ricostruzione, gli Emirati hanno aumentato e rinnovato la loro proiezione esterna, con l’Iran percepito come principale minaccia, ma con un ruolo rilevante anche nei teatri di Sudan e Yemen. In questo scenario viene ricordata anche la firma degli Accordi di Abramo (2020), che ha normalizzato i rapporti con Israele e contribuito a rassicurare investitori e partner occidentali.
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La visita di Mattarella negli Emirati non si limita a un’agenda di incontri: viene presentata come il sigillo di una nuova fase, in cui il rapporto tra Italia ed Emirati si muove su due binari intrecciati — economia e sicurezza — e consolida l’idea del Golfo come nodo strategico della presenza italiana nella regione. Un riavvicinamento che, nelle intenzioni, punta a trasformare la cooperazione in una piattaforma stabile: commerciale, tecnologica, logistica e geopolitica.


















